Quando Carlo Cracco è arrivato a Roma alla fine di febbraio, la domanda era quasi inevitabile: che cosa avrebbe fatto uno degli chef simbolo della Milano gastronomica davanti a carbonara, carciofi, coda e gricia? La risposta più facile sarebbe stata giocare a fare il romano. Cracco ha scelto invece la strada più difficile: restare Cracco e lasciare che fosse Roma, poco alla volta, a entrare nella sua cucina. A sette mesi dall'apertura, Viride by Carlo Cracco, il fine dining del Corinthia Rome di Piazza del Parlamento, può essere osservato con una prospettiva diversa rispetto all'entusiasmo inevitabile del debutto.

L'elegante sala da pranzo del ristorante Viride al Corinthia Rome
L'elegante sala da pranzo del ristorante Viride al Corinthia Rome

E i primi riscontri sembrano indicare che l'operazione oltre che il successo abbia trovato una sua identità. Non siamo semplicemente al "ristorante romano di Cracco". Il progetto è più complesso e, probabilmente, più interessante. C’è tutta la cucina che ha reso celebre lo chef a Milano, ma c’è qualche “contaminazione” romana che l’ha arricchita, dandole una nuova chiave di lettura.

Cracco non copia Roma: la porta dentro la sua cucina

Il punto di partenza rimane quello annunciato dallo stesso chef all'apertura: mettere insieme la propria cultura veneta e milanese con quella romana. Non riprodurre i classici, dunque, ma utilizzarli come materia gastronomica. È qui che si capisce il senso di piatti come l'Insalata russa alla romana, evoluzione di una delle preparazioni che accompagnano Cracco da oltre vent'anni, alla quale arriva il guanciale; oppure dei Bruscitt alla romana con agnello e carciofi, curioso ponte tra Lombardia e Lazio, il pane ripieno dove gli straccetti di manzo cedono il posto all’agnello e garantisce uno sprint inaspettato per gusto ed equilibro. E poi naturalmente c'è la pasta. La carbonara è stata inevitabilmente il banco di prova più pericoloso.

Entrare a Roma e mettere mano a uno dei suoi piatti identitari significa praticamente presentarsi volontariamente davanti al plotone d'esecuzione dei puristi. Cracco lo ha fatto alla sua maniera. Lo spaghettino alla carbonara di tuorlo marinato utilizza una tecnica che appartiene da tempo alla cucina dello chef. Il tuorlo marinato consente di ridurre la quantità di uovo e costruire una carbonara più leggera, mentre pecorino, pepe e guanciale riportano immediatamente il piatto nel territorio romano. Non una carbonara "migliore" dell'originale - confronto che avrebbe poco senso - ma un'altra carbonara, riconoscibile come romana e contemporaneamente ma della cucina di Cracco. Così come e la rilettura della Coda di bue brasata.

Carlo Cracco
The Branding Crew

Carlo Cracco

Nato a Creazzo (Vi) nel 1965, è uno dei cuochi italiani che più hanno contribuito a portare l'alta cucina fuori dai suoi confini tradizionali. La sua formazione passa da Gualtiero Marchesi, con cui lavora a Milano, e dalla Francia, dove entra nelle cucine di Alain Ducasse e Lucas Carton. Dopo l'esperienza all'Enoteca Pinchiorri di Firenze, torna a Milano e nel 2001 apre con la famiglia Stoppani Cracco Peck, diventato successivamente semplicemente Cracco. Oggi il suo indirizzo principale è Cracco in Galleria, nella Galleria Vittorio Emanuele II.

Negli anni ha costruito un'identità gastronomica riconoscibile, fondata sulla rilettura della cucina italiana, sulla tecnica e su un uso spesso sorprendente di ingredienti popolari. Parallelamente è diventato uno dei cuochi più conosciuti dal grande pubblico grazie alla televisione, da MasterChef Italia a Hell's Kitchen Italia fino a Dinner Club. Alla ristorazione milanese ha affiancato Cracco Portofino e, dal 2026, il progetto romano del Corinthia Rome.

Ma Viride non è soltanto Carlo Cracco

C'è però un elemento che rischia di rimanere schiacciato dal peso mediatico del nome sull'insegna. La cucina quotidiana di Viride è nelle mani di Alessandro Buffolino, executive chef beneventano con un percorso importante alle spalle. Ed è probabilmente proprio il rapporto tra Cracco e Buffolino a spiegare perché il ristorante, dopo pochi mesi, sembri già aver superato la fase del semplice "locale della celebrity" ed è uno che a Roma ha un suo perché. Buffolino è l'uomo che lavora fianco a fianco con Cracco nella costruzione della proposta: un incontro non casuale, visto che i due si conoscevano già dagli anni milanesi. Il suo background francese, soprattutto nella costruzione di salse e fondi, si innesta così sulla cucina di Cracco e sul confronto con la tradizione romana.

Il risultato è una cucina nella quale Cracco detta identità e visione, mentre Buffolino ha un ruolo centrale nell'esecuzione e nello sviluppo quotidiano del progetto romano. Nel percorso attuale e nel menu degustazione piatti come Ostrica, battuto di lardo, albicocca e caviale (geniale per l’equilibrio sapido dolce), Risotto mantecato al mascarpone, pomodoro e cumino, o Triglia glassata con peperone e zafferano (altro piatto da non perdere), piatti di Cracco nei quali entrano per frammenti, ingredienti, memorie e tecniche sentori del ricettario capitolino, senza stravolgere nulla. E in questa prospettiva un piatto fa letteralmente volare la stella di Cracco su Roma: il Petto di piccione arrosto, zucchine, fiori di zucca ed olive, con cottura perfetta ed abbinamenti insoliti ma vincenti. Ed è forse questa la scelta più intelligente dell'intero progetto.

