L'ATTO VANDALICO

Abbattere la statua di Bocuse: l’assurdo gesto contro un simbolo della Cucina
Vandalizzare la statua di Paul Bocuse a Lione non è stata una protesta: è stato un gesto contro uno dei volti più riconoscibili della cultura francese nel mondo e della moderna enogastronomia. Il figlio Jérôme Bocuse l’ha definita una vergogna, perché ha colpito la memoria di un uomo che ha reso celebre la cucina francese e l’idea di Cucina professionale
Il 17 ottobre, durante violenze a Lione in margine a una manifestazione, un gruppo di incappucciati è entrato nell’Office de tourisme di place Bellecour, ha saccheggiato l’edificio, ha staccato la statua di Paul Bocuse e l’ha gettata al centro della piazza. Poco dopo è stato appiccato un incendio alla struttura, un edificio storico. La statua, in resina e collocata all’interno dell’ufficio turistico, è stata trovata a terra, degradata e abbandonata. Un’immagine che ha colpito soprattutto perché Bocuse non è un simbolo politico: è uno dei nomi più universali della gastronomia mondiale.
Paul Bocuse non rappresentava un potere, un partito o una politica. Rappresentava il sapere, l’ospitalità e l’eccellenza artigianale della Francia: valori che appartengono alla civiltà occidentale e che hanno insegnato al mondo il rispetto per il prodotto, la tecnica, la tavola e il servizio. Abbattere la sua effigie significa colpire esattamente ciò che non ha nulla a che fare con le cause della rabbia sociale. Non è un gesto di rivendicazione, ma di cancellazione: contro un uomo che ha lavorato tutta la vita, formato migliaia di cuochi e portato il nome di Lione e della Francia nelle cucine di tutto il mondo.
Paul Bocuse, il cuoco che ha portato la Francia nel mondo
Nato l’11 febbraio 1926 a Collonges-au-Mont-d’Or, vicino a Lione, Paul Bocuse è stato uno dei più importanti chef del Novecento e uno dei principali ambasciatori della gastronomia francese. Cresciuto in una famiglia di cuochi, si è formato accanto a grandi professionisti, tra cui Eugénie Brazier e Fernand Point, prima di assumere nel 1958 la guida del ristorante di famiglia, diventato celebre come L’Auberge du Pont de Collonges. La sua carriera è stata segnata da importanti riconoscimenti: nel 1961 ha ottenuto il titolo di Meilleur Ouvrier de France e nel 1965 ha conquistato la terza stella Michelin per il suo ristorante, mantenuta fino al 2020, due anni dopo la sua morte. Considerato uno dei protagonisti della nouvelle cuisine, ha contribuito a rinnovare la cucina francese valorizzando la qualità delle materie prime, la precisione tecnica e la leggerezza delle preparazioni.
Nel 1987 ha fondato a Lione il Bocuse d’Or, uno dei più prestigiosi concorsi mondiali di cucina. La competizione riunisce chef provenienti da diversi Paesi, chiamati a confrontarsi in prove dal vivo davanti a una giuria internazionale. Pensato per dare visibilità al talento e alle competenze dei cuochi, il concorso è diventato un appuntamento di riferimento per la gastronomia internazionale. Nel 1989 Bocuse è stato nominato «Cuoco del secolo» dalla guida Gault & Millau. È morto il 20 gennaio 2018, nella sua casa di Collonges-au-Mont-d’Or, lasciando un’eredità che continua a vivere nella formazione professionale e nella cucina mondiale.
La voce di Jérôme Bocuse
Jérôme Bocuse, che vive negli Stati Uniti da oltre trent’anni e dirige il Pavilion de France a Epcot, in Florida, ha raccontato di aver visto online la statua del padre rovesciata. Ha scritto: «Oggi ho visto la statua di mio padre abbattuta e vandalizzata da hooligans».
La sua lettera non difende la violenza, ma distingue con nettezza il diritto di manifestare dalla distruzione: «Bruciare, saccheggiare, distruggere, disonorare la memoria di una persona morta, è una vergogna». Per lui, chi ha agito non difende nulla e non conosce nemmeno la storia dell’uomo che ha gettato a terra.
Bocuse ha ricordato che il padre «ha iniziato tutto da fondo», lavorando sette giorni su sette per far brillare la Francia, formare migliaia di chef e sostenere centinaia di famiglie. Una biografia fatta di lavoro e trasmissione, non di privilegi: proprio per questo l’atto vandalico appare ancora più privo di senso.
Un simbolo mondiale
Bocuse è stato molto più di un grande chef: è stato l’ambasciatore internazionale della cucina francese, una delle espressioni più influenti della cultura occidentale. Il suo nome evoca immediatamente Lione, la grande tradizione delle brasserie, il rigore della cucina e l’idea che mangiare sia anche un atto culturale. Per questo la sua statua non era soltanto un oggetto decorativo in un ufficio turistico. Era un segno di riconoscimento: il mondo intero, entrando a Lione, sapeva di trovare lì un pezzo della storia gastronomica francese e della sua cultura.
Il paradosso
Il paradosso è evidente: in una giornata nata come protesta contro le difficoltà economiche, alcuni hanno scelto di distruggere il simbolo di un uomo che ha creato lavoro, formazione e prestigio per la sua città e per il suo paese. Non hanno colpito un potere, ma un’eredità. Come ha scritto Jérôme Bocuse, una statua può essere riparata.
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Ma il gesto rivela qualcosa di più inquietante: la facilità con cui si può aggredire la cultura, la memoria e il lavoro di chi ha costruito, invece di capire cosa quella figura ha rappresentato per la Francia e per il mondo. E in fondo dimostra come in un mondo in cui Internet dovrebbe connettere tutti e favorire la diffusione di informazioni siamo sempre più ignoranti…


