IL MANIFESTO IGI
Dallo spuntino al recupero: dove può entrare il gelato nella dieta di chi fa sport
Il gelato può entrare nella dieta di chi pratica sport? Il Manifesto dell'Istituto del Gelato Italiano analizza fabbisogno energetico, idratazione e recupero, indicando quando può trovare spazio in un'alimentazione equilibrata
Il gelato può entrare nell’alimentazione di chi pratica sport? La domanda è meno scontata di quanto possa sembrare, soprattutto quando si considera la dieta dello sportivo non soltanto in termini di calorie e nutrienti, ma anche di equilibrio complessivo, idratazione e piacere del cibo. È questo il punto di partenza del Manifesto dell’Alimentazione dello Sportivo presentato dall’Istituto del Gelato Italiano durante l’incontro stampa «L’alleato inaspettato. Il ruolo del gelato confezionato nella dieta dello sportivo». Il documento, realizzato da IGI (Istituto del Gelato Italiano) e curato da Michelangelo Giampietro, medico specialista in Medicina dello Sport e in Scienza dell’Alimentazione, affronta il rapporto tra alimentazione e attività fisica partendo dal fabbisogno energetico fino alle diverse fasi dell’allenamento e del recupero.
L'obiettivo non è individuare un alimento ideale per chi fa sport, ma ragionare su quando, quanto e come inserire i diversi alimenti all'interno di una dieta varia ed equilibrata. In questa prospettiva viene preso in considerazione anche il gelato, alimento generalmente associato al consumo occasionale e al piacere, ma che può avere caratteristiche nutrizionali differenti a seconda della tipologia e della composizione.
Gelato confezionato, un mercato che continua a crescere
La riflessione arriva mentre il gelato confezionato continua a trovare spazio nei consumi degli italiani. Nel 2025 in Italia sono state prodotte 261mila tonnellate, per un valore di circa 3 miliardi di euro. Le vendite hanno raggiunto circa 3,4 miliardi di porzioni, con un consumo pro capite vicino ai 3 kg, secondo i dati Unione Italiana Food e NielsenIQ-Totale Italia. Il trend è proseguito nel 2026. Nei primi otto mesi dell’anno, le vendite di gelato confezionato nel canale retail sono aumentate del 9% rispetto allo stesso periodo del 2025, secondo NielsenIQ.
Anche il confronto europeo mostra una crescita della produzione italiana. Nel 2025 i volumi sono aumentati del 10% sull’anno precedente, il dato più elevato tra i cinque maggiori produttori dell’Unione europea. L’Italia si è così collocata al secondo posto in Europa per quantità prodotte, alle spalle della Germania e davanti alla Francia, secondo Eurostat. Il gelato continua a crescere anche nei consumi fuori casa. Nei primi sei mesi del 2026 il gelato da passeggio ha registrato una crescita di circa il 4% in volume sullo stesso periodo dell’anno precedente, secondo Unione Italiana Food. A sostenerne la diffusione è anche una rete distributiva che coinvolge oltre 100mila bar sul territorio italiano.
Per chi fa sport conta il momento del consumo
Il Manifesto presentato da IGI parte da un principio più ampio: mangiare non significa soltanto fornire energia all’organismo. Nella relazione con il cibo entrano anche gusto, piacere e socialità, elementi che possono avere un ruolo nella quotidianità di chi pratica attività fisica. Per questo, secondo l’impostazione del documento, non è sufficiente dividere gli alimenti tra categorie astratte di prodotti «buoni» e «cattivi». Occorre invece considerare la composizione dell’alimento, le quantità, il dispendio energetico individuale e soprattutto il momento nel quale viene consumato. È in questo contesto che il gelato viene preso in esame. Il suo possibile inserimento nella dieta dello sportivo non viene quindi collegato a una particolare proprietà del prodotto in sé, ma alla possibilità di inserirlo, in quantità adeguate, all’interno di un'alimentazione complessivamente equilibrata.
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Un aspetto considerato dal documento riguarda l’idratazione. Gli alimenti ricchi di acqua possono contribuire all’assunzione complessiva di liquidi e, tra gli esempi riportati, compaiono anche gelati, ghiaccioli e granite, insieme a frutta, verdura e cereali.
Il ruolo dell’alimentazione cambia poi in funzione della fase dell’attività fisica. Nel recupero successivo all’allenamento, quando l’organismo deve reintegrare energia e liquidi e favorire il recupero muscolare, il Manifesto indica diverse possibilità alimentari, tra cui una tazza di latte e cereali e anche «un bel gelato». Non significa attribuire al gelato una funzione specifica che possa sostituire un pasto o una strategia nutrizionale costruita sulle esigenze del singolo atleta. Il punto è piuttosto valutare l’alimento all’interno del quadro complessivo della giornata alimentare, tenendo conto del fabbisogno individuale.
L’etichetta diventa uno strumento per scegliere
Nel caso del gelato confezionato, un elemento preso in considerazione dal Manifesto è inoltre la possibilità di leggere in etichetta le informazioni nutrizionali del prodotto. Conoscere composizione e valori nutrizionali permette infatti di rapportare la scelta alle esigenze alimentari e al momento della giornata. La stessa categoria comprende prodotti molto diversi tra loro per ingredienti, contenuto energetico e caratteristiche nutrizionali. Per questo la scelta non può prescindere dalla tipologia di gelato e dalle quantità consumate. La prospettiva proposta dall’IGI si concentra dunque meno sulla domanda se il gelato sia adatto o meno a chi pratica sport e più sulla possibilità di collocarlo correttamente all’interno di una dieta varia ed equilibrata.
Il gelato può contribuire al reintegro dei liquidi
A sintetizzare l'impostazione del Manifesto è lo stesso Michelangelo Giampietro, presidente dell’Istituto del Gelato Italiano e specialista in Scienza dell’Alimentazione e Medicina dello Sport: «Il gelato confezionato è senza dubbio un alleato fidato per tutti coloro che si dedicano all’attività sportiva». Giampietro sottolinea in particolare il contenuto d’acqua dei gelati, «soprattutto nei ghiaccioli e nelle granite», che «contribuisce al reintegro dei liquidi persi durante l’esercizio fisico, a causa della maggiore sudorazione». Secondo il medico, inoltre, «zuccheri, proteine e grassi presenti nei gelati concorrono a coprire il fabbisogno nutrizionale dello sportivo, soprattutto, ma non solo, nella fase di recupero muscolare».
Nel suo intervento viene richiamata anche la possibilità di consumare il gelato come gratificazione all’interno della giornata. Il tema, in definitiva, non riguarda tanto il fatto che il gelato possa diventare un alimento «da sport», quanto il modo in cui un alimento gratificante può trovare spazio nella dieta di chi si allena. La risposta passa dalla quantità, dalla composizione del prodotto e dal contesto alimentare nel quale viene inserito.

