MILLESIMATO
Sei mesi sui lieviti per il nuovo Prosecco Valdobbiadene di Ruggeri: come nasce Revén
Ruggeri presenta Revén, nuovo Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg Millesimato 2025 nato da 10 pendii impervi. Affinato oltre 6 mesi sui lieviti, unisce viticoltura eroica, complessità aromatica e profonda identità
A Valdobbiadene le colline sono ripide e allungate, con piccole parcelle su terrazze erbose, i “ciglioni”. Servono circa 600 ore di lavoro all’anno per ettaro, contro le 150 della pianura. Dal 2019 questo paesaggio è Patrimonio Unesco. È qui, tra i versanti più scoscesi, che nasce Revén, l’ultima novità di Ruggeri Valdobbiadene, presentata all’interno del giardino storico “Garden Senato” di Milano, ornato di richiami classici e neoclassici.
Ruggeri Valdobbiadene: la storia della cantina e le origini di Revén
La cantina fu fondata nel 1950 da Giustino Bisol, insieme al cugino Luciano Ruggeri, il cui cognome fu elevato a marchio. Fin dall’inizio fu tra le poche realtà della zona dedicate agli spumanti. Il nome Revén, in dialetto veneto, richiama i “pendii impervi”. Il Millesimo 2025 è il primo spumante Ruggeri nato interamente da uve raccolte nei punti più faticosi: dieci versanti di Valdobbiadene, fatti dialogare in un’unica cuvée senza perdere l’identità di ciascuno. «Revén è un esercizio di ascolto: della terra, delle stagioni, delle viti e del vino», dice l’enologo della cantina Andrea Canal.
Revén Valdobbiadene Prosecco Superiore Brut Docg 2025: caratteristiche e degustazione
Nel bicchiere è giallo paglierino luminoso, con bollicine fini e persistenti. Il naso ricorda i fiori bianchi, come acacia e gelsomino, poi mela verde, pera estiva ed erbe mediterranee. In bocca è pieno e avvolgente, ma fresco e sapido, con un finale lungo. Merito anche di una sosta non breve sui lieviti, almeno sei mesi, tipica del “Metodo Ruggeri”: ne risulta uno spumante adulto, lontano dall’idea di bollicina leggera. È un Brut, con 11,5% di alcol. L’etichetta disegna la mappa di Valdobbiadene, con le dieci provenienze evidenziate.
Nel corso della serata milanese il Revén Valdobbiadene Prosecco Superiore Brut Docg 2025 ha incontrato la cucina dello chef vicentino Lorenzo Cogo, in particolare un risotto alle spezie, peperone, limone nero e pepe Timut: un piatto ricchissimo di sapori e profumi, a cui la freschezza e la sapidità dello spumante offrono un contrappeso naturale.
Paolo Bisol racconta la vendemmia e il futuro del Prosecco
Il progetto Revén è il focus della serata, ma per prosecco e vino in genere tanto altro bolle in pentola. O meglio, in autoclave. Ne parliamo con Paolo Bisol, figlio del fondatore Giustino e attuale portavoce di “Ruggeri Valdobbiadene”.
Abbiamo finito in largo anticipo, come in tutta Italia, e alla fine posso dire che abbiamo tirato un sospiro di sollievo, nel senso che è andata meno peggio di quello che temevamo. Di certo non è stata la vendemmia ideale, per la siccità e il gran caldo. Prima di tutto, abbiamo dovuto gestire l’acidità, che sarà più bassa del normale, ma comunque in grado di generare un ottimo prosecco extra dry. E poi siamo contenti della quantità, che non è stata di tanto inferiore ai classici 130 quintali per ettaro. Non c’è stato un mezzo disastro tipo quello della vendemmia 2003, insomma
Sì, l’extra dry rimane ancora oggi il primo prodotto, soprattutto in certi mercati esteri dove siamo ben posizionati. La versione dry tende un po’ al dolce e quindi è più difficile da abbinare, mentre i nostri prodotti devono conservare una grande versatilità, per poter essere bevuti a tutto pasto e in occasioni diverse. Dunque extra dry in prima linea: segue quello un po’ più secco, cioè il brut, (da 6 a 12 g/l), che conquista nuovi spazi di mercato ormai da anni
Cominciamo col dire che la frenata è arrivata anche per il prosecco, nel primo semestre 2026: non si cresce più, o così pare. Quando avremo i dati del 2026 per intero faremo i conti per bene, ma i segnali di rallentamento ci sono tutti. E tuttavia, se ci riferiamo solo a Ruggeri Valdobbiadene, in Italia le vendite non diminuiscono e addirittura siamo in crescita, in qualche paese estero
Certamente no. Il consumo di vino diminuisce da vent’anni o anche di più, è un trend che sembra inarrestabile e noi produttori dobbiamo fare i conti con la realtà. Anche cercando strade nuove, come il prosecco a zero alcol. Io non riesco a comprendere lo scandalo che colleghi ed amici sollevano quando si parla di queste cose: tradimento della storia, prodotto non autentico e ingannevole … non mi piacciono questi inutili drammi. Io non sono cieco, sono aperto alle novità: se i consumatori hanno delle esigenze io ho il dovere di riflettere e offrire il prodotto più buono e sano che mi riesca di fare. Questa è la chiave di tutto, scandalizzarsi non serve. E quindi non escludo che un domani possa esserci un Valdobbiadene Ruggeri a zero gradi
Il futuro del Prosecco tra dazi, guerre e cambiamenti nei consumi
Le parole di Bisol fotografano un momento delicato per tutto il vino, e anche per le bollicine. Il prosecco, che per anni ha viaggiato in controtendenza, oggi rallenta insieme al resto del settore. Pesano i dazi, che rendono incerto il mercato americano, e le guerre, che fanno salire i costi di energia, trasporti e materiali. Nel frattempo i consumi cambiano e le cantine devono fare i conti con prezzi sotto pressione. In un quadro così, la scommessa è puntare su ciò che non si copia: territorio, fatica, identità. È la strada che Ruggeri indica con Revén.

