Ci sono vini che raccontano bene il luogo da cui provengono e altri per i quali quel luogo diventa quasi impossibile da separare da ciò che arriva nel bicchiere. L’Aglianico del Vulture Doc appartiene, senza dubbio, a quest’ultima definizione. Nasce nel nord della Basilicata, attorno a un antico vulcano spento che ha lasciato la propria impronta nei terreni e, ancora oggi, dà il nome a un territorio fatto di vigneti, boschi, paesi e strade che salgono e scendono seguendo il profilo delle colline. È proprio seguendo la geografia di questo vino che si può costruire un piccolo viaggio in auto attraverso Melfi, Venosa e Acerenza, tre borghi nel Potentino molto diversi che ricadono nel suo areale di produzione.

L’Aglianico e quella terra disegnata dal vulcano

Prima di mettersi in strada, però, conviene capire dove ci troviamo. Il Vulture occupa la parte settentrionale della Basilicata e prende il nome dal massiccio vulcanico che raggiunge i 1.326 metri. Il vulcano è spento da tempo, ma la sua presenza continua a farsi sentire nelle forme del paesaggio, nella fertilità dei terreni e in una vegetazione che rende questa zona decisamente diversa dall’immagine più arida che spesso si associa al Sud. Ci sono boschi, sorgenti e campagne coltivate, oltre ai laghi di Monticchio, che occupano due antichi crateri. E poi, naturalmente, ci sono i vigneti: il terreno di origine vulcanica è uno degli elementi che hanno accompagnato lo sviluppo agricolo del Vulture e ne caratterizzano ancora oggi il paesaggio.

Grappoli di Aglianico nei vigneti del Vulture, in Basilicata
Grappoli di Aglianico nei vigneti del Vulture, in Basilicata

Ed è qui che entra in scena l’Aglianico del Vulture Doc, denominazione riconosciuta nel 1971 e legata a uno dei vitigni simbolo dell’Italia meridionale. L’Aglianico ha tempi lunghi: germoglia presto e arriva tardi alla maturazione, tanto che la vendemmia può spingersi ben dentro l’autunno.

Aglianico
Due calici di Aglianico del Vulture Doc

Nel Vulture trova terreni collinari e quote differenti, con vigneti che il disciplinare ammette dai 200 ai 700 metri. La tipologia più conosciuta è il rosso fermo, strutturato, tannico e sostenuto da una buona acidità, con profumi di frutta rossa e spezie che con l’evoluzione possono lasciare spazio a note più complesse e terziarie. La Doc comprende però anche l’Aglianico del Vulture Spumante, che interpreta lo stesso vitigno attraverso una diversa tipologia.

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Una cantina da visitare

Aglianico
I vigneti di Cantina di Venosa

Una delle realtà più rappresentative è Cantina di Venosa, cooperativa nata nel 1957 da 27 soci e arrivata oggi a riunire oltre 350 viticoltori e 800 ettari di vigneti, dedicati soprattutto all’Aglianico del Vulture. La cantina organizza anche degustazioni guidate e visite, occasioni per conoscere più da vicino vini, ambienti di produzione e territorio; sul sito è inoltre possibile esplorare in 3D la cantina, i vigneti e i paesaggi vulcanici. Tra fine 2026 e inizio 2027 è prevista l’apertura di una nuova ala di circa 1.100 metri quadrati su due livelli, interamente dedicata all’accoglienza enoturistica: comprenderà una sala meeting, 150 metri quadrati destinati alle degustazioni, una piccola cucina e una terrazza di circa 400 metri quadrati.

Via Appia 86 85029 Venosa (PZ) Italia

Melfi, dove il viaggio incontra Federico II

Conosciuto più da vicino il vino che farà da filo conduttore, si può finalmente mettersi in viaggio e cominciare da Melfi, all’estremità settentrionale della regione e nel cuore del Vulture. Avvicinandosi alla città, il primo riferimento è difficile da sbagliare: il castello normanno-svevo domina ancora l’abitato dall’alto e anticipa il periodo storico che più di ogni altro ha lasciato il segno da queste parti. Furono i Normanni a costruirlo, poi arrivò Federico II, che lo ampliò e frequentò queste terre anche per le battute di caccia nelle foreste circostanti. Proprio a Melfi, nel 1231, l’imperatore promulgò le Constitutiones Augustales, uno dei grandi corpi legislativi del Medioevo. Oggi nelle sale del maniero si trova il Museo archeologico nazionale del melfese Massimo Pallottino, con reperti provenienti dal territorio.

