«La preoccupazione per i ventenni è relativa: nemmeno noi a 20 anni bevevamo vino». Ne è convinto Federico Gordini, presidente della Milano Wine Week, ridimensiona l’allarme sui giovani che si allontanano dal vino e sposta l'attenzione su un altro punto: come viene loro proposto. «Quando il vino apre le porte, i giovani rispondono con interesse, frequenza e partecipazione», spiega. Le visite in cantina e le esperienze nei locali possono avvicinare alla bottiglia anche chi non ha competenze specifiche. È da qui che parte una riflessione più ampia sul futuro del vino, che nella Milano Wine Week 2026 (in programma dal 17 al 25 ottobre) tocca anche consumi fuori casa, ricarichi delle carte vini e difficoltà della sala. L'obiettivo è rendere il vino meno distante dal consumatore, soprattutto quando non viene ancora percepito come una scelta naturale.

L'intervista a Federico Gordini

Federico Gordini, presidente di Milano Wine Week
Rispetto alla prima edizione, come è cambiata la manifestazione e in che modo il pubblico vive oggi il vino?

“La Milano Wine Week è cambiata ogni anno, cercando di seguire l'evoluzione del mondo in generale e non solo di quello enologico. Parliamo di una storia di resilienza: siamo riusciti a esistere anche durante la pandemia, inventandoci modalità alternative come il collegamento di varie location nel mondo con masterclass in diretta da Milano, destinate agli operatori direttamente a casa loro. Nel 2018 il mercato era in una situazione tranquilla, con dati decisamente interessanti. Oggi il settore vitivinicolo sta rivedendo priorità e progettualità. Come riassume il payoff del nostro nuovo quartier generale consumer, il vino deve cambiare forma. Deve rinnovare la propria forma espressiva perché affronta una competizione globale: non c'è più soltanto la concorrenza tra regioni o Paesi produttori, ma il vino rappresenta ormai a tutti gli effetti una delle categorie del beverage e deve misurarsi con l'intero mercato, valorizzando la propria eccellenza e unicità. Per farlo serve costruire esperienze. Non a caso quest'anno lanciamo una verticale sull'ospitalità e sull'esperienza del vino in cantina, uno strumento per raccontare l'unicità del prodotto in modo meno tecnico e più vicino al consumatore. I dati di mercato evidenziano una frenata della crescita, in particolare nel canale fuori casa. Questa contrazione è legata a molteplici fattori, tra cui una generale riduzione del potere d'acquisto: se paghiamo un litro di diesel 2,40 euro, è evidente l'impatto a cascata su tutta la filiera.”

Avete scelto di puntare su un format esperienziale che va oltre il classico banco d'assaggio. Perché questa scelta?

“L'esperienza e la qualità della somministrazione devono integrarsi perfettamente, elevando il concept del banco d'assaggio anche grazie al contributo di professionisti di altissimo livello come Alberto Fasinato e L'Alchimia. Attorno a questo impianto si sviluppa il progetto con Mario Di Paolo, Il Vino Cambia Forma: una mostra sull'evoluzione del labelling e del packaging, workshop quotidiani, momenti di scambio e un palinsesto serale di intrattenimento con musica e performance. Significa fare in modo che il vino si accosti a mondi nuovi per coinvolgere pubblici differenti. L'enoteca sarà uno spazio aperto alla città, in particolare nel fine settimana, a testimonianza di un settore che apre le porte e interpreta i trend più significativi dell'anno.”

Ristoranti e carte vini: il futuro del vino passa dalla sala

Come si conciliano il ristorante e la sala, luoghi tradizionali di vendita e comunicazione, con i nuovi spazi legati al lifestyle e al design?

