Per fare un vino che portasse il suo nome, Ottavia Giorgi di Vistarino ha cominciato con una decisione che in famiglia sembrava una bestemmia agricola: estirpare una delle vigne più apprezzate per le basi spumante e ripiantarla pensando a un grande rosso. Suo padre contrario, gli uomini dell’azienda pure. Il verdetto, racconta oggi sorridendo, era abbastanza netto: il capriccio della contessina. Quel capriccio è diventato Ottavia 2021, prima annata di un elegantissimo Pinot nero prodotto in 3.300 bottiglie, che arriva a segnare un passaggio decisivo per Conte Vistarino e per lo stile del Pinot nero italiano. Un vino personale, nella concezione e nel nome, accompagnato da un nuovo packaging che dà forma alla nuova immagine dell’azienda. Il punto di arrivo di una scelta cominciata in vigna e, insieme, il punto di partenza di una fase diversa. Della vecchia immagine aziendale resta l’aquila coronata, uscita dallo stemma di famiglia, e atterrata sui vigneti che si fondono con i boschi in un disegno ad acquarello blu, a un tempo legame con la storia e simbolo di autorevolezza.

Vistarino cambia passo: nasce “Ottavia”, il manifesto del Pinot Nero italiano
Villa Fornace è la dimora storica di Conte Vistarino, immersa nei vigneti dell’Oltrepò Pavese

Una vigna a nord, quando tutti guardavano altrove

La storia parte da una collina di Rocca de’ Giorgi, nell’Oltrepò pavese. Una vigna di poco più di 2 ettari dalla reputazione consolidata, le cui uve erano tanto ricercate da avere, ricorda Ottavia Giorgi di Vistarino, un accordo di acquisto con Gancia. Metterci mano significava rinunciare a una certezza. «Ho pensato bene di tirar via tutto e piantare questo vigneto pensando al cambiamento climatico», racconta Ottavia alla presentazione in un luogo iconico di Milano come Casa Gregotti dove trend e cultura (molte le opere d’arte esposte) hanno raccolto anche cimeli della famiglia Vistarino. «Se ne ragionava già una dozzina di anni fa, quando gli effetti erano meno evidenti di oggi», ricorda la produttrice.

C’erano vigneti esposti a sud-est e a sud-ovest, ma mancava un’esposizione a nord, capace di dare una lettura ancora diversa del Pinot Nero. La trovò su una schiena d’asino a 460 metri di altitudine, dove il vento soffia costantemente e un tempo la neve rimaneva più che altrove. Ottavia nasce infatti a San Silvestro, uno dei vigneti storici di Rocca de’ Giorgi. Nel 2014, Ottavia Vistarino vi ha impiantato Pinot Nero destinato alla vinificazione in rosso, dando una nuova interpretazione a un’area precedentemente legata alla produzione di basi spumante. «San Silvestro è un vigneto che ho pensato, ideato e realizzato io: dalla scelta del sito all’esposizione, dal sesto d’impianto ai cloni borgognoni. Per me è un progetto di cuore, oltre che di testa», racconta Ottavia Vistarino.

Una scelta precisa: cercare freschezza, tensione, finezza, anticipando in vigna una domanda che oggi attraversa il mondo dei rossi. «A me il Pinot nero piace con un’acidità spiccata, mi piace vibrante, sottile, con una beva immediata», spiega. È questa l’idea all’origine di Ottavia: costruire le condizioni perché il vitigno esprima quel carattere, a partire dal luogo in cui viene piantato.

Il 2021 è la prima annata, dopo anni di prove

La convinzione iniziale non ha cancellato i dubbi. Una volta messe a dimora le piante, ammette Ottavia, la domanda è arrivata: che cosa avrebbero fatto di quel Pinot nero? E chi lo avrebbe bevuto? La risposta ha richiesto tempo. Solo dopo diversi anni di vinificazioni si è deciso di imbottigliare la vendemmia 2021, la prima a uscire con questo nome. Un’attesa che spiega meglio di qualsiasi formula promozionale il significato delle 3.300 bottiglie: una produzione circoscritta, alla quale l’azienda affida una parte importante della propria identità.

Il nuovo "Ottavia" di Conte Vistarino
Il nuovo "Ottavia" di Conte Vistarino

Ottavia lo sente vicino al proprio modo attuale di vivere il vino. Anche per questo insiste sulla parola leggerezza, precisandone subito il senso: «È leggero di spensieratezza». Il desiderio è che una bottiglia importante conservi il piacere di essere aperta, condivisa e finita. «Io chiedo soltanto che la gente se lo goda, che abbia piacere, che abbia voglia di divertirsi e che sappia che cosa vuol dire bere il vino in compagnia, in amicizia». Poi arriva la frase che rimette tutti con i piedi sotto il tavolo: «Mi piace vedere la bottiglia vuota».

Ottavia: numeri e riconoscimenti

Ottavia Pinot Nero dell'Oltrepò Pavese DOC 2021 è la prima annata commercializzata, con una produzione complessiva di 3.300 bottiglie: 600 in raffinato astuccio singolo e 2.700 in prestigioso cofanetto da sei bottiglie. Il prezzo consigliato in enoteca per la bottiglia confezionata è di 60 euro.

Fin dal suo debutto, Ottavia 2021 ha ottenuto importanti riconoscimenti: i Tre Bicchieri del Gambero Rosso 2027, il titolo Top Wine di Slow Wine 2027, la Gold Medal The WineHunter Award 2026 e la valutazione d'eccellenza di 95/100 da parte di DoctorWine. Un esordio che conferma già il nuovo cru quale protagonista nel panorama dei Pinot Nero di alta gamma.

