IN PIEMONTE

L'Italia del Vino: tre Gavi Docg per scoprire la grandezza del Cortese
Tre etichette da non perdere e che raccontano la storia e l’identità del Cortese di Gavi, bianco piemontese oggi sempre più protagonista della scena enologica. Dalle origini storiche alla Docg, il territorio si distingue per suoli, microclima e tradizione. Tre interpretazioni d’eccellenza raccontano longevità, eleganza e personalità del vitigno
Nessuna subalternità, da parte dei bianchi piemontesi verso i monumentali rossi della regione. Cortese, Arneis, Favorita, Erbaluce, Timorasso, Nascetta, Chardonnay, vivono ormai di luce propria, protagonisti riconosciuti, ognuno con la propria storia, del vino a bacca bianca piemontese e mentre i rossi e le etichette con qualche grado alcolico in più, segnano il passo, i bianchi sembrano trainare la ripresa, ridisegnando i consumi.
Gavi Docg: storia e identità del Cortese
Tra questi il Gavi, prodotto a base di uve Cortese in purezza, che nel corso della sua storia, ha scandito la vita di queste popolazioni, contribuendo al prestigio dell’enologia locale e all’economia, finendo sempre o quasi sulle tavole di alto lignaggio. Il mezzo secolo appena trascorso, dalla fondazione del Consorzio di Tutela, ha riportato i riflettori su un’area di grandissima tradizione vitivinicola, che dal Cinquecento in poi, ha rappresentato una cerniera strategica, tra Genova, il ducato di Milano, il Monferrato e il Piemonte sabaudo, rimanendo sotto l’influenza della Repubblica di Genova, per due secoli e mezzo, come conferma un atto, custodito nell’Archivio di Stato di Genova, del 3 giugno 972, che certifica, transazioni di vigne e castagneti, tra il vescovo di Genova e due cittadini gaviesi.
La storia del Cortese di Gavi tra vino e commerci
Un’area vivace nei commerci, grazie al consolidarsi di una solida enologia locale, come conferma un carteggio del 1659, tra il castello di Montaldeo e il marchese Doria, dove per la prima volta, si attestano impianti di «viti tutte di cortese». E anche in seguito, nel 1782, quando il Marchese Doria scrive al fattore, le sue intenzioni di spedire il suo vino in Sud America. Mentre si compiono passi anche verso la regolamentazione delle pratiche enologiche, grazie al conte Nuvolone, vicedirettore della Società Agraria di Torino, che nel 1798 redige la stesura della prima ampelografia dei vitigni coltivati sul territorio piemontese e cita l’uva Cortese nella forma dialettale Corteis.
Cortese piemontese: dalla spumantizzazione all'export
Fino al 1869 quando la prima commissione ampelografica della Provincia di Alessandria, stila una descrizione accurata del Cortese, definendolo, particolarmente adatto alla spumantizzazione, grazie soprattutto all’opera dell’enologo francese Luigi Oudard (curatore delle cantine del conte di Cavour a Grinzane). E al 1883, quando Giacomo Traverso, detto il Moro esporta questo vino in Argentina, Germania, Svizzera (al celebre grossista Roessinger di Basilea). Passi importanti, che portano alla consacrazione del Cortese di Gavi, con l’ingresso nel 1924, nella guida ai “I Vini tipici d’Italia”, di Arturo Marescalchi, che definisce i vini ottenuti da uva Cortese come “Bianchi tipo Gavi”. Siamo in un territorio prevalentemente collinare, vocato ai grandi vini, che dalla provincia di Alessandria, si estende verso l’Appennino ligure, con altopiani di marne argillose, sferzati da correnti che giungono dalla vicina costa ligure, influenzando il microclima, culla del bianco Gavi o Cortese di Gavi.
Gavi Doc e Docg: denominazione e tipologie
La Doc arriva nel 1974 e la Docg nel 1998, con modifiche successive per le tipologie riserva fermo e riserva spumante metodo classico, nel 2010. Nel 2013 viene fondato il Consorzio di Tutela, che conta oggi 190 produttori, in un’area che conta circa 1.450 ettari, distribuiti negli 11 comuni della provincia di Alessandria. Il Gavi può essere prodotto nelle tipologie: tranquillo, frizzante, spumante, riserva, riserva spumante metodo classico. Non mancano gli interpreti di caratura, eccone tre che mi hanno colpito, per come hanno saputo essere precursori, impegnandosi per il territorio e facendosi ambasciatori di questa area vitivinicola notevolissima.
