La vendemmia 2026 in Valpolicella è già entrata nel vivo. La raccolta della Corvina è iniziata nei vigneti dei 19 comuni della denominazione, con un calendario che quest'anno si è spostato in avanti di circa due settimane rispetto alla media storica. Un'accelerazione legata soprattutto alle condizioni climatiche dell'estate, caratterizzata da caldo e siccità, che ha portato la vendemmia a partire anche sette giorni prima rispetto al 2025. Dalla prossima settimana toccherà invece a Corvinone e Rondinella, mentre i primi controlli condotti dal Consorzio vini Valpolicella restituiscono un quadro qualitativo incoraggiante. A reagire meglio allo stress idrico sono state soprattutto le viti più vecchie, in particolare quelle allevate a Pergola, insieme agli impianti che hanno potuto contare su un'adeguata disponibilità d'acqua.

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In Valpolicella la vendemmia è partita in anticipo a causa delle condizioni metereologiche

La produzione resta stabile, ma il 20% viene stoccato

In assenza di eventi meteorologici avversi, il Consorzio prevede una raccolta complessiva di poco più di 861mila quintali di uva, un volume sostanzialmente in linea con quello del 2025. La differenza rispetto alla scorsa campagna riguarda però la quota destinata allo stoccaggio. Quest'anno 172.280 quintali, pari al 20% della produzione, saranno accantonati in applicazione della misura di contenimento deliberata dal Consorzio il 2 aprile. La resa effettivamente disponibile scende così da 100 a 80 quintali per ettaro, con l'obiettivo di accompagnare l'offerta a un mercato che continua a mostrare segnali di debolezza. Per la produzione potenziale di Amarone e Recioto, la stima è di quasi 328mila quintali destinati alla cernita, pari al 38% del totale. Si tratta della quota di uve che potrà essere indirizzata alla produzione dei due vini dopo la selezione prevista dal disciplinare.

Buone le prime uve, soprattutto dalle vigne vecchie

L'anticipo della raccolta non sembra, almeno per ora, aver compromesso il quadro qualitativo. Le prime verifiche del Consorzio indicano prospettive favorevoli, con una risposta particolarmente positiva da parte delle vigne più vecchie. La maggiore capacità di queste piante di affrontare lo stress idrico rappresenta uno degli elementi osservati con maggiore attenzione in questa fase. Un comportamento simile è stato riscontrato negli impianti che hanno beneficiato di una gestione irrigua adeguata, capaci di arrivare alla raccolta con condizioni delle uve considerate soddisfacenti. Il giudizio, naturalmente, resta legato all'evoluzione delle prossime settimane. L'anticipo della vendemmia rende infatti ancora più importante la gestione delle diverse varietà e dei tempi di raccolta, soprattutto in una denominazione nella quale le uve destinate all'appassimento seguono un percorso produttivo differente.

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Il nodo resta il prezzo delle uve

Se dal vigneto arrivano segnali incoraggianti, il quadro economico presenta invece maggiori elementi di preoccupazione. A pesare è soprattutto la riduzione delle quotazioni delle uve, con una pressione particolarmente evidente su quelle destinate all'appassimento. «In una fase già molto complessa e incerta per il settore - commenta il presidente del Consorzio vini Valpolicella, Christian Marchesini - registriamo una riduzione delle quotazioni delle uve. Una dinamica che non rispecchia gli orientamenti condivisi al tavolo di filiera convocato dal Consorzio alla vigilia della vendemmia e che rischia di scaricare nuove difficoltà sulle imprese». Secondo Marchesini, i viticoltori hanno già assorbito una parte significativa dello sforzo necessario per riequilibrare la denominazione. «I produttori - prosegue - hanno già sostenuto responsabilmente le politiche di riduzione delle rese e le nuove misure di stoccaggio introdotte per salvaguardare l'equilibrio della denominazione».

Christian Marchesini, presidente del Consorzio vini Valpolicella
Christian Marchesini, presidente del Consorzio vini Valpolicella

La questione riguarda quindi non soltanto il valore riconosciuto alle uve, ma la sostenibilità economica dell'intera filiera. «Indebolire ulteriormente il valore delle uve significa penalizzare proprio chi sta contribuendo alla tenuta della filiera, in una stagione segnata dalla difficoltà di reperire manodopera specializzata, dall'aumento dei costi, in particolare energetici, e da un mercato ancora insidioso». La richiesta del Consorzio agli operatori è infine quella di mantenere gli impegni condivisi prima della vendemmia. «Per questo è necessario che tutti gli operatori mantengano gli impegni assunti e adottino comportamenti coerenti con il valore della denominazione».

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