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Basta con le sagre "tarocche" Ecco le regole per quelle vere

Basta con le sagre
Basta con le sagre "tarocche" Ecco le regole per quelle vere
Primo Piano del 25 settembre 2010 | 17:01

A Territori in Festival presentato il "Manifesto delle sagre" messo a punto da Fipe, "Italia a Tavola", Fiepet, Pro loco e vari esperti, coordinati dal Gastronauta Davide Paolini. Definiti 7 punti per essere una sagra autentica

 


La presentazione del manifestoMONTECATINI TERME (PT) - Per ora siano solo ad una dichiarazione di principi, ma l'obiettivo è di agganciare a queste regole di comportamento una legge nazionale, o norme regionali, così da porre finalmente ordine in un settore che sta arreccando danni pesanti all'immagine del turismo e dell'enogstronomia italiana per le troppe truffe che offuscano l'importanza ed il valore, anche culturale, delle vere sagre. La novità viene da Montecatini dove, in occasione della quarta edizione di Territori in Festival (Tif) è stato presentato del primo "Manifesto della Sagra", la cui stesura è avvenuta, dopo il lungo confronto iniziato già nella scorsa edizione di Tif, a cura del gruppo di esperti coordinati dal Gastronauta Davide Paolini che ha chiamato al tvaolo tutti soggetti interessati a questo tema strategico per il turismo e l'enogastronomia italiana.

Venerdì 24 settembre è così nato alle Terme Excelsior di Montecatini quello che si propone come un insieme di linee guida per riconoscere e distinguere la Sagra autentica da eventi che poco hanno a che fare con la valorizzazione di un territorio e dei suoi prodotti. Partendo proprio da questo principio il Manifesto delinea attraverso 7 punti una serie di parametri da oggi a uso e consumo di quel micro turismo mosso e alimentato proprio da un rinnovato interesse verso la Sagra. Proprio questo 'effetto revival” ha però portato a una pericolosa inflazione di eventi che troppo spesso sfociano in appuntamenti dove la tipicità del prodotto e, più in generale, del patrimonio culturale locale vengono sacrificati a favore di un'offerta di cibo, più che gastronomica, a basso costo. Il tutto, è questa è la vera novità, in una logica che sposta la gestioen delle sagra, dalla sola Pro Loco o dall'associaizone di volontari, ad un comitato in cui saranno presenti anche i ristoratori e i produttori, così da coinvolgere realmente tutte le realtà di un territorio per valorizzare realmente l'offerta legata al prodotto tipico.

Gli articoli del 'Manifesto” nascono proprio dall'esigenza di regolamentare e fornire un giusto riconoscimento a chi promuove appuntamenti nel segno di una cultura alimentare percepita come segno di identità, che possano anche servire da mezzo virtuoso per riscoprire giacimenti, patrimoni e specificità tipiche dimenticate nel tempo. Il board di esperti e addetti ai lavori dal mondo gastronomico, scientifico e dell'associazionismo, coordinato da Davide Paolini e composto da Edi Sommariva direttore generale della Fipe, Claudio Nardocci presidente Unipli (Pro loco), Alberto Lupini direttore di "Italia a Tavola", Esmeralda Giampaoli presidente di Fiepet Confesercenti, Zelinda Ceccarelli Ufficio Promozione Agricola provincia di Arezzo, Alessio Cavicchi dell'Università di Macerata, Michele Corti di Ruralpini, Loris Cattabriga Presidente Associazione Sagre e Dintorni, ha dato vita in fase di stesura a un animato dibattito in particolare sul punto nr. 6 del manifesto, quello che riguarda la natura degli organizzatori delle sagre. Al termine del confronto è stato approvato all'unanimità il principio cha la sagra deve essere 'organizzata e gestita da associazioni senza scopo di lucro, che in concorso con altri soggetti portatori di interesse a livello territoriale, operano con continuità allo sviluppo e alla promozione della stessa attraverso un comitato”. E se ci sono utili 'debbono essere reinvestiti in attività a favore della tutela e valorizzazione del patrimonio culturale immateriale”.