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Etichetta Nera - La Scolca
Era il 1919 quando Giorgio Soldati, originario di Genova, ebbe l’intuizione di acquistare i primi terreni a Rovereto di Gavi, puntando da subito sul Cortese, firmando nel 1923 la prima vendemmia. Un imprenditore che seppe vedere lungo e getterà le basi di un progetto di lungo respiro, volto a elevare un vitigno allora poco valorizzato, basandosi principalmente sul territorio, sulla sostenibilità e su metodologie all’avanguardia.
Chiara Soldati, Cavaliere del Lavoro, che oggi guida l’azienda, ha messo in campo i valori trasmessi da suo padre e da suo nonno, con determinazione e consapevolezza, puntando a innovare, lavorando sul potenziale d’invecchiamento del Cortese, sull’autoctonia e sull’invecchiamento dei bianchi, che per molti decenni nessuno pensava valesse la pena far invecchiare. I suoli argillosi, la ventilazione che soffia dal mare, l’esposizione ai raggi del sole, danno uve sane e di qualità, raccolte, a mano e con cura.
La vinificazione, avviene in una cantina suddivisa su tre livelli, in bianco, a freddo, lasciando parzialmente macerare sulle bucce, sino all’imbottigliamento, a contatto con i lieviti autoctoni, di prima fermentazione, impiegando il consolidato metodo “sur lie”. Il risultato è un Cortese di Gavi, che rivela la più alta espressione dell’uva Cortese, con vigneti che hanno oltre sessant’anni e una spiccata identità. Al naso, un bel floreale intenso, di ginestra, zagara, ligustro, con sentori di fiori gialli e mandorla. Al palato, un sorso avvolgente, ampio, fine, fresco, lungo, con tanta struttura, mineralità, persistenza, accenni di agrumi e pietra focaia e un incredibile potenziale d’invecchiamento.
Varietà: 100% Cortese
Prezzo medio: € 26/29
Abbinamento consigliato: Rombo al forno con Aceto Balsamico di Modena Igp di Francesco Cinquepalmi.Il Cortese di Gavi La Scolca, con la sua spiccata mineralità, freschezza agrumata e struttura avvolgente da metodo sur lie, si abbina perfettamente al rombo al forno di Francesco Cinquepalmi. La spina acida e i sentori di pietra focaia bilanciano la dolcezza della crema di zucca e la grassezza del pesce, mentre la materia del vino e le note di mandorla sostengono la rotondità del fondo all’Aceto Balsamico di Modena IGP e la spinta della verza alla brace, creando un perfetto equilibrio tra eleganza, pulizia del palato e persistenza
10 Anni Gavi Docg del Comune di Gavi 2014 - Villa Sparina
Villa Sparina, sulle colline di Monterotondo, a pochi minuti dal borgo di Gavi, con la sua fortezza medievale, adibita a museo bellico e la vista che spazia sulle colline intorno. Un’azienda vinicola modello, affiancata da uno splendido resort, circondata da 100 ettari di proprietà, esposti favorevolmente alla luce solare, di cui 70 sono dedicati agli autoctoni Gavi e Barbera, una storica vigna del 1945 e nel sottosuolo le suggestive cantine di invecchiamento del XVIII secolo.
Un paradiso green, dove nascono vini con una loro unicità e una bottiglia speciale, ideata dal design Giacomo Bersanetti, ispirandosi a un antico vaso rinvenuto durante gli scavi. Nei primi anni ‘70 l’acquisizione della tenuta da parte della famiglia Moccagatta e nel 1974 la prima vendemmia. Un rilancio che inizia con la riorganizzazione dei vigneti e della cantina, mentre Villa Sparina si conferma una vera e propria meta enogastronomica, grazie all’hotel 4 stelle superior e al ristorante gastronomico la Gallina, aperti nel 2004.
