Aumentano i prezzi dei derivati del latte e del mais europeo, mentre negli Stati Uniti il calo della produzione di noci rallenta la discesa delle quotazioni. È quanto emerge dall'ultimo aggiornamento sui mercati agroalimentari diffuso da Areté. A settembre, nell'Unione europea, i prodotti lattiero-caseari hanno registrato rincari fino all'11,6%, sostenuti soprattutto dalla crescente domanda di proteine. Il mais ha invece segnato un aumento del 46% su base annua, con una produzione europea prevista ai minimi dal 1994. Per le noci statunitensi, infine, il raccolto 2026/27 è stimato in diminuzione del 16%, a circa 617mila tonnellate.

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Derivati del latte, mais e noci: come cambiano i prezzi sui mercati alimentari

Derivati del latte, le proteine spingono i prezzi

Entrando nei dettagli, a guidare i rincari nel comparto lattiero-caseario è soprattutto la componente proteica, la cui domanda continua a crescere anche per effetto della diffusione delle diete sportive e dei farmaci antiobesità. A settembre, sulla piazza tedesca di Kempten, la polvere di latte intero ha registrato un aumento dell'11,6% rispetto ad agosto, seguita da quella scremata (+9,5%). Più contenuti, invece, i rialzi dell'edamer (+3,5%), del burro (+2,5%) e della polvere di siero (+2,5%). Il confronto con settembre 2025 mette però in evidenza andamenti differenti: la polvere di siero costa il 76,3% in più e quella di latte scremato il 41,5%, a fronte di un calo del 33% per il burro, del 19% per l'edamer e del 4,3% per la polvere di latte intero. Proprio questa differenza ha portato il premio di prezzo del burro rispetto alle polveri a ridursi di oltre il 15%, fino ai minimi dal 2020.

Mais europeo, produzione ai minimi dal 1994

Se per i derivati del latte è soprattutto la domanda a sostenere i prezzi, nel mercato europeo del mais il problema riguarda invece la disponibilità di prodotto. La Commissione Ue ha infatti ridotto le stime della produzione 2026/27 a 48,3 milioni di tonnellate, il livello più basso dal 1994, anche a causa delle difficoltà registrate in Francia, dove a fine settembre soltanto il 23% delle colture risultava in condizioni buone o eccellenti. Secondo l'Usda, questa contrazione porterà le importazioni europee a crescere del 17,5%, fino a un livello record, con scorte in diminuzione del 18%, ai minimi dal 2007/08. A complicare ulteriormente gli approvvigionamenti è la situazione in Ucraina, dove le piogge rallentano la raccolta e gli attacchi russi ostacolano le esportazioni attraverso il Mar Nero. Le quotazioni Euronext risultano così superiori del 46% rispetto a settembre 2025, contro il +15% registrato a Bologna. Negli Usa, al contrario, la revisione al rialzo delle stime produttive ha favorito una correzione dei prezzi a inizio ottobre, ampliando il divario con l'Europa: il mais europeo presenta un premio di circa 98 euro a tonnellata, oltre il doppio della media delle ultime cinque campagne.

Noci, il raccolto statunitense previsto in calo del 16%

Anche per le noci le prospettive produttive stanno condizionando l'andamento del mercato, questa volta negli Usa. Dopo un raccolto 2025/26 secondo soltanto al record del 2023/24, l'Usda prevede per la nuova campagna una produzione di circa 617mila tonnellate, in calo del 16%. Si tratta di un dato inferiore anche alle 689.500 tonnellate stimate a luglio da Nutfruit, principalmente a causa di rese agricole più basse del previsto, penalizzate dalle condizioni meteorologiche, a fronte di superfici produttive sostanzialmente stabili. A questa riduzione si aggiunge quella del raccolto cileno del 2026, già quasi interamente commercializzato. Secondo Areté, la minore disponibilità di prodotto sta quindi frenando la discesa dei prezzi che aveva caratterizzato il mercato statunitense durante la campagna precedente.