Wagner, che qui compose la sua “Tetralogia”, lo definì il terrazzo sul mondo. Stiamo parlando di Ravello (Sa), tra i luoghi più belli del Creato, posto nella parte alta della Costiera amalfitana. Turismo di élite o comunque certamente non di massa, non fosse altro per la sua offerta ricettiva che, al netto di pochi e minuscoli B&B, è costituita in prevalenza da alberghi di elevato standing. Tra costoro, spicca per armonia di lusso non ostentato ed atmosfera di casa l’Hotel Graal, una realtà familiare a gestione ininterrotta da ben 60 anni. Lo scorso aprile, la signora Anna Fraulo (fondatrice e titolare) è venuta a mancare e la conduzione della struttura è passata alla figlia Barbara Vuilleumier, che già da alcuni anni aveva solertemente affiancato la madre.

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Una delle piazzetta di Ravello (Sa)

L'Hotel Graal e gli arredi firmati dall'architetto Filippo Alison

L'hotel è stato in parte arredato dal compianto architetto napoletano Filippo Alison, figura di spicco dell'architettura non solo italiana. I pezzi di arredo del ristorante, di cui diremo, del bar, della reception e di alcune camere sono stati ideati direttamente sul posto e realizzati a mano. Insomma, sono davvero dei pezzi unici. E lo stesso dicasi di alcune mattonelle delle stanze del primo piano (ideate, disegnate da Alison e realizzate da maestranze locali). Addirittura, anche le stoviglie della colazione sono state ideate da Alison.

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Una delle camere dell'Hotel Graal

In occasione dei 60 anni di attività, Barbara ha voluto imprimere una svolta incisiva alla componente ristorazione, elevando ulteriormente la qualità del ristorante interno alla struttura, “Al Ristoro del Moro”, aperto anche ad ospiti esterni. Ora la cucina è palesemente mediterranea (la costa cilentana è dirimpettaia), fondata sulla minuziosa ricerca della materia prima di qualità, di provenienza prevalentemente (per non dire tutta) campana.

Al Ristoro del Moro, la cucina mediterranea dello chef Francesco De Riso

E allora, i latticini e i formaggi sono del Caseificio Aurora di Sant’Egidio del Monte Albino, gli ortaggi provengono da Montoro, le verdure, sorta di km zero letterale, provengono dall'orto di proprietà. Ragguardevole attenzione anche agli oli, anch’essi in prevalenza campani. La brigata di cucina è valorosamente condotta dal giovane chef campano (non ancora trentenne) Francesco De Riso, la cui idea di cucina, ben lontana da effimeri hype, si basa sulla sostanza e sulla concretezza.

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Uno dei tavoli del ristorante Ristoro del Moro

Pochi tocchi, grande materia prima, omaggio alle proprie origini napoletane e però, saggiamente, anche fertile apertura ad intriganti contaminazioni mediterranee. La definiremmo una cucina no frills (senza fronzoli). Una notazione: tutti i componenti della brigata di cucina sono campani. Il pastry chef è l’irpino Sasha De Vito. A seguire, narrazione breve di cena memorabile, tavolo sul terrazzo, in serata di inizio ottobre.

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I tavoli sul terrazzo del ristorante Ristoro del Moro

La cena: dalle alici di Cetara alla pasta mista della tradizione campana al tiramisù

Quanto ci imbarazza la scelta dell’antipasto: le proposte sono cinque e l’imbarazzo ci assale. Si opta per pan brioche e alici. Il pan brioche, con suggestivo inserimento del limone, è fatto in casa, le alici (e come potrebbe essere altrimenti) sono di Cetara, a comporre il piatto, stracciatella di Jersey e maionese di mare. Tormento (averceli, sempre e solo, tormenti così) analogo a quello dell’antipasto si presenta per la scelta del primo. Lo si affronta con stoica determinazione e si addiviene alla decisione: “Il segreto della nonna”, piatto squisito che palesa sia la bontà del guizzo creativo dello chef, sia la sua robusta tecnica in cucina. La pasta è quella mista, tipica della tradizione campana, denominata in simpatica forma dialettale “mischia francesca”. Lo chef la risotta con calamari, patate, olio evo da oliva monocultivar Itrana e pecorino dei Monti Lattari. Dichiarazione impegnativa: già da solo, questo piatto varrebbe il viaggio e la sosta a cena.

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“Il risotto Mare&Orto”

Nel mentre, impeccabile il servizio di sommellerie, ci viene versato in appropriato calice, alla corretta temperatura, “Domaine de la Pépière - Muscadet de Sèvre et Maine”, ottenuto da sole uve Melon de Bourgogne, fatto nella Valle della Loira. Abbinamento pressoché perfetto anche in funzione di un graditissimo “assaggio” di ulteriore primo. Giunge in tavola “Il risotto Mare&Orto”: riso Acquerello, gamberi rossi crudi marinati alle erbe aromatiche del loro orto, burrata, gel di limone, nocciole salate e bisque di crostacei. La nostra opinione sullo chef qui si consolida: c’è tanta competenza, c’è tanta passione e c’è, valore aggiunto non da poco, talento vistoso nel coniugare tecnica e creatività!

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“Il tiramisù in lingotto”

È il primo giorno di ottobre, non dimentichiamo perciò che l’estate è alle nostre spalle (ma anche davanti a noi, posta una dolce attesa di appena nove mesi) ed un po’ di nostalgia ci sta. E allora, il secondo non può non essere “Nostalgia d’estate”: calamaro saltato, vellutata di patate, olio al prezzemolo. Ci si avvia a compimento di sì sontuosa cena ponendoci alla scelta del dessert. Semplicemente squisito “Il tiramisù in lingotto”, proprio bravo il pastry chef Sasha De Vito. I suoi dolci, tranquilli, li ritroviamo domattina a colazione.

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Il risveglio al Graal e il saluto a Ravello

L’albergo dispone anche di piscina con pool bar. Notte buona. Prima colazione in linea con l’elevato standing della struttura. E poi si va via da Ravello, perché, ahinoi, il momento di dovere andare via sempre arriva. E però, anche grazie all’ospitalità del Graal e alla cena “Al Ristoro del Moro”, è Ravello che mai più andrà via da noi.

Via della Repubblica 8 84010 Ravello (SA) Italia