Tra le produzioni di eccellenza, il Villa Sparina - 10 Anni, una riserva di Gavi, che raccoglie il meglio delle vigne storiche dell’azienda, dell’annata 2014. Un lavoro ampio e accurato, che dalla vigna si completa in cantina, con le prime 24 ore di fermentazione in acciaio, prima di passare al legno. Metà in botte di legno grande, a temperatura controllata e l’altra metà in barriques per 12 mesi, con battonage saltuari. Il calice esprime un grande classico, che riesce sempre a stupirmi, per concentrazione e bevibilità. La parte olfattiva è fine e penetrante, con accenni di pesca matura, aneto e piccole spezie. Il palato è fresco, cremoso, salato, lungo, con intriganti note fruttate e accenni balsamici.
Varietà: 100% Cortese
Prezzo medio: € 52/58
Abbinamento consigliato: Ricciola scottata con pesca marinata al timo e finocchio brasato di Giuseppe Mulargia. Il 10 Anni Gavi Docg Riserva 2014 di Villa Sparina crea un’affinità perfetto-gustativa ideale con la ricetta della ricciola scottata. La complessa struttura cremosa del vino, affinato in legno, avvolge la carne grassa della ricciola e ammorbidisce la spinta agrumata dell'arancia e dell'aceto di riso. Allo stesso tempo, le sue penetranti note olfattive di pesca matura, aneto e accenni balsamici si agganciano in perfetta risonanza aromatica con la pesca marinata al timo e la balsamicità del finocchio, mentre la spiccata sapidità del calice esalta il tocco sapido della polvere di cappero.
Gavi Docg Pisé - La Raia
Nel 2003, la famiglia Cairo acquisisce i primi poderi de La Raia, nell’areale del Gavi, con l’obiettivo di andare alle origini del Cortese, per valorizzarne il potenziale, puntando su metodologie biologiche e biodinamiche. Da allora sono trascorsi oltre vent’anni e il progetto può dirsi giunto a compimento. La tenuta, in posizione dominante, si estende per oltre 200 ettari, tra giardini, vigneti, pascoli, terreni coltivati, boschi, corsi d’acqua e un interessante biodiversità, con specie autoctone e piccoli animali.
All'azienda agricola e alla cantina, si affianca nel 2017, anche un elegante relais, frutto dell’accurato restauro di un’antica stazione di Posta, che si compone di dodici stanze, la spa e il ristorante gastronomico, che ha conquistato la Stella Verde Michelin, nel frattempo nel 2013 è nata la Fondazione La Raia, con intellettuali e artisti, che confluiscono nella tenuta, per iniziative e collaborazioni. La produzione si finalizza a sette etichette biologiche e biodinamiche, tra cui il cru Pisé, un Gavi di personalità, che si origina nel più antico vigneto de La Raia, a circa 300 metri di altitudine, esposto a sud, sud-ovest, su suoli di terra rossa, sabbiosi e ben drenati, vocati al Cortese, dove si praticano il sovescio e trattamenti, con ridotte quantità di zolfo e rame.
Completata la vendemmia, verso la fine di settembre, si procede con la pressatura soffice delle uve e la decantazione statica del mosto a bassa temperatura. La fermentazione alcolica si protrae sui lieviti, in botti grandi di rovere da 25HL, per circa 12 mesi e in vasche di acciaio inossidabile sur lies, a temperatura controllata, ancora 12 mesi. Infine l’imbottigliamento, dove il Gavi, affinerà ancora un anno, prima della commercializzazione. Il tasting è ad alto tasso di piacevolezza, rivela al naso un’intensità e una complessità inaspettate, con sentori di miele, gelsomino, ananas e un articolato ventaglio di spezie. Al palato, grande struttura, armonia ed equilibrio, ma anche pulizia e riconoscibilità, con una chiusura lunga e sapida.
Varietà: 100% Cortese
Prezzo medio: € 22/34
Abbinamento consigliato: Scampi, spinaci e basilico, pinoli e uvetta di Antonio Romano. Il Gavi Docg Pisé de La Raia, con il suo affinamento tra botte grande e acciaio sur lies, offre la struttura, l'armonia e la chiusura sapida ideali per la complessità di questa ricetta dello chef Antonio Romano. La sua vena aromatica ricca e speziata, che richiama il miele e il gelsomino, dialoga perfettamente con la dolcezza dei pinoli, dell'uvetta e con il profilo balsamico del basilico. Al tempo stesso, la grande pulizia e l'equilibrio del calice sostengono la delicatezza marina degli scampi e della loro estrazione, bilanciando con misura e piacevolezza le note erbacee della purea di spinaci e la lieve acidità del dressing


