RIEQUILIBRIO
Verdicchio dei Castelli di Jesi, il Consorzio taglia le rese per riequilibrare il mercato
Il Verdicchio dei Castelli di Jesi riduce le rese per la vendemmia 2026 e introduce lo stoccaggio delle eccedenze fino al 2027. Il Consorzio punta a contenere le giacenze cresciute dopo la vendemmia record del 2025
Il Verdicchio dei Castelli di Jesi affronta la prossima vendemmia con una strategia orientata al riequilibrio dell’offerta. L’assemblea dell’Istituto marchigiano di tutela vini (Imt) ha deliberato la richiesta alla Regione Marche di prorogare alcune misure di gestione prudenziale già adottate in passato: riduzione delle rese e blocco temporaneo delle eccedenze produttive. La decisione riguarda una delle denominazioni più rappresentative del vino marchigiano, con una produzione annua di circa 90 mila ettolitri imbottigliati. La proposta prevede il mantenimento del limite di 110 quintali per ettaro, rispetto ai 140 previsti dal disciplinare, e lo stoccaggio delle uve prodotte oltre questa soglia fino al 30 giugno 2027, per un massimo di 21 quintali per ettaro.
L’obiettivo è ridurre le giacenze accumulate
La scelta nasce dalla necessità di intervenire su un livello di scorte aumentato dopo la vendemmia 2025, particolarmente abbondante. «Il quadro del comparto richiede particolare attenzione sia a livello nazionale che regionale - ha spiegato il presidente Imt Michele Bernetti -. L’obiettivo è contenere un livello delle giacenze cresciuto molto anche dopo la ricca vendemmia 2025 e puntare a una corretta dinamica dei prezzi e alla salvaguardia, a tutti i livelli, della filiera».
Secondo il presidente del Consorzio, la denominazione mantiene comunque una posizione competitiva sui mercati grazie a un vino «contemporaneo, di qualità e in grado di competere sui mercati nazionali e internazionali». L’attenzione resta quindi concentrata sulla gestione dei volumi più che sulla capacità commerciale del prodotto.
Produzione stabile ed export ancora centrale
Il Verdicchio dei Castelli di Jesi conta quasi 1.900 ettari rivendicati, distribuiti su 25 comuni, con oltre 103 mila ettolitri prodotti, il 90% dei quali destinati all’imbottigliamento. La denominazione coinvolge 338 viticoltori e 129 produttori, per circa 13 milioni di bottiglie annue.
Leggi anche
Il mercato estero rappresenta una componente rilevante: l’export vale il 51% della produzione, con una forte presenza in Europa. Regno Unito, Paesi Bassi, Stati Uniti, Germania e Svezia sono tra gli sbocchi principali a valore. Negli ultimi anni è cresciuto anche l’interesse dei mercati asiatici, in particolare del Giappone, mentre gli Stati Uniti mostrano alcune difficoltà legate alla fase generale del mercato del vino.
Una strategia su due fronti: equilibrio e promozione
Per il direttore Imt Alberto Mazzoni, alcuni indicatori commerciali mostrano una tenuta della denominazione: nel primo semestre l’imbottigliato è cresciuto del 2,7%, mentre il calo nel retail nazionale è risultato contenuto. «Il nostro compito sarà orientato su due livelli - ha spiegato Mazzoni -: il primo sul contenimento e riequilibrio, anche con misure di carattere strutturale; il secondo sulla necessità di attivare una campagna di promozione unitaria e continuativa dei vini marchigiani».
Il Consorzio ha infine invitato le singole denominazioni aderenti a valutare, attraverso assemblee dedicate, eventuali ulteriori interventi per affrontare il tema delle giacenze e accompagnare il mercato verso una maggiore stabilità.

