Stop al falso extravergine made in Italy. Nuovo sistema antifrodi Unaprol-Mipaaf
È tempo di dire basta agli oli extravergini stranieri naturalizzati italiani. Un sistema innovativo antifrode è in grado di svelarne la provenienza attraverso marcatori del Dna in grado di stabilire la varietà e l’origine. L’olio extravergine è il prodotto più taroccato dell’agroalimentare italiano
Un innovativo metodo di analisi molecolare basato sull'impiego di marcatori Dna permetterà senza margine di errore di identificare l'origine genetica e geografica degli oli di oliva: un traguardo che permetterà di prevenire contraffazioni e adulterazione sia sulla qualità che sulla provenienza del prodotto e aiutare il consumatore a fare scelte consapevoli. Il progetto, messo a punto dall'Università e dal Cnr di Perugia, commissionato da Unaprol e cofinanziato dal ministero delle Politiche agricole, è stato presentato a Roma nella Sala Nassiriya del comando carabinieri delle Politiche agricole dal colonnello Maurizio Delli Santi e da Emilio Gatto, direttore dell'Ispettorato prevenzione e contrasto alle frodi agroalimentari del Mipaaf. Per l'Unaprol erano presenti il presidente Massimo Gargano e il direttore Pietro Sandali.Il dibattito e gli interventi dei ricercatori che hanno messo a punto il progetto - Maurizio Servili, Luciano Cruciani e Luciana Baldoni - è stato coordinato dal giornalista Michele Bungaro che ha sottolineato come l'extravergine sia il prodotto più taroccato dell'agroalimentare italiano. Questa metodologia basata sulle tecniche di analisi molecolare permette di conseguire risultati che i metodi di analisi classici non consentono. L'impiego di marcatori Dna ha consentito ai ricercatori di accertare nei numerosi campioni di origine italiana esaminati l'assenza o la presenza di contaminazione con varietà provenienti da Spagna, Tunisia e Grecia, i Paesi con un forte export verso l'Italia, grazie a una mappatura delle aree olivicole basata sulla firma genetica di produzioni regionali, nazionali e internazionali.
Indagini possibili, perché la lavorazione dell'olio o la rettificazione non distrugge il Dna che resta identificabile anche dopo 2-3 anni. Il risultato è anche quello di rafforzare il rapporto tra olio e territorio e creare valore aggiunto per le produzioni italiane di alta qualità.
«è un momento di grande sinergia tra pubblico e privato per la prevenzione delle frodi - ha detto Emilio Gatto - e almeno il 20% dei nostri controlli sono sulla filiera dell'olio. Continuiamo anche ad attivare strumenti di analisi come registri delle imprese e osservatori per comprendere meglio le dinamiche di mercato. Altre misure straordinarie hanno rilevato problematiche e ci hanno aiutato ad ottenere migliori risultati».
Ma se l'olio extravergine italiano è di qualità e fa bene alla salute con i suoi componenti benefici come polifenoli e vitamine, gli oli stranieri se ben ottenuti non contengono gli stessi principi attivi? è solo questione di campanilismo? «Certo, se sono di qualità a volte contengono principi salutistici in quantità pari o maggiore - ha detto Maurizio Servili, responsabile del progetto - ma i fattori che determinano l'eccellenza di questa eccellenza del made in Italy sono la biodiversità e l'ambiente. L'Italia produce un terzo dell'olio che produce la Spagna, ha 90 cultivar, da Lampedusa al lago di Garda, e 4.743 frantoi. La Spagna ha meno varietà e solo 1.740 frantoi, quasi la metà solo in Andalusia. Ne risulta un prodotto uniforme, privo di caratteristiche legate al territorio e all'ambiente, elementi che molto influiscono sul risultato finale. Questa è la differenza, quello che ci caratterizza e ha reso il nostro extravergine famoso nel mondo».Soddisfazione per le potenzialità del progetto è stata espressa da Massimo Gargano di Unaprol. «Per l'olio italiano questo sembra essere un anno positivo - ha detto - perché con la legge 'salva made in Italy” in dirittura d'arrivo in Parlamento, sarà molto più difficile fare giochi di prestigio con l'extravergine. Serve una svolta, di fronte all'offerta che non distingue sullo scaffale la qualità e che comprime i margini di guadagno del produttore fino ad avvilire il mercato con offerte che non coprono neanche i costi di produzione».


I commenti dei lettori
2 commenti su questo articolo
BRUNO MEI
Come fa il consumatore a capire ?
come va il consumatore finale a verificare la qualità,la provenienza, le caratteristiche organolettiche e l'attendibilità dell'olio extravergine DOP/IGP. GRAZIE
Luigino Filippi
Una tecnica che esiste da almeno 10 anni e colpevolmente non è stata applicata
La tecnica esiste da almeno 10 anni e i chimici del settore ne sono da sempre informati. Ho chiesto in numerose occasioni perché non la si applica, e ancora due anni fa, alle pur validissime Giornate sull'Olio a Lucinasco (IM) blasonatissimi relatori tra i max esperti d'Italia risposero, in sintesi, che quella non poteva essere una soluzione per metter ordine nel settore. Non era tra l'altro possibile testare una bottiglia d'olio certificandone la provenienza territoriale. Ad esempio l'Oliva Taggiasca può essere impiantata anche al di fuori d'Italia...ecc... ecc... Ora è' cambiato qualcosa? Tutto ha taciuto per molti anni... Forse anche perché l'attuale ed eterna incertezza sull'olio d'oliva fa forse comodo a tutti, industriali, commercianti e anche consumatori non disponibili a pagare la maggior qualità con aumento iperbolico dei prezzi... E intanto l'olivicoltore soffre e in Liguria sono sempre di più gli uliveti abbandonati...perché i prezzi al produttore non sono remunerativi per il lavoro che richiedono gli impervi uliveti liguri...