Alessandro Buffolino
The Branding Crew

Alessandro Buffolino

Nato nel 1985 a Durazzano, in provincia di Benevento, è l'executive chef che traduce quotidianamente in cucina il progetto gastronomico di Cracco al Corinthia Rome. La sua carriera, curiosamente, parte proprio da Roma nel 2005. Dopo un'esperienza a Londra entra nella brigata di Alfonso Iaccarino al Baby dell'Aldrovandi, per poi completare una parte decisiva della propria formazione in Francia: prima a Lione con Pierre Orsi, quindi a Eugénie-les-Bains con Michel Guérard, dove approfondisce in particolare il lavoro su fondi e salse).

Rientrato in Italia, lavora accanto a Fabio Ciervo alla Terrazza dell'Hotel Eden nel periodo della conquista della prima stella Michelin e nel 2014 arriva tra i finalisti di Emergente Chef. Nel gennaio 2016 passa a Milano, dove per otto anni guida l'Acanto del Principe di Savoia, esperienza particolarmente significativa perché lo mette di fronte alla doppia sfida della grande hôtellerie: soddisfare una clientela internazionale mantenendo una precisa identità gastronomica. Prima dell'approdo al Corinthia torna a Roma come executive chef dell'Hotel de Russie, lavorando accanto a Fulvio Pierangelini.

Un ristorante dentro uno degli hotel più ambiziosi della nuova Roma

Poi c'è il contenitore, che qui conta parecchio. Il Corinthia Rome occupa l'ex sede della Banca d'Italia in Piazza del Parlamento, edificio monumentale dei primi del Novecento riportato a nuova vita dopo un lungo restauro. Persino l'antico caveau è stato trasformato nella spa dell'hotel. Viride si inserisce in questo scenario senza cercare effetti speciali. Eleganza classica, cucina a vista, illuminazione discreta e una mise en place studiata espressamente per il ristorante.

La facciata storica del Corinthia Rome, incastonata nella Capitale
La facciata storica del Corinthia Rome, incastonata nella Capitale

Le porcellane Ginori 1735, ad esempio, riprendono motivi decorativi presenti nello storico Salone del Consiglio del palazzo. Un dettaglio che racconta bene l'impostazione complessiva: Roma non viene utilizzata come scenografia, ma fatta entrare nei particolari. E intorno a Viride ruota un sistema gastronomico più ampio. Cracco sovrintende infatti all'intera proposta food & beverage dell'albergo, che comprende Piazzetta, dedicata a una cucina italiana più immediata e aperta durante la giornata, e Ocra Bar, destinato alla mixology e a una proposta più informale.

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Il lusso, naturalmente, ha un prezzo

Viride appartiene senza equivoci alla fascia alta della ristorazione. Il percorso degustazione è proposto a 220 euro, vini esclusi, mentre la carta permette una maggiore libertà. Tra i piatti attualmente proposti figurano primi intorno ai 38-40 euro, secondi che partono indicativamente dai 50 euro e preparazioni da condividere che salgono ulteriormente. Non è quindi un ristorante che cerca di democratizzare il fine dining. Cerca piuttosto di costruire un'esperienza coerente con uno dei nuovi cinque stelle di lusso della Capitale. Importante, in questo quadro, anche la cantina e il lavoro della sala (22 persone guidate guidate da Andrea Mikhail), che fanno gioco di squadra con la brigata di cucina di 18 persone

. Anche il vino racconta quanto Viride sia ormai un progetto profondamente personale di Carlo Cracco. La nostra degustazione è stata infatti accompagnata esclusivamente dai vini di Vistamare, la tenuta dello chef a Santarcangelo di Romagna: diverse etichette in abbinamento ai piatti, fino a chiudere il percorso con il vermouth prodotto dalla stessa azienda. Una scelta quasi autarchica, ma che trasforma la cantina di famiglia in parte integrante del racconto gastronomico.

Cracco ha scelto una Roma diversa

L'aspetto più interessante dell'operazione, alla fine, potrebbe però andare oltre i singoli piatti. Cracco ha scelto Roma in un momento in cui la Capitale sta vivendo una trasformazione profonda della propria ristorazione d'hotel. I grandi alberghi non considerano più il ristorante semplicemente un servizio destinato a chi occupa le camere: lo utilizzano per costruire identità, attirare clientela esterna e competere sul mercato gastronomico cittadino. L'arrivo di Cracco al Corinthia si inserisce esattamente in questa partita.

Carlo Cracco al lavoro al pass insieme all'executive chef Alessandro Buffolino
Carlo Cracco al lavoro al pass insieme all'executive chef Alessandro Buffolino

E sette mesi dopo l'apertura arriva anche un primo riconoscimento significativo: Viride è entrato tra le nuove insegne selezionate dalla Guida Michelin Italia 2027, in attesa naturalmente di conoscere quali riconoscimenti saranno assegnati con la nuova edizione. Forse, però, il risultato più interessante è già visibile. Cracco è arrivato a Roma senza aprire un ristorante romano. Ha portato la propria cucina nella Capitale e ha cominciato lentamente a contaminarla con Roma. È una differenza sottile. Ma è proprio lì che Viride sembra aver trovato la propria personalità. Ed è forse questa la scelta più intelligente dell'intero progetto.

Piazza del Parlamento 18 00186 Roma (RM) Italia