WORLD PASTA DAY

Pasta italiana, 4,2 milioni di tonnellate prodotte: l'Italia guida il mercato mondiale
Il Bel Paese si conferma leader mondiale nella pasta con 4,2 milioni di tonnellate prodotte e quasi 4 miliardi di euro di export. Il settore vale 13,5 miliardi e affronta nuove sfide fra costi, clima e mercati globali. Consumi, ordini online e attrezzature professionali raccontano in vista del World Pasta Day del 25 ottobre un comparto che punta sulla qualità del prodotto e sull'efficienza nella gestione delle cucine
Indice
- 1Pasta, una filiera da 13,5 miliardi di euro
- 2Il rapporto con la pasta tra identità, convenienza e convivialità
- 3La pasta come occasione di socialità, anche fuori orario
- 4Dai consumi domestici agli ordini online, cosa scelgono gli italiani
- 5In cucina l’innovazione riguarda anche tempi, acqua ed energia
- 6Il futuro del comparto tra grano duro, export e nuove competenze
La pasta resta un alimento centrale nella spesa delle famiglie italiane, un riferimento culturale e uno dei prodotti più rilevanti per l’industria agroalimentare nazionale. Ma dietro la sua presenza quotidiana sulle tavole si muove una filiera da 13,5 miliardi di euro, che deve confrontarsi con tensioni internazionali, cambiamenti climatici e nuove abitudini di consumo. Il World Pasta Day del 25 ottobre offre l’occasione per fare il punto sul settore, tra dati economici, preferenze dei consumatori e innovazione nella ristorazione.
Pasta, una filiera da 13,5 miliardi di euro
Nel 2025 la filiera estesa della pasta, dalla coltivazione del grano duro alla molitura fino alla trasformazione industriale, ha raggiunto un fatturato di 13,5 miliardi di euro, generando 3 miliardi di valore aggiunto. Secondo i dati di Unione Italiana Food, l’Italia ha prodotto circa 4,2 milioni di tonnellate di pasta, in crescita dello 0,8% rispetto all’anno precedente, su una produzione mondiale di 17,3 milioni di tonnellate. Il primato italiano si conferma anche nei consumi, con 23,1 chilogrammi pro capite all’anno, davanti a Tunisia, Ungheria e Germania. Sul fronte commerciale, le esportazioni hanno superato 2,45 milioni di tonnellate, per un valore di circa 3,97 miliardi di euro, in aumento del 2,1% a volume rispetto al 2024. L’export rappresenta il 48,3% del commercio mondiale di pasta e contribuisce per il 5,4% alle esportazioni agroalimentari italiane. L’Unione europea assorbe il 51,9% dei volumi esportati, mentre il restante 48,1% raggiunge i Paesi terzi. La Germania è il primo mercato di destinazione, con oltre 466mila tonnellate, seguita da Stati Uniti, Francia e Regno Unito. Nel primo semestre del 2026 le esportazioni italiane sono cresciute ulteriormente del 2,7% a volume rispetto allo stesso periodo del 2025.
Questi risultati si inseriscono in uno scenario complesso, segnato dai dazi statunitensi, dalle tensioni geopolitiche, dall’aumento dei costi delle materie prime e dagli effetti del cambiamento climatico sui raccolti di grano duro. Per le imprese, mantenere la competitività significa quindi lavorare sulla qualità, sull’efficienza produttiva e sulla capacità di presidiare i mercati internazionali.
«La sfida è preservare ciò che rende unica la pasta italiana, investendo al tempo stesso in ricerca, sostenibilità, tecnologie e nuove competenze», osserva Paolo Barilla, presidente di Unione Italiana Food, sottolineando l’importanza di rafforzare l’integrazione tra i diversi attori della filiera. «La pasta italiana viene apprezzata nel mondo perché costituisce il risultato di competenze diverse che si integrano: è, in particolare, la stretta collaborazione tra industria molitoria e industria pastaria a consentire la produzione di una pasta di qualità ineguagliabile», sottolinea Vincenzo Martinelli, presidente di Italmopa. «Consolidare il primato quanti-qualitativo della pasta italiana richiede tuttavia la disponibilità di un approvvigionamento sicuro e costante di materia prima d'eccellenza. I produttori agricoli nazionali costituiscono un partner imprescindibile in questa sfida e l’industria molitoria è pronta a intensificare ogni forma di collaborazione per sostenere la crescita e la competitività dell’intera filiera. Rafforzare l’approvvigionamento nazionale non significa, tuttavia, rinunciare alle importazioni: il grano duro estero resterà sempre indispensabile per garantire la presenza della pasta italiana sugli scaffali di tutto il mondo».
