Il tribunale federale della California settentrionale ha respinto la class action avviata da alcuni consumatori contro Barilla America Inc. per la dicitura “Italy's #1 Brand of Pasta” presente sulle confezioni di pasta vendute negli Stati Uniti. Al centro della causa c'era il rischio che quella frase potesse far pensare a un prodotto realizzato in Italia, mentre alcune referenze sono prodotte negli stabilimenti Barilla negli Stati Uniti. Il giudice Ajay Krishnan ha stabilito che il riferimento all'Italia riportato sulle confezioni non è, di per sé, ingannevole. La decisione arriva dopo una causa iniziata nel 2022 e successivamente trasformata in class action.

Barilla, negli Usa è regolare la dicitura "pasta italiana numero 1"
«Italy’s #1 Brand of Pasta»: Barilla vince la causa sull’etichetta negli Usa

La scritta sulla confezione e il dubbio sull'origine

I consumatori avevano contestato proprio il significato attribuito alla frase «Italy's #1 Brand of Pasta», sostenendo che potesse suggerire che la pasta fosse prodotta in Italia e realizzata con ingredienti italiani. Alcuni prodotti interessati dalla causa, invece, vengono prodotti negli stabilimenti di Barilla in Iowa e nello Stato di New York. La questione non riguardava quindi soltanto il luogo di produzione, ma il modo in cui il consumatore avrebbe potuto interpretare il riferimento all'Italia presente in primo piano sulla confezione. Barilla ha sostenuto che la frase identifica il proprio primato come marchio di pasta in Italia, non l'origine geografica delle singole confezioni. La società, inoltre, indica sulle confezioni il Paese di produzione. La documentazione relativa alla causa conferma che il packaging riporta anche la dicitura «Made in the U.S.A. with U.S.A. and imported ingredients».

Il sondaggio dei consumatori escluso dal procedimento

Uno dei passaggi decisivi della sentenza ha riguardato la perizia sulla percezione dei consumatori presentata dai ricorrenti. Il giudice ha escluso l'indagine ritenendo che il sondaggio fosse costruito in modo da orientare le risposte: agli intervistati veniva chiesto se la dicitura facesse pensare che gli ingredienti della pasta provenissero dall'Italia. Senza quella perizia, secondo la ricostruzione della decisione, veniva meno uno degli elementi sui quali i consumatori avevano costruito l'accusa di comunicazione ingannevole. Il tribunale ha quindi accolto la posizione di Barilla America, chiudendo la controversia sul significato attribuito alla dicitura contestata. La decisione riguarda la specifica causa statunitense e non stabilisce, in generale, che qualsiasi riferimento all'Italia su un prodotto alimentare sia sufficiente a escludere il rischio di inganno.

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Un caso che riguarda anche il valore dell'italianità

La vicenda mette comunque in evidenza una questione rilevante per il settore alimentare: quanto pesa l'origine percepita di un prodotto quando un marchio richiama esplicitamente un Paese nella comunicazione. Nel caso Barilla, la controversia nasce proprio dalla distanza tra il significato che i consumatori attribuivano al riferimento all'Italia e quello sostenuto dall'azienda. Il tribunale ha ritenuto che la dicitura, letta nel contesto della confezione e delle informazioni disponibili al consumatore, non fosse sufficiente a dimostrare un messaggio ingannevole. Per Barilla, dunque, la scritta «Italy's #1 Brand of Pasta» può continuare a essere utilizzata sulle confezioni oggetto della causa. Il caso mostra però anche quanto possa essere delicato, soprattutto sui mercati esteri, il rapporto tra identità italiana del marchio, luogo di produzione e percezione dell'origine del prodotto.