“Questa diversificazione inquadra esattamente le due priorità del mondo del vino. Da un lato bisogna lavorare a stretto contatto con gli operatori della ristorazione per qualificare la loro professionalità e l'esperienza del consumatore, poiché il futuro del vino passa dal fuoricasa. Il nostro Business Day, previsto per lunedì 19 ottobre, condenserà in una giornata moltissime iniziative: la prima edizione degli Stati Generali della Sala Italiana organizzata con Alma e APCI, focus su formazione, risorse umane e comunicazione, e un ampio approfondimento sulle carte vini. Ci saranno inoltre importanti masterclass e un walk-around tasting con 100 aziende selezionate, dedicato verticalmente a chi opera quotidianamente nella ristorazione. La giornata si concluderà con il Premio Carte Vini 2026, esteso a tutte le categorie, dai tristellati alle pizzerie. Queste ultime ci stupiscono per la qualità e la varietà delle loro carte vini, favorite da un'offerta food più casual che libera risorse di portafoglio per un'esperienza enologica più ampia.Tutto questo si svolgerà presso l'headquarter del Marriott in via Washington, concepito come la casa degli operatori e degli addetti ai lavori, con momenti che apriranno le porte gratuitamente al pubblico per far scoprire le esperienze delle 50 cantine premiate. Parallelamente, il programma cittadino punta a coinvolgere il pubblico, stimolare curiosità e valorizzare i circuiti della ristorazione che si occupano di vino a Milano 365 giorni all'anno. Sono due programmi paralleli e complementari, poiché Milano è la città ideale per coniugare business, comunicazione, nuovi trend ed esperienze.”

Sotto quali aspetti Milano si conferma rappresentativa del consumatore italiano e quali peculiarità ne fanno un contesto unico?

“Milano non è più soltanto una vetrina rappresentativa del consumatore italiano: è un punto d'approdo per residenti provenienti da tutta Italia e un centro nevralgico di consumi e tendenze, dove si conferma il principio secondo cui ciò che funziona a Milano trova riscontro nel resto del Paese. La città ha acquisito una forte valenza internazionale, alimentata da una crescita considerevole dei flussi turistici e residenti esteri rispetto al post-Expo. È un test non solo per l'Italia, ma per il mercato globale. Per questo motivo abbiamo scelto Milano per lanciare la nuova verticale sulla Wine Hospitality, un settore che vale già oltre 3 miliardi di euro come industria e che è destinato a crescere in modo rilevante. L'enoturismo rappresenta una base solida per il futuro, in particolare per le piccole e medie aziende. Milano offre un pubblico consapevole, genera flussi importanti ed è situata a due ore dalla quasi totalità del mondo vitivinicolo del Nord Italia.”

E poi c’è il grande tema delle difficoltà della sala.

“Sì, l’attenzione alla sala è un altro tema diventato centrale. Ci troviamo di fronte a un calo drastico degli addetti: a Milano ne mancano circa 8.000, e a Roma molti di più a fronte delle numerose nuove aperture. È necessaria una riqualificazione massiva e un rilancio di queste professioni, poiché il futuro del vino passa dalla ristorazione e, inevitabilmente, dalla sala. Dobbiamo renderla una priorità condivisa. Questo scenario negativo, già intravisto nel 2018 ma oggi radicalmente mutato, guida la polarizzazione del nostro gruppo verso questo tema. Infine, serve un cambio di passo comunicativo per svecchiare il settore e avvicinarlo all'esperienza, che costituisce il suo vero valore. È la direzione intrapresa con progetti importanti come Il Vino Cambia Forma, realizzato insieme a Spazio Di Paolo: si parte dal labelling e dal packaging per arrivare all'accostamento con l'arte, la cultura e l'entertainment, messaggi che diventeranno dominanti nel progetto del decennale.”

Mettendo in rete produttori, ristorazione, retail, sommelier e pubblico, quale individua oggi come il punto di maggiore distanza tra le componenti della filiera?

“La distanza principale è stata dettata storicamente da modelli di comunicazione del mondo del vino che faticavano a raggiungere direttamente il consumatore finale, anche a causa di risorse differenti rispetto ad altri comparti del beverage. I grandi eventi offrono risposte concrete per costruire un rapporto più stretto tra le denominazioni, i territori, le cantine e il pubblico. Inoltre, come detto, occorre ridefinire il ruolo del personale di sala. Il sommelier non deve più essere visto esclusivamente come un acquirente per la carta vini, ma come un protagonista, un divulgatore dotato di forti competenze comunicative. Progetti come WineGist Italia nascono proprio per valorizzare e dare ampio rispiro a queste figure professionali.”

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Ricarichi del vino al ristorante: quando il prezzo frena i consumi

Oltre alla contrazione della spesa, emergono criticità legate ai ricarichi nella ristorazione.

