BASTA IMPIANTI

Anche Legacoop chiede lo stop temporaneo a nuovi vigneti
Dopo l'Unione italiana vini, anche Legacoop Agroalimentare chiede di sospendere temporaneamente i nuovi impianti di vigneto, in un mercato con giacenze ancora elevate e quasi 7mila ettari autorizzati ogni anno. Intanto, Lamberto Frescobaldi, presidente Uiv, apre parzialmente agli espianti dove necessario, ma chiede un'alternativa per gli agricoltori
Sospendere temporaneamente le nuove autorizzazioni per gli impianti di vigneto. È la richiesta di Legacoop Agroalimentare, che torna sul tema del potenziale produttivo del vino italiano in una fase nella quale il settore deve fare i conti con mercati meno dinamici, consumi in trasformazione e difficoltà legate al cambiamento climatico. A porre l'accento sulla necessità di intervenire è Cristian Maretti, presidente di Legacoop Agroalimentare, secondo cui la promozione del vino italiano non può essere l'unica risposta alle difficoltà del comparto. «La promozione, da sola, non basta: il comparto ha bisogno di politiche capaci di accompagnarlo di fronte a sfide che si sommano tra loro» afferma Maretti. Tra queste c'è anche la crescita delle superfici vitate. Il sistema attuale consente ogni anno l'impianto di quasi 7mila nuovi ettari, un ritmo che il Coordinamento vitivinicolo di Legacoop Agroalimentare chiede da tempo di sospendere temporaneamente.
La richiesta era già stata avanzata da Uiv (Unione italiana vini), con l'obiettivo di evitare un ulteriore aumento dell'offerta in un mercato esposto a squilibri tra produzione e domanda. Il rilancio della proposta arriva in un momento nel quale le scorte restano elevate anche alla vigilia della nuova vendemmia. Il dato di 42,6 milioni di ettolitri al 31 luglio è inferiore dell'8,6% rispetto al mese precedente, ma rimane superiore del 6,9% rispetto allo stesso periodo del 2025, secondo quanto emerge dal report "Cantina Italia" dell'Icqrf, l'Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agro-alimentari.
Anche Uiv aveva già chiesto di fermare i nuovi vigneti
La posizione di Legacoop si aggiunge a quella già espressa da Unione italiana vini. Nel documento approvato dal Consiglio nazionale riunito a Soave, l'organizzazione aveva indicato la sospensione temporanea delle nuove autorizzazioni all'impianto tra gli interventi necessari per adeguare l'offerta all'andamento della domanda. La proposta di Uiv comprende anche una riduzione delle rese, coinvolgendo Dop e Igp, e una revisione delle regole che governano il potenziale produttivo. Tra gli interventi indicati figurano l'aggiornamento dei disciplinari, la ridefinizione dei limiti di resa per i vini generici e un maggiore controllo sulle riclassificazioni tra diverse denominazioni.
Il clima pesa sulle rese
Al problema dell'equilibrio tra produzione e domanda si aggiungono gli effetti del riscaldamento globale. Per Maretti, il cambiamento climatico non rappresenta più un rischio futuro, ma un fattore che sta già incidendo sulle rese e sulla qualità delle produzioni. Le maggiori difficoltà riguardano in particolare alcune aree collinari, dove le basse rese rendono più complessa la sostenibilità della viticoltura. Da qui la richiesta di interventi mirati anche sulle infrastrutture, a partire dal potenziamento delle infrastrutture irrigue.
Alcuni territori hanno già iniziato a intervenire
La richiesta di Legacoop arriva peraltro mentre alcuni territori hanno già adottato misure per contenere il potenziale produttivo. È il caso della Franciacorta, dove il Consorzio ha avviato l'iter per sospendere le autorizzazioni ai nuovi impianti nel triennio 2026-2028. La decisione è stata presa in una prospettiva di programmazione, considerando che il potenziale produttivo della denominazione, stimato tra 24 e 25 milioni di bottiglie, ha già raggiunto un livello superiore alle vendite, ferme intorno ai 19,4 milioni.