Aglianico
Vista sul borgo di Melfi

Dal castello, però, vale la pena proseguire a piedi. Il nucleo antico conserva il suo impianto medievale ed è ancora avvolto dalla lunga cinta muraria, anche se degli antichi accessi è sopravvissuta soprattutto Porta Venosina. Poco più avanti si incontra la Cattedrale di Santa Maria Assunta, ricostruita più volte dopo i terremoti che hanno colpito la città, mentre fuori dal centro si nasconde forse la sorpresa più curiosa: le chiese rupestri di Santa Margherita e Santa Lucia, entrambe duecentesche e scavate nel tufo. Dentro Santa Margherita sopravvive un importante ciclo di affreschi medievali, compreso il Monito dei morti.

Dove dormire a Melfi

Aglianico
Una delle camere dell'Hotel Due Pini

Per fermarsi a Melfi, l’Hotel Due Pini è una soluzione pratica soprattutto per chi arriva in auto e vuole restare vicino al centro. È un quattro stelle con camere spaziose, parcheggio e garage privato, bar e ristorante interno. La posizione consente inoltre di raggiungere facilmente sia il nucleo storico sia le principali vie di collegamento verso le altre tappe del Vulture.

Largo Stazione 85025 Melfi (PZ) Italia

Dove mangiare a Melfi

Aglianico
La sala del ristorante La Villa

Per una sosta gourmet, poco fuori dal centro di Melfi c’è La Villa, agriturismo di famiglia nato nel 1999 sulle colline del Vulture. Vito Sonnessa guida la cucina, mentre Gabriele cura sala e cantina, con una proposta che parte dalla tradizione lucana e melfitana per rileggerla in chiave contemporanea, seguendo stagionalità e materie prime, in parte provenienti dalla stessa azienda agricola.

Contrada Cavallerizza 85025 Melfi (PZ) Italia

Venosa, dai Romani a Orazio passando per un’abbazia mai finita

Lasciata Melfi, arriviamo a Venosa, dove il viaggio cambia completamente epoca. Prima dei Normanni e degli Svevi c’erano infatti i Romani: l’antica Venusia divenne colonia latina nel 291 a.C. e la sua posizione lungo la Via Appia ne favorì lo sviluppo. Una parte di quella città riaffiora ancora nel Parco archeologico, poco fuori dal centro, dove le testimonianze romane convivono con quelle delle epoche successive. Accanto si trova il complesso della Santissima Trinità, legato agli Altavilla, ma soprattutto quella che è diventata una delle immagini più riconoscibili di Venosa: l’Incompiuta, la grande chiesa avviata tra la fine dell’XI e l’inizio del XII secolo e mai terminata, dove pilastri e mura si alzano ancora oggi senza che sopra di loro sia mai arrivato un tetto.

Il Castello Pirro del Balzo visto dall'alto
Il Castello Pirro del Balzo visto dall'alto

Poi c’è Orazio. Il poeta nacque qui nel 65 a.C. e Venosa continua a ricordarlo attraverso la statua, i luoghi che ne portano il nome e quella che la tradizione indica come la sua casa. Eppure sarebbe un peccato ridurre la città al suo cittadino più famoso. Nel centro si incontra il Castello Pirro del Balzo, costruito nel Quattrocento e oggi sede del Museo archeologico nazionale Mario Torelli; lungo le vie del borgo compaiono poi la Cattedrale di Sant’Andrea, palazzi, fontane e frammenti antichi riutilizzati negli edifici. Poco fuori si trovano inoltre le catacombe ebraiche e cristiane, testimonianza della presenza di comunità religiose diverse nella Venosa tardoantica: il sito, però, è attualmente chiuso al pubblico per interventi di restauro, messa in sicurezza e valorizzazione.

Dove dormire a Venosa

La hall dell'Hotel Orazio
La hall dell'Hotel Orazio

E proprio Orazio, presenza costante nel racconto della città, accompagna anche la sosta per la notte. Nel centro storico, l’omonimo hotel occupa una residenza quattrocentesca, il Palazzo del Baliaggio, che per secoli fu legato all’Ordine dei Cavalieri di Malta. Restaurato e trasformato in albergo, l’edificio si trova a breve distanza dai principali luoghi d’interesse di Venosa. Le camere, rinnovate, hanno un’impronta contemporanea inserita in ambienti che conservano il legame con la storia del palazzo: una posizione comoda anche per continuare a scoprire il borgo a piedi.

