TAGLIO PRODUTTIVO

Troppo vino rimasto in cantina: la Toscana riduce le rese per la vendemmia 2026
Con un invenduto pari a un'annata e mezza di produzione, la Regione ha accolto le richieste di Brunello di Montalcino, Chianti, Chianti Classico e Toscana Igt, con tagli produttivi intorno al 20% . Una risposta a un problema nazionale, già affrontato con misure di contenimento anche in altri territori, come in Franciacorta e nelle Marche
La Toscana riduce le rese per la vendemmia 2026. La Giunta regionale ha infatti approvato le richieste presentate dai Consorzi di tutela del Brunello di Montalcino Docg, del Chianti Docg, del Chianti Classico Docg e della Toscana Igt, intervenendo sulla quantità di uva che potrà essere destinata alle rispettive produzioni. Per Brunello, Chianti e Chianti Classico sono stati adottati anche i provvedimenti che stabiliscono come gestire gli eventuali esuberi della prossima campagna. Il taglio dovrebbe aggirarsi intorno al 20%, anche se la percentuale potrà variare a seconda delle denominazioni.
Una decisione, importante, che arriva a ridosso di una vendemmia segnata dal peso del vino rimasto in cantina, che in Toscana avrebbe ormai raggiunto un volume equivalente a circa un’annata e mezza di produzione. Una situazione che preoccupa soprattutto le aziende più piccole, per le quali raccogliere tutta l’uva rischia di trasformarsi in un costo difficile da sostenere: tra i rischi indicati dagli operatori ci sono la rinuncia a vendemmiare parte dei vigneti e la vendita immediata del prodotto sfuso. La Regione ha quindi scelto di adeguare il potenziale produttivo alla capacità di assorbimento del mercato, con l’obiettivo di contenere le eccedenze, difendere i prezzi e tutelare il reddito delle imprese.
La Toscana segue la linea indicata da Uiv
Del resto, la scelta toscana va nella stessa direzione indicata a giugno da Unione italiana vini. Riunito a Soave (Vr), il Consiglio nazionale di Uiv, presieduto da Lamberto Frescobaldi, aveva approvato un documento che chiedeva uno stop temporaneo alle nuove autorizzazioni d’impianto, rese più basse anche per Dop e Igp e una revisione degli strumenti che regolano il potenziale produttivo. Anche in quel caso, il punto di partenza era la necessità di ridurre l’offerta in una fase caratterizzata da giacenze in crescita e mercati internazionali meno dinamici rispetto al passato.
Alcuni territori si erano già mossi in questa direzione. Il Franciacorta, per esempio, aveva chiesto e ottenuto dal ministero dell’Agricoltura una limitazione delle autorizzazioni per nuovi vigneti nell’intero areale. Nelle scorse ore, invece, l’assemblea dell’Istituto marchigiano di tutela vini ha deliberato la richiesta alla Regione Marche di prorogare le misure adottate per il Verdicchio dei Castelli di Jesi. La proposta prevede di mantenere la resa a 110 quintali per ettaro, anziché i 140 consentiti dal disciplinare, e di stoccare fino al 30 giugno 2027 le uve prodotte oltre quella soglia, per un massimo di 21 quintali per ettaro. La denominazione conta una produzione annua di circa 90mila ettolitri imbottigliati.
Leggi anche
Meno vino, ma i vigneti continuano comunque a rinnovarsi
La riduzione delle rese, però, non significa che in Toscana si sia smesso di investire nei vigneti. Girando tra Bolgheri, il Chianti Classico e Montalcino si incontrano infatti diversi impianti appena realizzati, proprio quando nel comparto si discute della possibilità di ricorrere a estirpazioni sostenute da fondi pubblici. Le aziende più solide starebbero approfittando del rallentamento della domanda per rinnovare le vigne e accettare una produzione più bassa durante gli anni necessari ai nuovi impianti per entrare a pieno regime, con la prospettiva che nel frattempo il mercato possa riprendere quota.
Per capire se questi interventi avranno modificato la superficie vitata regionale bisognerà attendere i prossimi dati Ismea. Tra il 2019 e il 2025, infatti, gli ettari coltivati a vite in Toscana sono rimasti pressoché stabili, attorno a quota 60mila. A cambiare è stata invece la produzione: dai 2,05 milioni di ettolitri del 2019, valore confermato nel 2021, si è passati ai 2,7 milioni del 2024, prima della flessione del 19% registrata già nel 2025. La questione, d’altra parte, va ben oltre i confini regionali. Secondo l’aggiornamento di Cantina Italia diffuso a giugno e riferito al 31 maggio 2026, nelle cantine italiane erano custoditi 49,1 milioni di ettolitri di vino, il 5,4% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Più della metà delle giacenze era concentrata nelle regioni settentrionali, con il Veneto al primo posto davanti a Toscana, Puglia ed Emilia-Romagna.
Marras: «Programmare è più efficace che rincorrere le emergenze»
«Questi provvedimenti rappresentano molto più di una misura tecnica - ha dichiarato l’assessore regionale all’Agricoltura, Leonardo Marras. Esprimono una precisa idea di politica vitivinicola. La Toscana non aspetta che siano gli eventi a decidere il futuro del proprio vino, li anticipa, li interpreta e li governa insieme ai Consorzi di tutela e all’intera filiera. Da sempre riteniamo che programmare sia più efficace che rincorrere le emergenze. Per questo utilizziamo tutti gli strumenti che il legislatore mette a disposizione per mantenere l’equilibrio tra produzione e mercato, salvaguardare il reddito delle imprese e rafforzare il valore delle nostre denominazioni». Ricordiamo che sul piano normativo, le richieste dei Consorzi si basano sugli articoli 35 e 39 della legge 238 del 2016, che permettono alle Regioni di ridurre le rese massime e disciplinare gli esuberi su proposta degli organismi di tutela, dopo aver ascoltato le organizzazioni professionali agricole.
La Toscana ha recepito queste disposizioni con la legge regionale 73 del 2017 e con i successivi provvedimenti attuativi. Una volta terminata la raccolta, il confronto dovrebbe quindi allargarsi agli altri nodi del comparto. «A partire dalla fine della vendemmia dovremmo riaprire il tavolo della filiera per affrontare tutti gli aspetti che possano, in modo strutturale, affrontare le necessità del rilancio del settore - ha aggiunto Marras. Governare il vino significa costruirne il futuro ogni giorno, non soltanto intervenire quando emergono difficoltà. La programmazione non è la risposta a una crisi: è una scelta di politica agricola. È il modo con cui la Toscana tutela il valore delle proprie denominazioni, il reddito delle imprese e il patrimonio economico, sociale e culturale che il vino rappresenta per la nostra regione» ha concluso.