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Interventi sulle rese sono arrivati invece dalla Toscana e dalle Marche. Per la vendemmia 2026 la Regione Toscana ha accolto le richieste dei Consorzi di Brunello di Montalcino, Chianti, Chianti Classico e Toscana Igt, con riduzioni delle rese che si aggirano intorno al 20%, pur con differenze tra le diverse denominazioni. Nelle Marche, l'Istituto marchigiano di tutela vini ha chiesto di mantenere per il Verdicchio dei Castelli di Jesi una resa di 110 quintali per ettaro, contro i 140 previsti dal disciplinare, prevedendo anche la possibilità di stoccare parte della produzione eccedente fino al 30 giugno 2027. Sono quindi già diversi i territori che stanno intervenendo, con strumenti differenti, sulla quantità di vino prodotto o sulla possibilità di aumentare le superfici. La richiesta di Legacoop porta ora il tema a un livello più generale: non riguarda più soltanto le singole denominazioni, ma la necessità di interrogarsi sull'aumento complessivo del potenziale produttivo italiano.
Frescobaldi non esclude gli espianti, ma con un'alternativa
Sul tema degli espianti la posizione del presidente Uiv Lamberto Frescobaldi introduce un ulteriore elemento nel confronto con una prima - parziale - apertura in merito. Il presidente Uiv, in una recente intervista al Corriere della Sera, edizione Firenze, firmata da Aldo Fiordelli, ha definito le estirpazioni «inevitabili, ma pericolose». A WineNews, Frescobaldi ha poi precisato la propria posizione: «Sono sempre stato molto freddo sul tema degli espianti. Poi è vero che ci sono zone che negli anni sono salite un po' così sul carro del vino, e ora non ce la fanno più. E allora espiantiamo se e dove c'è bisogno, ma con un “piano B” per salvaguardare gli agricoltori». Il punto, quindi, non è un programma generalizzato di estirpazione. Frescobaldi ammette la possibilità di intervenire dove la viticoltura non è più sostenibile, ma chiede che la decisione sia accompagnata da una prospettiva per gli agricoltori. «Dobbiamo metterci a tavolino con le organizzazioni per capire cosa possono fare gli agricoltori se si toglie la vigna», spiega.
La preoccupazione riguarda soprattutto le zone nelle quali la viticoltura rappresenta anche un presidio economico e sociale. «Perché in certe zone se sparisce la vigna, oggi, sparisce l'indotto, sparisce il bar, sparisce il presidio medico», sottolinea Frescobaldi. L'estirpazione di un vigneto, quindi, può avere conseguenze che vanno oltre la singola azienda agricola. «Se noi arriviamo a togliere le vigne dobbiamo dare un'alternativa, sennò si rischia l'abbandono più totale», aggiunge il presidente Uiv, ricordando che 56mila ettari di terreni agricoli vengono abbandonati ogni anno, secondo il dato da lui citato. Particolare attenzione viene chiesta per montagna e collina, dove i vigneti hanno generalmente costi di produzione più elevati rispetto a quelli di pianura e dove l'abbandono delle coltivazioni può avere effetti più difficili da recuperare.
Il nodo delle uve da mensa
Frescobaldi richiama infine anche una questione legata alla gestione del potenziale produttivo e alle regole del settore: in alcune parti d'Italia il catasto vinicolo non è ancora completato. «Non è più ammissibile che ci sia uva da mensa che per qualche motivo, perché non si riesce a venderla, diventa vino», afferma. Secondo il presidente Uiv, intervenire sulla regolamentazione di questo passaggio permetterebbe già di migliorare l'equilibrio del sistema.
Il confronto sul potenziale produttivo
La richiesta di Legacoop arriva dunque mentre il vino italiano si trova a gestire contemporaneamente scorte elevate, nuove autorizzazioni, rese da rivedere e difficoltà legate al clima e ai mercati. Da una parte c'è la richiesta di fermare temporaneamente i nuovi impianti. Dall'altra, il tema degli espianti, sul quale Frescobaldi mantiene una posizione più articolata: possono essere necessari dove la viticoltura non ha più sostenibilità economica, ma devono essere accompagnati da un'alternativa per gli agricoltori, soprattutto nelle aree collinari e montane.

