L’Associazione Italiana Sommelier (AIS) porta la cultura della qualità agroalimentare nelle scuole con un protocollo d’intesa firmato nella sede del Ministero dell’Istruzione e del Merito con la Rete Nazionale Next AgrInnovation, che riunisce oltre 150 istituti agrari e agroalimentari. L’accordo punta a introdurre nelle scuole della Rete attività didattiche dedicate all’analisi sensoriale e alle filiere olivicola e vitivinicola, con l’obiettivo di trasmettere conoscenze e competenze utili anche per l’ingresso nel mondo del lavoro. Per il presidente AIS Sandro Camilli, la formazione scolastica è anche uno strumento per valorizzare le professioni della filiera e dell’ospitalità. Dalla necessità di riconoscere il sommelier come una risorsa per la ristorazione alle difficoltà di trasmettere alle nuove generazioni il valore culturale del settore, fino alle opportunità offerte dall’enoturismo, il tema è come trasformare la conoscenza in una competenza professionale. Senza confondere la formazione con la promozione del consumo, soprattutto tra i più giovani.

L'intervista a Sandro Camilli

Il presidente AIS Sandro Camilli
Qual è il significato istituzionale e il valore politico dell’accordo sottoscritto da AIS con la Rete Nazionale Next AgrInnovation?

“Dal punto di vista istituzionale si tratta di un passaggio importante. Nella sede del Ministero dell’Istruzione e del Merito abbiamo firmato un protocollo d’intesa con la Rete Nazionale Next AgrInnovation, che riunisce oltre 150 istituti agrari e agroalimentari: il suo cuore sono le attività da svolgere dentro le scuole, insieme ai docenti. Si affianca all’intesa che dal 2018 ci lega a tre ministeri per la Giornata nazionale della cultura del vino e dell’olio, rinnovata quest’estate: con il Ministero dell’Istruzione e del Merito coinvolgiamo le scuole, con il Ministero della Cultura portiamo la Giornata nei musei e nei luoghi della cultura, con il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste lavoriamo sulle produzioni di qualità, sulle denominazioni e sulla lotta alla contraffazione. Con la Rete, invece, entriamo nelle aule e nei laboratori. Quando ci è stata proposta questa collaborazione, l'abbiamo accolta con grande favore: il nostro obiettivo è entrare sempre più negli istituti scolastici per diffondere conoscenza. Credo sia fondamentale fare cultura e promuovere una corretta educazione tra gli studenti. Portare questi temi a scuola richiede cautela e regole chiare, che il protocollo stabilisce con precisione, ma riteniamo che la chiave di volta sia proprio la conoscenza. Per quanto l'associazione organizzi corsi nelle proprie sedi, non si arriverà mai a raggiungere un pubblico così vasto. Si tratta quindi di una crescita culturale a tutto tondo che vogliamo promuovere e che, grazie a questa sinergia, ci permetterà di ampliare significativamente il nostro raggio d'azione.”

L’analisi sensoriale entra a scuola

Quali competenze intendete portare nelle scuole e come pensate di inserirle nei programmi didattici?

“Per quanto riguarda le attività previste, preciso che non vi è alcun obbligo per gli istituti e che ogni intervento sarà concordato scuola per scuola, sotto la regia di un comitato paritetico: nessuna attività parte senza un accordo specifico tra AIS, la Rete e l’istituto. L'idea è introdurre strumenti innovativi. Insieme alla nostra commissione didattica e dell'area formazione, intendiamo strutturare dei moduli didattici e dei pacchetti di lezioni pronti per l'uso in aula, comprensivi di argomenti teorici, ore di esercitazione e verifiche. Dopo una fase di test in alcune classi, qualora il progetto dia gli esiti sperati, l'intenzione è proporlo al ministero come modello per un eventuale aggiornamento dei programmi ufficiali degli istituti agrari. Un'altra proposta inserita nell'accordo prevede lezioni in compresenza tra un nostro esperto e il docente di classe, per collegare il territorio e le sue filiere vitivinicola e olivicola a materie già presenti nei piani di studi (come scienze, storia e geografia), valorizzandone la dimensione culturale. Prevediamo di redigere, insieme alla Rete, dispense, schede e presentazioni che le scuole aderenti potranno utilizzare gratuitamente, affiancandole a esercitazioni pratiche e compiti di realtà validi come Formazione Scuola-Lavoro. L'aspetto più rilevante riguarda la correlazione tra l'analisi sensoriale e il metodo scientifico: si parte dalla valutazione sensoriale per poi analizzare il prodotto in laboratorio e confrontare i dati al computer. È fondamentale precisare che l’assaggio di bevande alcoliche è ammesso solo in gruppi composti esclusivamente da studenti maggiorenni: nelle classi in cui ci sono minorenni si assaggia solo l’olio e si lavora con kit aromatici, schede tecniche e simulazioni digitali. Sono previste anche competizioni tra studenti, con i nostri esperti come mentor, per affinare le competenze espositive. Infine, agli studenti maggiorenni diplomati e ai docenti che desiderino iscriversi ai nostri corsi ufficiali, sì valuterà una convenzione con tariffe agevolate.”