Fra i principi che fanno di un evento una Sagra "autentica” (vedi nel testo in coda) ci sono anche criteri di carattere pratico-organizzativo a cui i promotori si devono attenere, come l'uso di bicchieri e posate in materiali biodegradabili e la raccolta differenziata nel rispetto del territorio; il personale qualificato che possa dare corrette e complete informazioni sui prodotti protagonisti della sagra; la copertura assicurativa per i volontari impegnati nell'organizzazione; l'obbligo di una corretta conservazione degli alimenti.

Ricordiamo che durante le giornate di Territori in Festival sarà possibile degustare i prodotti tipici delle sagre più autentiche d'Italia. La selezione anche quest'anno è stata ispirata da un rigore capace di portare a Montacatini solo veri interpreti di un territorio e della sua storia gastronomica, come: Brigidino di Lamporecchio (Pt), Sagra d'la Panissa (Vc), Tartufo di Acqualagna (Pu), Porchetta Di Costano (Pg), Sagra Dello Zafferano (Gr), Peperoncino Festival (Cs), Sagra dei Ceci e dello Zafferano (Aq), Sagra della Cozza (Li), Sagra delle Crisciolette (Lu), Festa del Fagiolo (Igp) di Sorana (Pt), Sagra dei Cigerani (Pt), Sagra del Raviolo (Partina), Sagra della Fett'unta, Sagra della Lumaca Riganella (Gr), Antica Festa del Tegame (Ar), Sagra della Polenta Dolce e Baldino (Faltona ). Un'occasione imperdibile oltre che per scoprire anche per acquistare prodotti altrimenti introvabili.



MANIFESTO DELLA SAGRA AUTENTICA

1 - La sagra è parte integrante dell'identità storica di una comunità e di un paese: è da intendersi come connubio perfetto tra l'autenticità gastronomica e le tradizioni del territorio da cui questa proviene. è espressione della cultura materiale del territorio e ha come obiettivo la salvaguardia, la diffusione e la promozione del patrimonio territoriale: in essa si intrecciano gastronomia, cultura, tradizione ed economia. Perché una sagra si possa definire 'tradizionale” deve possedere almeno un passato di legame tra il prodotto e il suo territorio, documentato da tradizione orale e scritta. Tutte le iniziative culturali previste dalla sagra, infatti, devono riflettere l'obiettivo primario della sagra virtuosa, ovvero esprimere cultura e tradizione.

2 - Il cibo, il consumo collettivo e rituale di determinati prodotti carichi di valori simbolici è il motore propulsore della sagra. Il tipo di alimento, il modo di prepararlo e di consumarlo rimandano ad un passato di vita comunitaria e a una cultura alimentare percepita come segno di identità. Per questo la sagra deve somministrare piatti e ricette che abbiano come ingrediente principale il prodotto di cui si fa promotrice.

3 - La sagra non ha finalità speculativa. Non è uno strumento di business e profitto, ma un veicolo di valorizzazione del territorio e della comunità. In questo modo la sagra diventa un'occasione per la comunità locale (operatori commerciali e non) per riflettere sulle proprie origini e sulle proprie risorse. La sagra deve garantire al meglio la tracciabilità, la divulgazione, la conoscenza dei propri prodotti e la trasparenza fiscale. La sagra va intesa come un'opportunità per il territorio: favorisce il miglioramento dell'immagine della comunità, l'orgoglio di una comunità di riuscire a sostenere un evento, di sviluppare nuove conoscenze e capacità, di stimolare lo spirito di partecipazione, aggregazione, amicizia e appartenenza. è uno strumento con cui far conoscere giacimenti dimenticati, ma anche borghi, musei periferici, centri storici, chiese e abbazie. La sagra può costituire anche uno strumento di ricchezza economica nella misura in cui è in grado di realizzare servizi a favore della comunità locale.

