A Mortara, nel Pavese, la morosità delle famiglie sulla mensa scolastica viene affrontata con una scelta che apre una questione più ampia del semplice recupero delle rette. Il Comune ha deciso di servire un menù differenziato ai bambini delle famiglie che hanno accumulato almeno 150 euro di arretrati: pasta in bianco, pollo o altra carne bianca, oltre a frutta e verdura. L'obiettivo dichiarato dal sindaco Fabio Farina è spingere i genitori a saldare il debito facendo arrivare il messaggio direttamente a casa attraverso i figli. Secondo quanto riferito dal Comune al Corriere della Sera, in un mese la misura avrebbe contribuito a recuperare circa 7mila euro di arretrati, mentre 49 famiglie avrebbero regolarizzato la propria posizione ottenendo l’esenzione.

Mense scolastiche, la pasta in bianco di Mortara riapre il problema delle morosità
Il momento della mensa, nelle scuola, oltre che un semplice pasto è un'occaione di educazione alimentare e socialità

Il punto, però, è che il debito è della famiglia, mentre la conseguenza viene vissuta dal bambino. Il suo pasto diventa diverso da quello dei compagni per una situazione economica che non dipende da lui. Ed è qui che la decisione di Mortara entra in contrasto con la funzione stessa della mensa scolastica, che non è soltanto quella di fornire un pasto, ma anche di contribuire all'educazione alimentare, alla socialità e alla costruzione di corrette abitudini a tavola.

Mensa scolastica, il pasto è anche educazione alimentare

Una mensa scolastica dovrebbe offrire ai bambini la possibilità di confrontarsi con alimenti, sapori e preparazioni diverse, rispettando varietà e stagionalità. Il momento del pranzo è anche un'occasione educativa e di condivisione: si mangia insieme e si costruisce progressivamente un rapporto consapevole con l'alimentazione. C'è qui una questione più generale: quanto può spingersi una decisione politica nella definizione di ciò che mangiano i bambini a scuola? La mensa dovrebbe essere organizzata sulla base di criteri nutrizionali, educativi e di qualità del servizio, non diventare lo strumento attraverso cui un'amministrazione esercita pressione sulle famiglie.

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Non è un precedente isolato. A Montevarchi, nel 2017, il Comune introdusse per i figli delle famiglie morose pane e olio, arrivando a prevedere anche un tavolo separato. La vicenda provocò polemiche proprio per il coinvolgimento dei bambini in una controversia tra amministrazione e genitori. Nel 2025 il tema è tornato d'attualità con una nuova introduzione del pane e olio per le famiglie morose, seguita da una proroga dopo le proteste delle scuole.

Il rischio è far percepire la mensa come una punizione

Il tema non riguarda soltanto la composizione del piatto. Una mensa scolastica dovrebbe essere percepita dai bambini come un momento positivo di condivisione, non come il luogo in cui vengono rese visibili le difficoltà economiche della famiglia.

Un menù diverso può quindi produrre un effetto che va oltre l'obiettivo dichiarato di recuperare una somma: può far vivere la refezione come una punizione. Il bambino può chiedersi perché il suo piatto sia diverso, confrontarlo con quello dei compagni e portare a casa il disagio. La questione è particolarmente delicata perché il servizio di refezione coinvolge bambini che, per età, non hanno gli strumenti per comprendere una situazione debitoria familiare né la possibilità di intervenire per modificarla.

Il recupero delle rette può passare da altri strumenti

Il problema della morosità delle mense scolastiche resta naturalmente reale. Le famiglie che usufruiscono del servizio devono pagare quanto previsto, mentre i Comuni devono recuperare le somme non versate. Ma esistono strumenti che possono agire direttamente sul rapporto tra amministrazione e genitori senza modificare il pasto dei bambini. Una possibilità adottata in diversi Comuni riguarda l'accesso alla refezione nell'anno successivo, subordinandolo alla regolarizzazione delle posizioni debitorie.

Una situazione debitoria di una famiglia non dovrebbe in alcun modo modificare il pasto che ogni giorno un bambino riceve a scuola
Una situazione debitoria di una famiglia non dovrebbe in alcun modo modificare il pasto che ogni giorno un bambino riceve a scuola

Un'altra è il ricorso agli strumenti ordinari di recupero del credito, attraverso solleciti e, quando necessario, procedure amministrative.

È inoltre necessario distinguere le situazioni. Chi non paga perché non può e chi non paga perché non vuole non sono praticamente mai la stessa persona. Per le famiglie realmente in difficoltà possono entrare in gioco ISEE, agevolazioni tariffarie, esenzioni e interventi dei servizi sociali, previsti anche dallo stesso Comune di Mortara.

La qualità della mensa non dovrebbe diventare uno strumento di pressione

La questione economica esiste, ma non dovrebbe confondersi con quella educativa. Recuperare le rette è necessario; utilizzare il pasto dei bambini per farlo è una scelta politica. Il punto, quindi, non è se le famiglie debbano pagare. Devono farlo quando ne hanno la possibilità. Vanno trovati strumenti che permettano al Comune di recuperare quanto dovuto senza trasformare il bambino nel destinatario di un provvedimento che riguarda i suoi genitori. Perché a scuola il pranzo non dovrebbe essere un messaggio di punizione, ma un momento di educazione, qualità e condivisione. E se una famiglia è morosa, a dover essere sollecitata è la famiglia, non il piatto del bambino.