L’analisi sensoriale entra nei percorsi degli istituti agrari: l’accordo tra AIS e Rete Next AgrInnovation punta a integrare la cultura del vino nella formazione tecnica
Sono previsti anche stage e percorsi di inserimento lavorativo? E quanto è importante distinguere questo progetto dai corsi professionali organizzati da AIS?

“Le attività pratiche e i compiti di realtà previsti dal protocollo potranno valere come Formazione Scuola-Lavoro. L'obiettivo prioritario non è creare un canale propedeutico ai corsi dell'associazione, bensì portare negli istituti agrari il nostro metodo di analisi sensoriale. L'analisi sensoriale possiede una valenza scientifica e normativa fondamentale: per fare un esempio, è la valutazione organolettica a stabilire se un olio è extravergine, ed è un passaggio obbligatorio per certificare i vini a denominazione di origine. Formare i giovani su questa metodologia fornisce loro uno strumento spendibile nel mercato del lavoro. L'intento di fondo rimane la diffusione della cultura del vino. Voglio essere chiaro: il progetto non promuove il consumo, ma mira alla valorizzazione culturale, fornendo un'educazione che renda i ragazzi consapevoli e responsabili. Questo approccio si inserisce nel solco della Legge 238 del 2016 (Testo unico della vite del vino), che riconosce il vino, la vite e i territori viticoli come patrimonio culturale nazionale da tutelare e valorizzare. Per questo credo che tale patrimonio, insieme a quello enogastronomico, meriti spazio nella scuola, come parte della storia e della cultura dei nostri territori.”

Cosa prevede l’accordo tra Ais e istituti agrari

Il protocollo, firmato il 1° ottobre nella sede del Ministero dell’Istruzione e del Merito, coinvolge le oltre 150 scuole della Rete Nazionale Next AgrInnovation.

Ecco cosa prevede l’accordo:

  • Attività in compresenza: i relatori AIS terranno lezioni insieme ai docenti, collegando le materie di studio al territorio e alle sue filiere vitivinicola e olivicola. Non solo teoria: laboratori, progetti di gruppo, compiti di realtà e hackathon sulla comunicazione, in cui squadre di studenti si sfidano con gli esperti AIS come mentor.
  • Occhio alle materie scientifiche (STEM): l’analisi sensoriale si affianca alla chimica e all’elaborazione dei dati, con progetti che possono essere utili anche alla ricerca.
  • Formazione Scuola-Lavoro: le attività di laboratorio e i compiti di realtà potranno valere come orientamento e come Formazione Scuola-Lavoro (ex PCTO).
  • Regole precise per i minorenni: è un punto centrale dell’accordo. L’assaggio di bevande alcoliche è ammesso solo in gruppi composti esclusivamente da studenti maggiorenni, con una dichiarazione scritta della scuola prima di ogni sessione e sempre alla presenza dei docenti. Nelle classi in cui ci sono minorenni si assaggia solo l’olio e si lavora con kit aromatici, schede tecniche, simulazioni digitali e sulla storia e la cultura dei territori.
  • Agevolazioni sui corsi AIS: AIS valuterà agevolazioni per docenti, studenti maggiorenni e neodiplomati delle scuole della Rete che sceglieranno di iscriversi ai corsi ufficiali.
  • Quanto dura? Tre anni, rinnovabili con il consenso di entrambe le parti. Ciascuna può recedere in anticipo con un preavviso di 90 giorni.
  • I soldi e i progetti finanziati: il protocollo è gratuito e non prevede oneri economici per le parti; eventuali spese legate a singole attività sono definite caso per caso negli accordi con le scuole.
  • Di chi sono i materiali creati? I materiali e i contenuti di cui AIS era già titolare restano di sua proprietà. Quelli realizzati insieme nell’ambito del protocollo possono essere utilizzati gratuitamente, per scopi didattici, da tutti gli istituti della Rete.
  • La sicurezza e la responsabilità: le scuole garantiscono ambienti sicuri, coperture assicurative adeguate e la presenza costante dei docenti. Gli esperti AIS affiancano i docenti nella didattica; la vigilanza e la responsabilità sugli studenti, in particolare sui minorenni, restano in capo alla scuola.

Ristorazione, personale e competenze: perché investire sul sommelier

La ristorazione continua a segnalare difficoltà nel reperire personale qualificato. Quale contributo può offrire AIS e perché la figura del sommelier è ancora poco valorizzata in molti locali?