4 - La sagra promuove forme di socializzazione e sviluppo collegate alla cultura del cibo locale. Essa risponde al desiderio delle comunità di avere spazi di convivialità e socializzazione. Coinvolge tutto il territorio e le numerose realtà produttive e commerciali locali, nonché i vari operatori del settore enogastronomico, quali produttori, artigiani, cucinieri, ristoratori e baristi. Il benessere e la soddisfazione di tutte le fasce della popolazione, sono essenziali per una sostenibilità nel tempo della manifestazione. La valorizzazione di un prodotto risulta efficace e con ampie ricadute economiche - durature - a vantaggio degli operatori locali, quando viene considerata in una dimensione collettiva, partecipata e condivisa sul territorio e non quando viene concepita tramite azioni estemporanee e promosse dai singoli soggetti anche se legati alla filiera e alle istituzioni. La dialettica tra i contesti favorirà naturalmente un intrecciarsi di creatività e tradizione, contribuendo a trasmettere che il folklore non è fossilizzato, ma in continua evoluzione e rielaborazione. Si auspica quindi il coinvolgimento della comunità nelle attività organizzative, invitando gli abitanti a prendere parte a comitati; incentivando aziende locali e amministrazioni al supporto finanziario e tecnico.

5 - La sagra deve svolgersi in un periodo limitato di tempo, deve essere legata a cicli di produzione e consumo e non può avere durata superiore ai sette giorni. Deve avere luogo nel territorio di origine del suo prodotto, ricetta o trasformazione tipica, in locali e ambienti idonei per la somministrazione che siano ben inseriti nel contesto paesaggistico, anche valorizzando strutture e ambienti tradizionali. Può svolgersi in contesto urbanizzato o in ambito rurale. Può anche prevedere eventi centralizzati ed eventi dislocati presso luoghi di produzione, osterie, ristoranti, enoteche e trattorie, creando una sinergia tra tutti gli attori pubblici e privati coinvolti nella sagra.

6 - La sagra è organizzata e gestita da associazioni senza scopo di lucro, che in concorso con altri soggetti portatori di interesse a livello territoriale, operano con continuità allo sviluppo e alla promozione della stessa attraverso un comitato. Gli organizzatori della sagra, perché questa possa definirsi tale, devono monitorare che i compiti relativi alla sicurezza degli ambienti e alle norme igienico sanitarie siano svolti con professionalità e responsabilità, assicurando competenza e preparazione del personale volontario. Devono quindi affidarsi a volontari competenti, che si assumano la responsabilità dei compiti affidati. Gli organizzatori devono inoltre impegnarsi a tutelare i volontari coinvolti a livello assicurativo. Il personale ha come obiettivo divulgare informazioni e approfondimenti, ma anche educare i visitatori e sensibilizzarli. Deve possedere competenza, ed essere in grado di dare informazioni corrette sul prodotto, raccontare aneddoti sulla sua storia ed esprime il legame sensoriale con la sua terra. Gli eventuali utili debbono essere reinvestiti in attività a favore della tutela e valorizzazione del patrimonio culturale immateriale.

7 - La sagra deve rispettare il proprio territorio, facendo attenzione all'impatto ambientale e curando in particolare strutture, uso di detersivi biologici e smaltimento rifiuti. Piatti, bicchieri e posate utilizzate in strutture pubbliche devono essere in materiale riutilizzabile, biodegradabile e di riciclo, o di uso comune e tradizionale sul territorio. Deve essere realizzata la raccolta differenziata. Lo smaltimento di liquidi e gas nocivi deve avvenire secondo le norme di legge. La sagra virtuosa, deve quindi dimostrare di intraprendere un percorso educativo anche in campo ambientale ed ecologico.


Firmatari:
  • Davide Paolini 
  • Edi Sommariva (Fipe)
  • Claudio Nardocci (Unipli)
  • Alberto Lupini (Italia a Tavola)
  • Esmeralda Giampaoli (Fiepet)
  • Zelinda Ceccarelli (Provincia di Arezzo)
  • Alessio Cavicchi
  • Michele Corti
  • Loris Cattabriga


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