La Banca d'Italia indica l'esenzione dalle commissioni per i pagamenti di piccolo importo tra le soluzioni da valutare per l'euro digitale. Una prospettiva che interessa direttamente bar, ristoranti e piccoli esercizi, da anni alle prese con il peso dei costi dei pagamenti elettronici. Fipe-Confcommercio, la Federazione italiana dei pubblici esercizi, dopo aver lanciato l'allarme sulla possibile introduzione di commissioni, esulta: «Una direzione che sosteniamo da tempo». E in effetti, per il mondo Horeca, la questione non nasce oggi. Quando nel 2023 si iniziò a parlare concretamente dell'euro digitale, uno degli elementi più interessanti per bar e ristoranti era proprio la possibilità di effettuare pagamenti senza commissioni, in modo da affiancare il contante con uno strumento digitale pubblico. Italia a Tavola è da sempre in prima linera su questo fronte, così come la stessa Fipe. Per ristoranti e bar, l'interesse era legato soprattutto alle modalità di utilizzo della nuova moneta e ai possibili effetti sui costi dei pagamenti. Per bar e ristoranti il punto è particolarmente sensibile perché una parte consistente delle transazioni quotidiane riguarda importi contenuti. Un caffè, una colazione, una consumazione o un piccolo acquisto possono avere un valore di pochi euro, ma essere ripetuti decine o centinaia di volte nel corso della giornata.

L'euro digitale potrebbe diventare uno strumento di pagamento quotidiano anche per bar e ristoranti.
L'euro digitale potrebbe diventare uno strumento di pagamento quotidiano anche per bar e ristoranti.

La Banca d'Italia riapre la questione dei micropagamenti

È in questo contesto che arriva il nuovo studio della Banca d'Italia sui modelli di determinazione dei limiti alle commissioni per gli strumenti di pagamento digitali. L'Istituto individua due condizioni per costruire un sistema efficace. Il parametro utilizzato per fissare il tetto alle commissioni non dovrebbe poter essere influenzato in misura significativa dai singoli prestatori di servizi di pagamento. E la regola dovrebbe essere facilmente verificabile da chi la deve applicare. Per un esercente dovrebbe quindi essere possibile capire senza procedure complesse se la commissione applicata a una determinata transazione rispetta il limite previsto.

Ma è soprattutto un altro passaggio ad attirare l'attenzione del settore: lo studio considera l'esenzione dalle commissioni per le transazioni di piccolo importo una soluzione in grado di favorire l'accettazione dell'euro digitale anche da parte dei piccoli esercizi. Non si tratta dell'introduzione automatica dello «zero commissioni», ma dell'indicazione di una possibile soluzione per il futuro sistema di compensazione dell'euro digitale.

Dall'iniziale ottimismo all'allarme sulle commissioni

Il percorso seguito negli ultimi anni racconta bene come sia cambiato il punto di osservazione del settore. Nel 2023 il tema era soprattutto quello delle opportunità offerte dalla nuova moneta digitale. La possibilità di avere uno strumento di pagamento pubblico e potenzialmente meno oneroso rispetto ai circuiti privati rappresentava uno degli elementi di interesse per gli esercenti. Il confronto tra l'euro digitale e l'attuale sistema finanziario e, soprattutto, il suo possibile ruolo per i pubblici esercizi. Il tema dei costi di accettazione diventava progressivamente centrale nel dibattito. Poi, nel giugno 2026, il quadro si è ulteriormente spostato. Fipe-Confcommercio ha lanciato l'allarme sul rischio che anche l'euro digitale possa comportare commissioni sui micropagamenti a carico degli esercenti, nonostante la gratuità prevista per gli utenti. La richiesta di Fipe era chiara: garantire almeno nella fase iniziale la gratuità dei pagamenti di basso importo nei negozi fisici, evitando che i costi della nuova infrastruttura finissero per gravare proprio sulle imprese più piccole.

Il problema è il potere contrattuale dei piccoli

Secondo la Banca d'Italia, uno dei problemi degli attuali modelli è proprio la diversa capacità negoziale degli operatori.

I piccoli esercizi possono sostenere commissioni più elevate rispetto ai grandi operatori, anche perché dispongono di un minore potere contrattuale nei confronti dei fornitori di servizi di pagamento. È una questione particolarmente rilevante per il mondo Horeca. Bar e ristoranti gestiscono infatti un numero elevato di transazioni, spesso di importo contenuto, e hanno quindi un'esposizione quotidiana ai costi legati ai pagamenti. Per questo Fipe considera particolarmente importante l'ipotesi di un benchmark unico europeo, che non sia costruito sulla base delle condizioni negoziate dal singolo esercente. La proposta della Banca d'Italia introduce quindi un elemento che potrebbe avere un peso importante nella costruzione dell'euro digitale: un parametro di riferimento europeo uniforme, facilmente verificabile e difficilmente condizionabile dal singolo prestatore di servizi di pagamento. Il vantaggio, dal punto di vista dell'esercente, sarebbe soprattutto nella trasparenza. Un bar o un ristorante dovrebbe poter verificare rapidamente se la commissione applicata è conforme al parametro previsto, senza dover interpretare condizioni contrattuali differenti o ricorrere a procedure di controllo onerose

Lino Stoppani, presidente Fipe
Lino Stoppani, presidente Fipe

Fipe-Confcommercio esprime apprezzamento per le conclusioni del documento della Banca d'Italia e considera il benchmark europeo e l'esenzione sui micropagamenti due elementi fondamentali.«Condividiamo l'analisi svolta da Banca d'Italia», dichiara Lino Stoppani, presidente di Fipe-Confcommercio. «L'indicazione di un benchmark unico europeo e la necessità di azzerare l'impatto commissionale sui micro-pagamenti vanno esattamente nella direzione che la Federazione auspica e sostiene da tempo».

Il presidente della Federazione sottolinea il rischio che le differenze di potere contrattuale finiscano per tradursi in costi sproporzionati per le attività di minori dimensioni. «Il lavoro della Federazione svolto in questi anni ha sempre puntato a riequilibrare un sistema che scaricherebbe sui bar e sui piccoli esercizi costi sproporzionati rispetto ai volumi e al valore delle transazioni».

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Il vero test dell'euro digitale sarà il caffè

La domanda per il settore Horeca resta semplice: quanto costerà accettare un pagamento di pochi euro con l'euro digitale? La risposta potrebbe essere decisiva per determinarne la reale diffusione nei pubblici esercizi. Se l'obiettivo è portare la nuova moneta nella vita quotidiana, infatti, saranno proprio le transazioni più frequenti e di valore più basso a misurarne la convenienza.

«L'euro digitale potrà essere una reale opportunità di modernizzazione solo se saprà garantire regole trasparenti, oggettive e sostenibili per chi lavora ogni giorno a contatto con milioni di consumatori», conclude Stoppani.