Perché Ottavia cambia il passo dell’azienda

Per capire la portata dell’operazione bisogna guardare al percorso di Conte Vistarino. Pernice, Bertone e Tavernetto hanno costruito in questi anni il racconto dei singoli vigneti e delle diverse espressioni del Pinot nero della tenuta. La Réserve des Amis ha poi lavorato sulla profondità delle annate e sul rapporto con gli appassionati, mentre Costa del Nero ha portato un’altra interpretazione aziendale all’attenzione internazionale. Un percorso già raccontato da Italia a Tavola negli articoli di questi ultimi mesi. Ottavia sposta ulteriormente il baricentro: qui il vigneto è stato pensato, voluto e seguito dalla produttrice per realizzare una sua idea di vino.

Ottavia Giorgi di Vistarino
Ottavia Giorgi di Vistarino

Lo chiarisce il general manager, Lino Scaravonati, durante la presentazione: «Ottavia non è semplicemente un nuovo vino, non è il quarto vino di una serie che arriva dopo altri tre vini». Il suo valore sta nella capacità di rendere riconoscibile la visione di chi guida l’azienda, oltre la continuità del cognome e della proprietà. È un passaggio sostanziale. L’eredità familiare offre radici e possibilità; la scelta di estirpare, ripiantare e aspettare rivela la responsabilità personale di chi decide dove andare.

Il nuovo packaging rende visibile la svolta

Anche il nuovo packaging e la nuova immagine aziendale vanno letti dentro questo percorso. La presentazione di Ottavia dà un volto al cambiamento: il nome della produttrice diventa il riferimento immediato di un progetto che mette al centro la sua interpretazione del Pinot nero. La confezione porta all’esterno una decisione maturata tra i filari. Perché il rischio, quando si presenta un vino ambizioso, è che tutto si risolva nella bottiglia speciale, nella tiratura limitata, nell’effetto collezione.

Il packaging di "Ottavia"
Il packaging di "Ottavia"

Qui la storia da raccontare viene prima: un’esposizione scelta, una vigna ripensata, anni di lavoro e una prima vendemmia individuata soltanto quando il progetto è stato ritenuto pronto. Le 3.300 bottiglie danno la misura della selezione. La nuova immagine ne rende riconoscibile il significato per l’azienda. E dalla prossima settimana il vino sarà disponibie in enoteda ad un prezzo di 60 euro.

Investire in un rosso mentre il mercato cambia

C’è infine una scelta imprenditoriale che merita attenzione. Nel suo intervento Scaravonati parte dalle difficoltà del mercato, dal cambiamento delle occasioni di consumo e dalla sofferenza dei vini rossi. Ricorda inoltre che lo stesso Oltrepò sta cercando una propria identità soprattutto attraverso il Metodo Classico. Su cui la Cantina Vistarino ha già investito molto e con successo.

Presentare adesso un nuovo Pinot nero vinificato in rosso significa assumersi una posizione. «Il futuro del vino non si costruisce soltanto inseguendo il mercato», osserva. Il lavoro di una cantina consiste anche nel far dialogare i tempi del vigneto, misurati in generazioni, con quelli commerciali, misurati in stagioni.

Conte Vistarino: la storia e i numeri

Nel cuore dell’Oltrepò Pavese, a Rocca de’ Giorgi, Conte Vistarino rappresenta una delle realtà storiche del Pinot Nero in Italia. La storia della Tenuta risale alla seconda metà dell’Ottocento, quando il conte Augusto Giorgi di Vistarino introdusse il vitigno dalla Borgogna e avviò, nel 1865, la produzione di uno dei primi spumanti italiani ottenuti con il Metodo Classico. Oggi Ottavia Vistarino guida l’azienda puntando sulla valorizzazione dei singoli vigneti e sull’espressione delle caratteristiche del territorio attraverso i vini.

  • Proprietà: Ottavia Giorgi di Vistarino
  • Ettari: 826, di cui 144 vitati. Di questi, 65 a Pinot Nero, i restanti a prevalenza Riesling Renano, Chardonnay e varietà local
  • Numero bottiglie prodotte: 2025: 200.000
  • Fatturato 2025: 2.300.000 €
  • Principali mercati: Italia, USA, D, CH, UK
  • Percentuali vendita: Italia 80% - Estero 20%

Ottavia nasce esattamente dentro questa distanza. Le sue 3.300 bottiglie non sono certo destinate a cambiare, da sole, il fatturato della tenuta. Possono però dare una direzione chiara al suo futuro. La cantina punta ad un obiettivo: il successo sarà capire perché il vino viene scelto e verificare che quella scelta si ripeta, bottiglia dopo bottiglia. Ottavia, dal canto suo, lo ha già tradotto in una verifica molto concreta: vedere la bottiglia vuota. L’ambizione è tutta lì: fare un Pinot nero capace di rappresentare l’azienda e di far venire voglia di berne ancora. E questo, obiettivamente, è un pinot nero destinato segnare uno spartiacque fra ciò che è buono (e italiano) e ciò che continua a imitare il vino che fanno i tedeschi e i francesi... In Ottavia c’è eleganza, profondità, ma anche leggerezza e piacere di beva. Come dovrebbe essere un vino contemporaneo.

Frazione Villa Fornace 11 27040 Rocca de’ Giorgi (PV) Italia