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Molino Paolo Mariani
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Choco Story: a Torino un museo dedicato al cioccolato e al gianduia

A Torino ha aperto Choco Story Torino, il museo del cioccolato e del gianduja, in quelli che erano i laboratori sotterranei di Pfatisch. Dal percorso multimediale al laboratorio per concludere con la degustazione del gianduiotto

di Piera Genta
26 giugno 2024 | 09:27

Choco Story: a Torino un museo dedicato al cioccolato e al gianduia

A Torino ha aperto Choco Story Torino, il museo del cioccolato e del gianduja, in quelli che erano i laboratori sotterranei di Pfatisch. Dal percorso multimediale al laboratorio per concludere con la degustazione del gianduiotto

di Piera Genta
26 giugno 2024 | 09:27

Finalmente a Torino, la città dove è stato inventato il Gianduiotto da Caffarel-Prochet nel 1865, primo cioccolatino ad essere fasciato con carta stagnola dorata, oggi prodotto Igp, ha aperto il museo del Cioccolato e del Gianduja in quelli che erano i laboratori sotterranei di Pfatisch. Choco Story Torino è il nome scelto.

Choco Story: a Torino un museo dedicato al cioccolato e al gianduia

Ha aperto a Torino il museo del Cioccolato e del Gianduja

Come nasce Choco Story Torino

Un progetto nato dalla collaborazione tra Francesco Ciocatto, proprietario della storica pasticceria Pfatisch di Torino ed Eddy Van Belle, imprenditore del cioccolato e collezionista belga. Il museo porta il nome di Choco Story Torino, come quelli presenti in Belgio, Francia, Repubblica Ceca, Libano e Messico. In totale nel mondo ne esistono una dozzina, il primo a Bruges in Belgio nel 2004, ciascun museo differenzia dall’altro per il focus sulla produzione del territorio.E quello di Torino su una superficie di 1200 metri quadri parla dell’arrivo del cacao a Torino, del cioccolato gianduia, delle nocciole e della storia dei produttori artigiani e industriali del Piemonte, La linea del tempo curata da Clara e Gigi Padovani.

Come è fatto il Choco Story Torino

Il percorso multimediale è un invito a viaggiare nel mondo del cioccolato iniziando proprio nella cornice di un tempio Maya alla scoperta delle origini accompagnati dal dio Quetzalcoatl, il serpente piumato che secondo la leggenda azteca ha donato la pianta del cacao agli esseri umani per alleviare le loro fatiche. Si prosegue a bordo di un galeone spagnolo con Hernán Cortés in viaggio verso l’Europa con le preziose fave. Con l’aiuto dell’audioguida in cinque lingue, consegnata all’ingresso, si passa al legame tra Torino e il cioccolato: un sala rievoca i fasti delle regge dei Savoia. Interessanti anche i riferimenti a Gianduja, la maschera di Torino con il suo costume originale donato dalla Famija Turineisa, la collezione di tazze (particlare quella dedicata ai signori con i baffi, alcune realizzate su misura secondo il profilo del fruitore), delle cioccolatiere (anche l’Egoista, un formato per una sola persona) e quella delle scatole di latta.

 

Non manca il tavolo sensoriale per scoprire i profumi di alcune preparazioni a base di cioccolato. La grande differenza degli altri musei è il corpo del laboratorio dove si trovano i macchinari della tedesca Lehman e della svizzera Buehler datati tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento ed ancora funzionanti sebbene ormai in disuso. Si tratta di macchine che richiedevano l’impiego di circa 40 addetti e che coprivano tutte le fasi della lavorazione del cioccolato. la tostatura del cacao tramite il tostino a carbone; la separazione del frutto dalle bucce tramite il batti-separa cacao. La trasformazione in pasta di cacao e in pani con il mescolatore, la riduzione dei pani in polvere di cioccolato tramite una raffinatrice e la successiva lavorazione in conca piana con un movimento continuo e alternato rende liscio e vellutato il cioccolato. Infine, le fasi finali del processo, con il versamento negli stampi tramite una colatrice e l’incartatura. A fine visita la dimostrazione della produzione del gianduiotto e la degustazione.

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