“Si tratta di un tema di grande attualità e rilevanza. In primis andrebbero analizzate le cause strutturali della carenza di personale, legate alle dinamiche imprenditoriali, alle tipologie contrattuali e ai livelli retributivi. Tuttavia, si può affermare con certezza che nella ristorazione il vino spesso non viene ancora considerato un vero protagonista della tavola al pari del cibo. L'impostazione e la scarsa cura con cui sono spesso redatte le carte dei vini - fatte le dovute eccezioni per i locali che mettono l'accoglienza e la cultura al centro della propria offerta - dimostrano che la figura professionale in sala viene ancora percepita come un costo anziché come un investimento. Questo rappresenta il principale limite del settore. Avere in sala un professionista qualificato costituisce invece un volano decisivo: non si limita all'abbinamento, ma descrive il prodotto ed educa la clientela, la cui grandissima maggioranza non possiede competenze specifiche. Una figura preparata infonde fiducia, garantisce un'esperienza emozionale al cliente e contribuisce in modo determinante alla fidelizzazione e alla redditività dell'attività. È proprio questa la figura di sommelier che ci stiamo impegnando a formare.”

Il sommelier contribuisce alla qualità del servizio e alla valorizzazione della carta dei vini: la sua preparazione può diventare un investimento per il ristorante, non soltanto un costo
Quali competenze deve possedere oggi un professionista di sala per valorizzare il vino e accompagnare il cliente nella scelta?

“La risposta risiede essenzialmente nella formazione. Una figura qualificata deve possedere competenze solide: occorre conoscere in modo approfondito i vini, i territori, la storia, le tecniche di gestione della cantina, il servizio, le temperature di conservazione e la mescita. Per un ristorante di fascia media, questo bagaglio conoscitivo è sufficiente per una gestione impeccabile della sala. Il percorso formativo può poi proseguire con master di approfondimento per affinare la tecnica di degustazione, la conoscenza delle tipicità e le specificità dei singoli terroir.”

La formazione può contribuire anche a rendere il vino più accessibile al cliente? Come si può superare il problema dei prezzi e dei ricarichi nella ristorazione?

“Il problema sorge quando ogni anello della filiera attribuisce la responsabilità all’altro. I produttori lamentano ricarichi eccessivi sulle bottiglie da parte dei ristoratori; questi ultimi, d'altro canto, sostengono che i prezzi d'acquisto in cantina siano già troppo elevati. È necessario che produttori e ristoratori trovino un punto di incontro, poiché prezzi troppo alti frenano la curiosità di chi si avvicina per la prima volta a questo mondo. Anche la formazione può fare la sua parte: un professionista preparato sa costruire una carta equilibrata, con proposte per ogni fascia di prezzo e una buona scelta al calice, e sa accompagnare il cliente nella scelta.”

Giovani e vino, la formazione prima del consumo

Come si può avvicinare le nuove generazioni alla cultura del vino, in un momento in cui cocktail e superalcolici sembrano più immediati e attrattivi?

“È una questione complessa. Spesso i giovani adulti orientano le proprie preferenze verso superalcolici e cocktail nei contesti di intrattenimento. Il vino stenta a essere percepito come una bevanda dinamica e contemporanea, anche perché si pensa non possieda l’immediatezza di altre tipologie. Si avverte inoltre una certa soggezione verso la bottiglia di vino rispetto al singolo drink. Una strada percorribile è quella di promuovere la conoscenza e la formazione sulla cultura del vino, facendo leva sull'aspetto educativo e culturale. Chi conosce ciò che beve sceglie con più consapevolezza e preferisce la qualità alla quantità.”

Enoturismo, nuove opportunità professionali per i sommelier

Oltre alla ristorazione, quali opportunità professionali offre oggi il settore del vino, in particolare nell'accoglienza in cantina e nell'enoturismo?

“Un ambito in forte espansione e ad alta redditività per le aziende agricole è l'enoturismo. I turisti che vivono l'esperienza della visita in cantina mostrano una propensione alla spesa notevolmente superiore rispetto all'acquisto tradizionale; inoltre, per le aziende produttrici l'enoturismo garantisce la liquidità immediata delle vendite, superando le criticità legate ai tempi di pagamento del canale tradizionale. Le figure professionali sono diventate indispensabili: la competenza di un sommelier è fondamentale non solo nella ristorazione e nelle strutture ricettive, ma anche nelle cantine per la gestione dell'accoglienza e per la promozione dei territori attraverso il patrimonio vitivinicolo.”

Dalla sala alla cantina, le competenze del sommelier possono trovare applicazione anche nell’accoglienza enoturistica, nella divulgazione e nel racconto dei territori
Per chiudere: al termine del triennio, quali risultati vi aspettate di aver raggiunto e come misurerete l'efficacia del protocollo?

“Gli studenti che completeranno questi percorsi formativi avranno uno strumento in più per diventare le figure professionali qualificate del futuro, in grado di inserirsi con successo in tutta la filiera, dalla produzione all’accoglienza in cantina e all’enoturismo. In un mercato che richiede standard sempre più elevati, solo chi investirà nella formazione e nella qualificazione professionale potrà garantire continuità e sviluppo al settore. Il risultato che ci prefiggiamo è la capillare diffusione della cultura della qualità nelle scuole della Rete, infondendo negli studenti la curiosità necessaria per approfondire questo ambito straordinario. Per misurarlo guarderemo ad alcuni indicatori concreti, da condividere con la Rete nel comitato paritetico: quante scuole attiveranno le attività, quanti studenti verranno coinvolti, come saranno valutati i percorsi pilota.”