Poco conosciuto è il fiume Tronto, eppure esso ha un suo ruolo anche nel delimitare il confine tra due regioni che hanno contiguità sulla fascia costiera adriatica. La riva destra del Tronto è in Abruzzo e la riva sinistra del Tronto è nelle Marche. Pertanto, come leggiamo il “trasloco” a cui si è sottoposto lo scorso mese di giugno il prode chef Massimiliano Capretta, patron de “L'Arca”? Lo leggiamo così: ci si trasferisce dalla rive droite alla rive gauche del Tronto. E si afferma il vero. Si afferma il vero anche dicendo che alla fin fine di una distanza di una dozzina di chilometri trattasi, da Alba Adriatica a San Benedetto del Tronto e ancora si afferma il vero dicendo che Massimiliano Capretta ha cambiato regione: prima era in Abruzzo, provincia di Teramo e adesso è nelle Marche, provincia di Ascoli Piceno.

Massimiliano e Dalila Capretta, chef e patry chef de L’Arca
Come è il ristorante L'Arca
Massimiliano Capretta, chef poco più che cinquantenne è stato patron de L'Arca ad Alba Adriatica per circa un quarto di secolo. Occasione propizia, un bel locale sfitto, già adibito a ristorante, nel plesso dell'hotel Smeraldo, sul Lungomare Risorgimento. Ingresso indipendente. Un salto quanto mai opportuno sia per pregevolezza estetica che per funzionalità. Dalila, la sorella di Massimiliano, bravissima pastry chef, ha adesso gli spazi idonei per curare l'arte bianca, dal pane alla squisita pasticceria, già pianificando (e poi… panificando!) il suo panettone per il Natale. Bel giardino esterno, sala molto ampia, elegantemente arredata, impreziosita da gradevoli giochi di luci e sculture in legno; tavoli ben distanziati tra loro.
La filosofia di cucina del ristorante L'Arca
Grazioso il calembour dello chef: Marcuzzo, a voler significare questo territorio di confine tra la Basse Marche e l'Abruzzo. Come sia, Massimiliano Capretta continua a proporre la sua "bio cucina mediterranea". Bio per la selezione delle materie biologiche a km zero o di provenienza certificata; Cucina perché la salvaguardia dell'alimento è garantita dalle tecniche di cottura; Mediterranea, perché l'ispirazione è quella di una tradizione culinaria in grado di inglobare in sé tutto quello che il ricchissimo territorio tra Marche e Abruzzo (il suddetto Marcuzzo) è in grado di offrire. L'Arca ha la certificazione biologica.

La sala di L’Arca
Cosa si mangia al ristorante L'Arca
Alla memoria ricorrendo, ancor prima che agli appunti, raccontiamo di cena indimenticabile in una calda serata di inizio luglio. I pani sono fatti da Dalila con lievito madre e farine bio. Ci si delizia subito con le Cozze all'amatriciana, sorta di biglietto da visita dello chef atto a comprendere quanto talentuoso egli sia nel coniugare tecnica e creatività. Questo suo valore, ancorché tratto saliente della sua cucina e del suo servizio, lo si ritrova già negli antipasti. Primo antipasto: Baccalà, Patate e Peperoni. In allegra policromia un cannolo di patate croccante ripieno di baccalà; in carezzevole vicinanza nel piatto, il sorbetto di peperone arrosto. Secondo antipasto: La porchetta bianca, ovvero coniglio di fattoria disossato, con misticanza, chips di maiale e salsa di prugna passita. Negli appropriati calici, corretta la temperatura e di alta professionalità il servizio, il Cerasuolo d'Abruzzo Doc 2022, ottenuto da uve Montepulciano, fatto da Bossanova a Controguerra (Te).
Navelli al mare di L’Arca
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La porchetta bianca di coniglio di L’Arca
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Cozze all’amatriciana di L’Arca
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Baccalà, Patate e Peperoni di L’Arca
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Navelli al mare di L’Arca
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A seguire un primo piatto memorabile: Navelli al mare. Soqquadro con scampi, calamaretti, zafferano di Navelli e crema di asparagi. C'è tanto Abruzzo in questo piatto: la pasta è del Pastificio Verrigni di Roseto degli Abruzzi, lo zafferano è lo Zafferano dell'Aquila Dop coltivato nell'Altopiano di Navelli. Ci sono anche le Basse Marche in questo piatto: gli scampi e i calamaretti sono pescati dalle barche che rendono il porto di San Benedetto del Tronto tra i principali porti per flotta di pescherecci del nostro Paese. Insomma, il Marcuzzo coniato dallo chef. Il piatto, inteso fuor di sineddoche, ovvero proprio l'oggetto piatto, il recipiente di tanta bontà è fatto da Infinito Design.
Ed è ancora al pescato locale che si rende omaggio con un sorprendente Fritto misto. Altro saporito guizzo creativo dello chef. Qui il pesce che prevale nel piatto è la sogliola. Sogliola che, attenzione, viene fritta con la sua pelle e non le si toglie la lisca. Pertanto, essa diviene una sorta di cornucopia atta a contenere e a far fuoriuscire, totani, mela, salvia, agrumi ed insalata al pinzimonio. Cavalleresco il defilarsi di Massimiliano onde cedere la scena alla sorella Dalila, la pastry chef che suadentemente ci illustra le sue dolci creature. Della serie “two is better than one”, la scelta è duplice. Si comincia con Viaggio in Sud America: delicata mousse al frutto della passione con cuore di ananas, mango e croccante al cocco e menta. Si prosegue con Dolce non Dolce: cannolo croccante al miele con mousse ghiacciata all'albicocca su insalata di quinoa con frutta oleosa, semi, erbe e gelato di piselli. Dna Capretta, si può dire così? Riscontriamo in Dalila la stessa vetta armoniosa costruita grazie alla felice coesistenza di tecnica robusta e profonda con ariosi guizzi creativi. Due dolci davvero unici per bontà! Piccola pasticceria a suggellare il compimento di sì deliziosa cena.
E siamo appena all'inizio de L'Arca delle rive gauche. Immaginiamoci cosa sapranno e vorranno fare Massimiliano e Dalila una volta che, con il lenirsi dei flussi estivi che affollano San Benedetto del Tronto, si tratterà di deliziare i gourmet locali e forestieri.
L'Arca
Viale Rinascimento 143 - 63074 San Benedetto del Tronto (Ap)
Tel 0735 488908