Una tragica vicenda del giugno 2023 è tornata di recente alla ribalta, riaprendo una ferita profonda e suscitando l’indignazione e il dolore incommensurabile di una madre. Durante una "challenge" per i social intitolata 50 ore in Lamborghini, alcuni giovani dediti a sfide ad alta velocità per il proprio Canale YouTube travolsero un’utilitaria, provocando la morte di un bambino di soli cinque anni e il ferimento della madre e della sorellina. L’esito giudiziario è stato una condanna a quattro anni e quattro mesi con rito abbreviato, che per buona condotta ha già riaperto le porte del carcere al ventenne responsabile. Nella madre colpita dalla disgrazia, un grande senso di amarezza e sdegno nel sistema giudiziario.

Le challange che nascono tra i ragazzi, spesso giovanissimi, sui social, un fenomeno che va tenuto sotto controllo
Le challange che nascono tra i ragazzi, spesso giovanissimi, sui social, un fenomeno che va tenuto sotto controllo

Giovani, social e ricerca di visibilità: il lato oscuro delle challenge

Io, quale presidente Fic, rispetto le Istituzioni e la complessità del diritto, specie in ambiti penali, le cui dinamiche tecniche risultano spesso difficili da comprendere per noi non addetti ai lavori, ma voglio spostare la mia attenzione sulla radice sociale di questo dramma. Il nodo centrale risiede nel rapporto distorto con i nuovi Social Media e nell’ossessione per la visibilità on line, oggetto di causa dell’incidente e quindi della morte del bimbo, come cita il tribunale.

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Un fenomeno assillante in gran parte tra i più giovani, specie nelle ragazze, e che rappresenta uno dei mutamenti psicologici e sociali più complessi dei nostri tempi. Oggi l’“identità” rischia di non formarsi più attraverso la scoperta e la crescita personale, ma sull’approvazione immediata di una community: "like", visualizzazioni e commenti. Quando il valore d'una persona dipende da una somma di numeri estrapolati da un algoritmo, la fragilità emotiva diventa inevitabile.

La Fic e l’uso dei social: un’alternativa alle logiche borderline

In questo scenario, la Federazione Italiana Cuochi ha scelto di non ignorare il cambiamento, ma di adeguarvisi con responsabilità. Per la Fic, i social non sono una moda passeggera, ma un canale per costruire un’identità sana. Il desiderio di approvazione e appartenenza a un gruppo è un bisogno naturale dei ragazzi d’oggi, che non sono diversi dal passato, tuttavia, la Federazione vuole offrire loro un’alternativa virtuosa. Attraverso questi strumenti, la Federazione si connette con le nuove leve del settore e i propri tesserati, promuovendo un uso etico e consapevole della rete e offrendo un sistema di valori solido, lontano dalle logiche “borderline” e di emulazione estrema. La Fic è anche questo!