Il rapporto con la pasta tra identità, convenienza e convivialità
La solidità del comparto si spiega anche con il ruolo che la pasta continua ad avere nella vita quotidiana. Una ricerca commissionata dai Pastai di Unione Italiana Food a AstraRicerche, su un campione rappresentativo di 1.005 italiani tra 18 e 70 anni, evidenzia che per tre persone su quattro la pasta è associata al gusto e alle emozioni, mentre sette su dieci ne apprezzano la praticità e la convenienza. Il buon rapporto qualità-prezzo è indicato dal 39,6% degli intervistati, mentre il 41,5% la considera un alimento buono e appagante. Il prezzo accessibile è particolarmente rilevante in una fase in cui le famiglie devono fare i conti con il costo della vita: la pasta riesce a coniugare una spesa contenuta con la possibilità di preparare un pasto completo. Il legame non è soltanto funzionale. Per oltre sette italiani su dieci il valore del piatto cresce quando viene condiviso in famiglia. Il pranzo della domenica è il momento più citato, con il 54,4% delle preferenze, seguito dal ritorno a casa dopo un lungo viaggio, indicato dal 32,6%. Anche gli incontri con gli amici mantengono un peso significativo.
Leggi anche
La dimensione identitaria emerge con particolare evidenza quando agli intervistati viene chiesto di immaginare una vita senza pasta. Quasi nove su dieci considerano negativamente questa eventualità, mentre il 52,5% indica nella perdita del senso di appartenenza alla cultura e alla tradizione italiana l’aspetto che mancherebbe maggiormente. Il 49,7% immagina una vita gastronomicamente e culturalmente meno ricca e il 44,3% ritiene che verrebbe meno una parte delle proprie tradizioni. Il legame resta forte anche guardando alle generazioni più giovani, sebbene con motivazioni differenti. La Gen Z attribuisce particolare importanza alla possibilità di consumare un pasto completo a costo contenuto, mentre tra i Millennial emerge maggiormente la componente legata al comfort. Nel complesso, il 59,6% degli italiani ritiene che la pasta conserverà il proprio valore emotivo e identitario anche per le generazioni future.
La pasta come occasione di socialità, anche fuori orario
Il rapporto con la pasta non si esaurisce nel consumo domestico. Il rapporto strategico Valore Pasta, realizzato da The European House - Ambrosetti per i Pastai di Unione Italiana Food, evidenzia che l’83,4% degli italiani non rinuncia ai momenti di socialità nei quali la pasta svolge una funzione di aggregazione. Tra i giovani, il 68,6% dichiara di aver consumato pasta fuori dai pasti tradizionali nell’ultimo anno, soprattutto in occasioni legate alla condivisione. La pasta si presta infatti a contesti diversi: un pranzo informale, una cena tra amici, un pasto veloce o una preparazione da dividere. Questa versatilità costituisce un elemento utile anche per il mondo Horeca, dove la gestione dei tempi di servizio e la capacità di rispondere a occasioni di consumo differenti incidono sull’organizzazione dell’offerta.
Secondo i dati richiamati nello studio, nell’ultimo decennio i consumi delle famiglie italiane hanno mostrato un andamento sostanzialmente stabile, ma pasta, pane e cereali hanno registrato una crescita del 2,2%. Nello stesso periodo sono diminuiti i consumi di frutta, vegetali e carne. Su una spesa familiare media mensile di 533 euro, pasta, pane e cereali rappresentano il 16%, pari a circa 83 euro, seconda voce dopo carne e salumi. La tenuta della domanda si lega dunque sia alla convenienza economica sia alla capacità di creare occasioni di condivisione. Due aspetti che interessano anche ristoranti e gastronomie, chiamati a conciliare accessibilità del prezzo, qualità delle materie prime e sostenibilità dei costi di gestione.
Dai consumi domestici agli ordini online, cosa scelgono gli italiani
Le abitudini di acquisto e consumo mostrano come la tradizione conviva con modalità di fruizione differenti. I dati diffusi da Glovo in occasione del World Pasta Day registrano oltre due milioni di prodotti di pasta ordinati negli ultimi dodici mesi, con una crescita del 15% rispetto all’anno precedente. La classifica dei piatti più richiesti conferma il peso delle ricette tradizionali: gli spaghetti alla carbonara si confermano al primo posto, seguiti dalla pasta e patate con provola, dagli spaghetti al pomodoro, dall’amatriciana e dalle penne all’arrabbiata. Accanto ai classici crescono alcune specialità regionali. La pasta all’assassina, piatto barese caratterizzato dalla crosticina croccante e dal gusto piccante, registra un aumento degli ordini del 185%; gli spaghetti alla Nerano crescono invece del 43%. Anche il formato cambia in base al canale. Nei ristoranti gli spaghetti sono i più ordinati, seguiti da penne, rigatoni, trofie e bucatini. Negli acquisti attraverso i supermercati presenti in app prevalgono invece le penne rigate, davanti a fusilli e spaghetti. Tra i condimenti pronti acquistati per cucinare a casa si distinguono il pesto alla genovese e il ragù bolognese.
