SOTTO LA TOQUE
Abbiamo sollevato la toque a Domenico Fasano: viaggiatore, marinaio, antartico
Dagli esordi nella pensione di famiglia agli yacht di lusso, fino ai 13 mesi trascorsi nella base scientifica Concordia, lo chef ha costruito una carriera fuori dal comune. Oggi guida il ristorante Roma, nel Teramano
Domenico Fasano, classe 1972, comincia a muovere i primi passi in cucina all’età di 14 anni. I genitori gestiscono una pensioncina al mare in Abruzzo, a Martinsicuro in provincia di Teramo, e durante le stagioni Domenico è il jolly di famiglia. Un’esperienza che guida il suo approccio ai fornelli. Sono gli zii a indirizzarlo e a capire le sue potenzialità. Una guida affettuosa, silenziosa e attiva.
Poi la scelta della scuola alberghiera a San Benedetto del Tronto, le stagioni estive, e la vita da yacht. All’età di 17 anni si imbarca su una nave da turismo in Versilia e inizia, ufficialmente, la sua vita da cuoco di bordo. Giovane, appassionato e carico di curiosità. Passa da uno yacht all’altro forte della sua esperienza e della professionalità acquisita. Ci scrive: «Da lì non ho mai smesso di viaggiare. Fino a che non sono approdato in un porto in Antartide. Un luogo dove non avrei mai sognato di cucinare».
Dalla cucina degli yacht alla stazione Concordia in Antartide
Così, nella Primavera del 2008, si candida per un posto di cuoco nella stazione antartica permanente Concordia. Una base scientifica nata tra la collaborazione con l’Istituto Polare francese e il Programma Nazionale di Piceno in Antartide (PNRA). Dopo aver frequentato corsi speciali di salvataggio e sopravvivenza e affrontato l’ultimo ostacolo a Parigi all’Ente Spaziale Europeo, è pronto per affrontare il “grande pianeta bianco”. I membri della compagnia sono 12.
Domenico si occupa di soddisfare al massimo le loro esigenze proteiche e caloriche, visto il grande freddo. I francesi sono 9. È un grande impegno non far sentire loro la lontananza da casa. Perché comprende che i pasti non solo devono “cibare” ma consolare, coccolare e anche divertire. Così si cimenta nei dolci più ricercati, fa la pizza una volta a settimana e poi inventa spassose serate a tema. Dal Medio Evo al Far West, dalla cucina etnica a quella italiana tradizionale. Rimane 13 mesi. Vivendo esperienze umane e incontri che segnano la sua esistenza per sempre.
Il ritorno in Abruzzo e la cucina tra terra e mare
Ma la famiglia chiama e il desiderio di tornare a casa si fa più forte. Tira i remi in barca e smette di “navigare”. Nella sua San Benedetto ritrova l’equilibrio emotivo e anche la sua cucina ne risente positivamente. Molti sono i locali dove esprime il suo passato e guarda al futuro con piatti che diventano un’icona dei più straordinari stabilimenti balneari della costa. Uno fra tutti l’iconico Bagni Andrea.
Leggi anche
Da circa 3 anni ha scelto di ritirarsi fra le colline dell’Appennino abbruzzese e, in provincia di Teramo, guida la cucina di un eccellente ristorante di terra e mare che si chiama Roma. Dove, parole sue: «Tradizione e modernità vanno a braccetto». Rimpianti? Chi può dirlo. Sognava di fare il musicista e poi gli zii hanno dirottato la sua energia nella cucina. Ma il viaggio, quello che esplora fin dentro l’anima, gli è rimasto nel cuore, e i suoi piatti lo raccontano ogni giorno.
Botta e risposta con Domenico Fasano
Da bambino cosa sognavi di diventare?
“Volevo fare il musicista. Poi la mia passione ha cambiato rotta verso la cucina.”
Il primo sapore che ti ricordi.
“La trippetta di rana pescatrice con i pinoli.”
Qual è il senso più importante?
“Secondo me bisogna allenare e lavorare con più sensi, almeno gusto, olfatto e vista.”
Il piatto più difficile che tu abbia mai realizzato.
“Devo ancora farlo perché non mi accontento mai di quello che faccio.”
Come hai speso il primo stipendio?
“Ho acquistato una batteria per suonare e poi un set di coltelli.”
Quali sono i tre piatti che nella vita non si può assolutamente fare a meno di provare?
“Timballo abbruzzese, brodetto di pesce e tortellini tradizionali.”
Cosa non manca mai nel frigo di casa tua?
“Pesce, verdure, pasta fresca, lievito madre e frutta.”
Qual è il tuo cibo consolatorio?
“La frittura, che sia di mare o di terra.”
Che rapporto hai con le tecnologie?
“Ottimo. Una cucina, oggi, deve essere altamente tecnologica. Si risparmia tempo.”
All’Inferno ti obbligano a mangiare sempre un piatto: quale?
“Il fuoco non manca. Grigliate a non finire. Penso che mi divertirei.”
“Tutti i miei artisti preferiti, musicisti, i miei mentori e le persone che amo e stimo.”
Quale quadro o opera d’arte rappresenta meglio la tua cucina?
“La Notte stellata di Van Gogh.”
Se la tua cucina fosse una canzone quale sarebbe?
“Ho una canzone per ogni piatto che faccio. Ma se devo sceglierne una sarebbe sicuramente Comfortably Numb dei Pink Floyd.”