“Da un lato c'è una riduzione del potenziale di spesa di un vasto target di consumatori. Dall'altro poniamo grande attenzione sul tema del rapporto qualità-prezzo in Horeca, un requisito che abbiamo introdotto anche per i Premi Carte Vini. Attraverso il nostro osservatorio privilegiato sull'analisi di migliaia di carte vini, notiamo che l'esperienza del vino viene talvolta ostacolata o compromessa da ricarichi che non funzionano. Ovviamente ogni imprenditore è padrone a casa propria e non esiste una legge sul ricarico, ma credo vadano incentivate le condizioni affinché tutti i target di consumo possano vivere l'esperienza della ristorazione, che riveste un valore aggiunto fondamentale.”

Il tema dei ricarichi del vino al ristorante è sempre più stringente
Quanto incidono questi ricarichi nella ristorazione e la comunicazione del prodotto sui dati di vendita?

“I dati di vendita risentono di una congiuntura economica complessa e degli strascichi normativi legati a temi come i tassi alcolici. Nonostante ciò, l'industria degli spirits ha registrato un impatto superiore rispetto a quella vinicola, e il vino, orientandosi anche verso gradazioni inferiori, conserva opportunità importanti. I ricarichi della ristorazione in alcuni casi scoraggiano i consumi, ma il problema centrale risiede nella comunicazione di ciò che si cela dietro una bottiglia. Il percepito del pubblico non riflette la complessità del lavoro reale: la narrazione del ciclo della vite, dalla post-vendemmia all'annata successiva, delle lavorazioni in cantina e dell'unicità di questo mestiere merita di essere comunicata in modo diverso per costruire una percezione di valore più ampia. Il consumatore spesso non possiede gli strumenti per comprenderla. Quando vediamo i ventenni visitare le cantine nei fine settimana, assistiamo a qualcosa di straordinario: è in quel momento che comprendono il lavoro racchiuso in una bottiglia. A ciò si aggiungono le sfide del cambiamento climatico, con vendemmie anticipate e avversità meteorologiche capaci di compromettere il lavoro di un intero anno. Dobbiamo comunicare con maggiore efficacia la passione, l'amore e l'impegno che animano la produzione enologica, poiché il rilancio dei consumi passa anche attraverso questa consapevolezza.”

Giovani e vino: a 20 anni non bevevamo neanche noi

Il coinvolgimento dei giovani in enoturismo rappresenta dunque un segnale di inversione di tendenza rispetto al ricambio generazionale?

“Quando si discute dei ventenni che non bevono vino, bisognerebbe ricordare cosa bevevamo noi alla loro età: non facevamo certo roteare calici di Bordeaux, ma optavamo per consumi più semplici legati a contesti di festa. Il consumo di vino orientato alla qualità inizia mediamente dai trent'anni in poi. La preoccupazione per i ventenni, francamente, è relativa. Quando il vino apre le porte, i giovani rispondono con interesse, frequenza e partecipazione. Gli osti e i locali che sanno far vivere esperienze riescono ad avvicinarli efficacemente. La Generazione Z si accosta al vino quando questo si apre a tutti - anche a chi non possiede competenze specifiche -, senza pretese educative ma offrendo esperienze memorabili capaci di legarli al prodotto.”

Milano Wine Week guarda al decennale: più enoturismo e business

Quali obiettivi vi ponete per questa edizione della manifestazione?

“L'obiettivo principale è interpretare le dinamiche attuali del settore e inaugurare il percorso che ci condurrà verso il nostro primo decennale. Vogliamo fare in modo che le nuove verticali, a partire da quella sull'enoturismo, acquisiscano fin da subito un peso strategico rilevante per il futuro. Puntiamo inoltre a garantire la massima efficacia nella sezione B2B dedicata ai dati e agli operatori, creando momenti di connessione rapidi e mirati per fare di Milano un hub centrale per gli affari e il networking. Infine, intendiamo coinvolgere un vasto pubblico di consumatori attraverso iniziative diversificate, poiché ogni persona che vive un'esperienza culturale legata al prodotto rappresenta un tassello di consapevolezza in più, che costituisce la base fondamentale per il futuro di tutto il settore.”

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