Via Vittorio Emanuele II 142 85029 Venosa (PZ) Italia

Dove mangiare a Venosa

Aglianico
Il cacio e crusco della Trattoria Locanda Oraziana

Il nome del poeta torna ancora una volta a tavola con la Trattoria Locanda Oraziana, nel cuore di Venosa. Qui il riferimento lascia spazio alla cucina lucana, costruita attorno alle ricette e ai prodotti della tradizione regionale. La proposta valorizza sapori e ingredienti del territorio, dai peperoni cruschi ai primi piatti e alle carni, naturalmente con la possibilità di accompagnare il pasto con i vini del Vulture.

Acerenza, l’ultima salita porta alla Cattedrale

Lasciata Venosa, l’itinerario prosegue verso Acerenza, arroccata a oltre 800 metri di quota e ben visibile già da lontano. La strada sale progressivamente verso il borgo, con i vigneti ai suoi piedi a ricordare ancora una volta il filo conduttore del viaggio: qui si coltiva infatti anche l’uva destinata all’Aglianico del Vulture Doc. Siamo nel Vulture Alto Bradano, dove la presenza della vite si intreccia con quella di boschi, sorgenti e rilievi e accompagna l’avvicinamento a uno dei centri più scenografici della zona. È così che Acerenza si presenta prima ancora di varcare il centro storico: raccolta in alto, compatta, con il territorio vitato che torna a fare da cornice all’ultima tappa dell’itinerario.

Aglianico
Acerenza, arroccata a oltre 800 metri di quota e ben visibile da lontano

Una volta entrati nel borgo, tutte le strade sembrano invece condurre verso la Cattedrale di Santa Maria Assunta e San Canio, tanto importante da aver fatto guadagnare ad Acerenza l’appellativo di “Città Cattedrale”. Le sue origini risalgono all’età normanna e l’edificio, con la grande mole in pietra che domina le case circostanti, custodisce secoli di aggiunte artistiche: dalla cripta rinascimentale affrescata alle opere cinquecentesche conservate all’interno. Attorno, il paese si percorre senza fretta, seguendo vicoli e piccoli slarghi fino ai punti dai quali lo sguardo torna sulla campagna. Ed è probabilmente il modo migliore per chiudere il giro: dopo castelli, rovine romane, abbazie e cattedrali, sotto Acerenza ci sono ancora i filari. Quelli da cui, in fondo, era partito tutto.

Dove dormire ad Acerenza

Aglianico
La sala del Luxury Apartmend di Mantra - Suite & Room

Per dormire ad Acerenza si può scegliere qualcosa di decisamente meno convenzionale: Mantra - Suite & Room, nel borgo, reinterpreta l’ospitalità con un’impronta contemporanea. La struttura comprende due camere standard, due suite e un Luxury Apartment indipendente. Proprio quest’ultimo, di 120 metri quadrati, dispone anche di una Spa privata con sauna, bagno turco, doccia emozionale, cromoterapia e musicoterapia, oltre agli spazi dedicati al soggiorno.

Corso Vittorio Emanuele III 158, 85011 Acerenza PZ 85011 Acerenza (PZ) Italia

Dove mangiare ad Acerenza

L'angolo bar del ristorante Palazzo Gala
L'esterno del ristorante Palazzo Gala, che si trova dentroun palazzo settecentesco vicino Porta San Canio

Per l’ultima sosta a tavola, la scelta ricade su Palazzo Gala, ristorante che occupa un palazzo settecentesco nei pressi di Porta San Canio, articolato in quattro sale e un terrazzo. La cucina alterna ricette lucane e italiane a proposte più personali, con pasta fresca fatta in casa, carni alla brace e piatti di pesce: un indirizzo storico del borgo dove concedersi l’ultima sosta dell’itinerario.

Via Largo Consigliere Gala Acerenza (PZ) Italia

Le specialità da assaggiare

Abbiamo parlato di vino, borghi, ristoranti e hotel e, chiamandoci Italia a Tavola, non potevamo certo chiudere il viaggio senza consigliare anche alcune delle specialità gastronomiche del Vulture, da cercare nei ristoranti e nelle botteghe della zona. Accanto all’Aglianico, qui si incontrano altre produzioni tutelate come l’Olio extravergine di oliva Vulture Dop (come il Vù, il primo Dop della Basilicata), il Pecorino di Filiano Dop e il Caciocavallo Silano Dop.

A tavola, invece, vale la pena partire dalle lagane e ceci, piatto della tradizione lucana particolarmente legato anche al Vulture-Melfese, preparato con pasta fresca e legumi e spesso completato con peperoni cruschi. Da assaggiare anche il baccalà con peperoni cruschi, grande classico della cucina regionale, nel quale il pesce viene accompagnato dai peperoni secchi resi croccanti nell’olio.