RAPPORTO DACH

Enoturismo: 87,8 milioni di visitatori di lingua tedesca, ma il 61% non spende oltre 40 euro
I mercati di Germania, Austria e Svizzera valgono 87,8 milioni di presenze in Italia. Il nuovo rapporto DACH curato dalla docente Roberta Garibaldi rivela che per attrarre gli enoturisti non basta il vino: contano paesaggi, cucina locale, incontri e servizi sul territorio, ma il 61% spenderebbe al massimo 40 euro per una visita con degustazione. Chianti e Montepulciano guidano le mete desiderate
Il vino italiano attira i turisti di Germania, Austria e Svizzera, ma una semplice degustazione non basta più. Per scegliere una destinazione contano soprattutto il paesaggio, la gastronomia locale, la possibilità di conoscere i produttori e di vivere esperienze legate al territorio. E il prezzo rimane determinante: il 61% degli enoturisti DACH dichiara una disponibilità di spesa non superiore a 40 euro per una visita guidata in cantina con degustazione. È quanto emerge dal nuovo Rapporto sul mercato DACH, curato da Roberta Garibaldi, docente dell'Università di Bergamo e presidente dell'Associazione Italiana Turismo Enogastronomico (AITE), in collaborazione con FINE #WineTourism Marketplace Italy e Sansonina Winery di Nadia Zenato. Lo studio, realizzato con contributi di The Data Appeal Company, Hochschule Geisenheim University e Lausanne Great Wine Capitals, è stato presentato nell'ambito di FINE, svoltosi a Riva del Garda il 27 e 28 ottobre.
Quasi 88 milioni di presenze e un interesse che va oltre la degustazione
Germania, Austria e Svizzera rappresentano un mercato fondamentale per il turismo italiano. Secondo i dati Istat relativi al 2024, i tre Paesi hanno generato 87,8 milioni di presenze, pari al 34,6% di quelle straniere. La Germania guida con 65,2 milioni, seguita dalla Svizzera con 12,1 milioni e dall'Austria con 10,5 milioni. Nel 2025, secondo Banca d'Italia, la spesa complessiva dei visitatori DACH ha raggiunto 12,7 miliardi di euro, di cui 8,8 miliardi provenienti dai tedeschi.
Il turismo del vino è già un'abitudine consolidata: il 73% degli intervistati ha partecipato ad almeno un'esperienza enoturistica negli ultimi tre anni e il 59% ne ha vissuta più di una. La degustazione resta l'attività più praticata (54%), seguita dalle visite guidate alle cantine (41%). Il 27% ha visitato aziende a conduzione familiare, mentre il 25% ha scelto cantine con ristorante o acquistato vino direttamente dal produttore. Il vino, tuttavia, è spesso soltanto una componente della vacanza. Tra chi ha effettuato soggiorni enoturistici con pernottamento, il 72% è rimasto almeno quattro giorni, mentre il 59% ha visitato una o due cantine.
Paesaggi e cucina locale guidano le scelte. Chianti ed Etna tra le mete preferite
Per oltre l'80% degli intervistati il paesaggio è un fattore determinante nella scelta della destinazione. Seguono i ristoranti locali autentici, considerati importanti dal 78% degli austriaci e svizzeri e dal 65% dei tedeschi. Il legame tra turismo e gastronomia è confermato dal fatto che il 55% associa innanzitutto l'Italia al cibo e al vino. Tra le destinazioni enoturistiche italiane più desiderate domina la Toscana: il Chianti è primo con il 38% delle preferenze, seguito da Montepulciano (33%). Al terzo posto si colloca l'Etna (23%), davanti a Montalcino (20%). Seguono Bolgheri, Valpolicella e Costiera Amalfitana (18%), Cinque Terre (16%), Monferrato, Valdichiana e Gallura (14%).
Le attività desiderate confermano l'interesse per esperienze che vadano oltre l'assaggio.Il 61% vorrebbe bere un calice in un wine bar, il 60% acquistare vini locali e il 57% partecipare a una cena in cantina con piatti regionali abbinati ai vini aziendali. Il 55% è interessato alle cantine ospitate in dimore storiche, il 54% ai tour tra vigneti e barricaie e il 48% a una cena nei vigneti a lume di candela. Il 34% vorrebbe partecipare direttamente alla vendemmia.
Degustazioni, il 61% non vuole spendere più di 40 euro
La disponibilità alla spesa rappresenta un'indicazione importante per le imprese vitivinicole. Il 27% degli enoturisti DACH spenderebbe meno di 20 euro per una visita guidata con degustazione, il 34% tra 21 e 40 euro e il 23% tra 41 e 60 euro. Anche per partecipare alla vendemmia prevalgono budget contenuti: il 40% indica meno di 20 euro. «Non possiamo quindi puntare soltanto su esperienze esclusive, ma dobbiamo costruire un'offerta diversificata, accessibile e capace di rispondere a esigenze differenti», osserva Roberta Garibaldi. Conta anche l'organizzazione della visita.Il 32% prenota le attività enogastronomiche via e-mail, il 31% attraverso piattaforme specializzate e il 28% tramite siti turistici ufficiali, mentre il 34% non effettua prenotazioni anticipate.
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L'automobile resta il mezzo preferito per raggiungere le cantine (75%), davanti ad autobus (27%), treno (21%) e bicicletta (14%). Per il pernottamento prevalgono gli alberghi tradizionali (53%). Le recensioni analizzate da The Data Appeal Company nelle aree Doc e Docg italiane restituiscono un sentiment positivo: 87 punti su 100 per i tedeschi, 86,7 per gli austriaci e 85,5 per gli svizzeri. Emergono però criticità nei servizi, soprattutto nei tempi di attesa, valutati 40,9 punti dagli svizzeri e 45,1 dagli austriaci, e nell'accessibilità, che per questi ultimi si ferma a 47,9 punti.
Garibaldi: «Servono destinazioni organizzate, non soltanto singole cantine»
Il rapporto sottolinea infine che l'enoturismo può attrarre anche chi non parte espressamente per il vino. Una ricerca della Hochschule Geisenheim University, condotta tra 570 turisti nelle regioni tedesche del Rheingau e del Palatinato, rileva che un visitatore su tre, tra quelli entrati in cantina, aveva scelto la destinazione per altri motivi. Paesaggio, natura, gastronomia e relax possono quindi avvicinare nuovi visitatori alle aziende vitivinicole. Un esempio di organizzazione condivisa arriva dalla Svizzera, dove Swiss Wine Tour riunisce esperienze delle diverse regioni vinicole in una piattaforma che integra vino, gastronomia, cultura e paesaggio. Per Garibaldi, anche l'Italia deve compiere questo passaggio: «Mi auguro che nei prossimi anni il turismo del vino italiano evolva da un insieme di eccellenze individuali a un vero sistema di destinazioni organizzate, dove cantine, strutture ricettive, ristoratori, guide e operatori dei trasporti collaborino, condividendo servizi, strumenti digitali e opportunità commerciali».
L'obiettivo è coinvolgere anche i piccoli produttori e i territori meno conosciuti, distribuendo i benefici economici dell'enoturismo. Una prospettiva richiamata anche da Alessandra Albarelli, direttrice generale di Riva del Garda Fierecongressi, che evidenzia l'interesse dei visitatori DACH per luoghi autentici e ancora poco esplorati. La sfida, dunque, non è soltanto portare più persone nelle cantine, ma trasformare le visite in soggiorni capaci di generare valore per l'intero territorio, attraverso un'offerta accessibile, servizi efficienti e una maggiore collaborazione tra gli operatori.