I dati della piattaforma mostrano inoltre differenze territoriali. Milano si distingue per gli ordini di piatti pronti, mentre Napoli registra una crescita del 55% negli acquisti di pasta attraverso i supermercati in app. Scafati, in Campania, risulta prima in Italia per numero di prodotti di pasta ordinati in rapporto alla popolazione, mentre l’Isola d’Elba si caratterizza per gli acquisti effettuati durante l’estate. Il quadro conferma la capacità della pasta di adattarsi a occasioni di consumo diverse, dal pasto preparato in casa alla consegna del ristorante, senza perdere il riferimento alle ricette tradizionali.
In cucina l’innovazione riguarda anche tempi, acqua ed energia
La varietà della pasta italiana, con circa 350 formati censiti, richiede competenze e organizzazione. Alle diverse tipologie si affiancano lavorazioni che vanno dalla preparazione dei ripieni alla realizzazione di sughi e ragù, fino alla cottura di pasta secca e fresca. In una cucina professionale, soprattutto durante il servizio, la gestione di queste attività incide sui tempi, sui consumi e sull’impiego delle attrezzature. Un test comparativo realizzato da Rational ha messo a confronto iVario Pro 2-S con un cuocipasta elettrico professionale da 42 litri, simulando due ore di servizio e la preparazione di 150 porzioni con formati diversi: penne e spaghetti secchi, ravioli e tagliatelle freschi e gnocchi. La prova ha monitorato tempi operativi, consumi energetici e idrici, dal preriscaldamento al lavaggio finale. Nelle condizioni del test, iVario ha registrato consumi energetici inferiori del 28% e consumi idrici inferiori del 45% rispetto all’attrezzatura utilizzata come riferimento. Si tratta di risultati legati alle specifiche condizioni della prova, che non possono essere automaticamente estesi a ogni cucina o modalità di utilizzo.
Un esempio applicativo arriva da L’Arangiuma, attività di Ferrere, in provincia di Asti, che affianca alla ristorazione la produzione artigianale di pasta fresca. Nel laboratorio vengono preparati agnolotti astigiani, plin, tagliatelle, pappardelle e specialità stagionali. La titolare Laura Fasano spiega che la scelta di un’attrezzatura multifunzione è legata anche alla disponibilità di spazio: «La nostra cucina non è molto grande e cercavamo una soluzione versatile che ci permettesse di svolgere lavorazioni differenti nello stesso spazio». L’attrezzatura viene impiegata per preparare ripieni, cuocere la pasta e realizzare ragù, ma anche per alcune lavorazioni della gastronomia confezionata sottovuoto. «Noi pastorizziamo tantissimo, non soltanto la pasta», racconta Fasano. «Gran parte della nostra gastronomia viene confezionata in monoporzione e conservata sottovuoto. È un servizio che i clienti apprezzano molto perché permette loro di avere prodotti pronti da utilizzare anche nei giorni successivi e, allo stesso tempo, ci aiuta a organizzare meglio la produzione».
Il futuro del comparto tra grano duro, export e nuove competenze
Per i Pastai di Unione Italiana Food, le prospettive del settore passano dalla collaborazione tra industria, agricoltura, ricerca e istituzioni. La presidente Margherita Mastromauro richiama la necessità di consolidare la filiera del grano duro italiano e di accompagnare le imprese nelle trasformazioni in atto, rafforzando il dialogo con il mondo agricolo e investendo in soluzioni capaci di rispondere alle esigenze future. Anche le aspettative dei consumatori indicano una direzione precisa. Il 70,4% degli intervistati chiede che la pasta mantenga un prezzo accessibile e il 70,1% che continui a rappresentare un simbolo dell’eccellenza alimentare italiana. Il 65,6% considera importante l’apertura a nuove esigenze alimentari, purché non venga meno il legame con la tradizione. In occasione della 28ª edizione del World Pasta Day, il ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani ha inoltre annunciato il lancio della Giornata della Pasta Italiana nel Mondo, con iniziative annuali promosse dalle ambasciate e dai consolati per sostenere la conoscenza del prodotto e l’internazionalizzazione delle imprese. Il messaggio del comparto è quindi duplice: preservare il patrimonio produttivo e culturale costruito nel tempo e continuare a innovare per competere sui mercati internazionali. Una sfida che riguarda l’intera filiera, ma anche le cucine professionali, dove qualità, organizzazione e controllo dei costi concorrono ogni giorno a portare la pasta dalla produzione al piatto.

