La scelta di Andrea Berton per la cena di gala dei XX Giochi del Mediterraneo di Taranto non è certo una notizia dell’ultima ora. Il nome dello chef stellato milanese circolava da tempo ed era stato comunicato ben prima dell’evento. Eppure la polemica sulla mancata presenza di un grande cuoco pugliese è esplosa soltanto a ridosso della cena. Una tempistica che merita di essere sottolineata. Se la scelta era nota, infatti, perché la contestazione arriva soltanto adesso? E soprattutto: il problema è davvero che a cucinare sia stato chiamato un cuoco milanese anziché pugliese? Probabilmente no.

Una tempistica che merita di essere sottolineata. Se la scelta era nota, infatti, perché la contestazione arriva soltanto adesso? E soprattutto: il problema è davvero che a cucinare sia stato chiamato un cuoco milanese anziché pugliese? Probabilmente no.

Lo chef Andrea Berton
Lo chef Andrea Berton

Perché Andrea Berton non è il problema e trasformare la vicenda nell’ennesimo derby tra Nord e Sud o tra chef locali e chef “forestieri” rischierebbe di far perdere di vista la questione più interessante: chi ha deciso che dovesse essere Berton a rappresentare gastronomicamente il territorio in una delle principali vetrine istituzionali dei Giochi e attraverso quale percorso si è arrivati alla sua scelta?

A sollevare pubblicamente il caso è stato Luciano Pignataro, che sul suo blog ha posto una domanda molto netta: perché, per un appuntamento destinato a raccontare Taranto e la Puglia ai Paesi del Mediterraneo, non è stato coinvolto almeno uno dei protagonisti della cucina pugliese? Una domanda legittima, anche se arrivata decisamente tardi.

Ma Pignataro aggiunge un elemento assai più rilevante del passaporto gastronomico dello chef. Secondo la sua ricostruzione, a scegliere Berton sarebbe stata l’azienda che gli fornisce l’olio extravergine di oliva. E qui la polemica cambia completamente natura.

Pujje, lo sponsor pugliese che già lavorava con Berton

L’azienda in questione è Pujje Srl, realtà di Palagiano, in provincia di Taranto, produttrice dell’olio extravergine Olio Evo Pujje e partner ufficiale dei XX Giochi del Mediterraneo Taranto 2026. Non si tratta dunque di un’azienda estranea al territorio. Al contrario, Pujje è pugliese e tarantina e attraverso la propria partecipazione ai Giochi porta nella manifestazione uno dei prodotti simbolo della regione.

Esiste però anche un altro elemento, apertamente dichiarato: Pujje aveva già un rapporto commerciale con Andrea Berton. È la stessa azienda, nelle proprie comunicazioni dedicate al gala, a ricordarlo, definendo lo chef un proprio cliente di lunga data.

Le bottiglie di olio Pujje
Le bottiglie di olio Pujje

Anche il menu della cena conferma la centralità dell’extravergine dell’azienda. Il risotto alle erbe di Berton è stato pensato con una mantecatura senza burro attraverso l’utilizzo dell’olio Pujje, impiegato anche in altre preparazioni.

Fin qui siamo dunque davanti a circostanze verificabili: Pujje è partner dei Giochi, Berton è già cliente dell’azienda e il suo olio è entrato nel menu della cena di gala.

È stata Pujje a scegliere Berton? Questo è il punto da chiarire

È sul passaggio successivo che occorre invece essere molto precisi. Luciano Pignataro scrive: «A scegliere Berton è stata l’azienda che gli fornisce l’olio d’oliva». Il riferimento è a Pujje, ma non lo dice… Al momento, però, non risultano documenti pubblici che consentano di ricostruire con certezza l’intero iter che ha portato all’individuazione di Berton e quindi di stabilire quale soggetto abbia formalmente proposto e deciso l’affidamento allo chef.

Pubblicità

Ed è proprio questo il punto sul quale sarebbe utile un chiarimento da parte degli organizzatori. Chi ha scelto Andrea Berton? Il Comitato organizzatore? Il soggetto incaricato della cena? Pujje nell’ambito della propria partnership? Lo sponsor ha semplicemente messo a disposizione un proprio contatto oppure ha avuto un ruolo nella decisione? Non sono sfumature.

Perché un conto è che un’azienda sponsor fornisca il proprio prodotto per una cena istituzionale; un altro è che possa eventualmente concorrere alla scelta del professionista incaricato di rappresentare gastronomicamente il territorio.

Il paradosso di raccontare la Puglia senza i suoi cuochi

La questione diventa ancora più interessante guardando al racconto costruito intorno alla cena. Berton ha realizzato un menu pensato proprio per valorizzare Taranto, i suoi due mari e i prodotti pugliesi, utilizzando ingredienti locali e dichiarando di voler interpretare attraverso la cucina il territorio che ospita i Giochi. Un’impostazione assolutamente coerente con la manifestazione.

Ma proprio per questo resta una domanda: se si voleva raccontare gastronomicamente Taranto e la Puglia, perché non coinvolgere anche chi quella cucina la interpreta professionalmente tutto l’anno?

Gala di Taranto, polemica tardiva su Berton. Ma il vero nodo è lo sponsor
Perché raccontare Taranto senza coinvolgere chi ne interpreta la cucina?

E qui occorre evitare un equivoco. Coinvolgere i cuochi pugliesi non avrebbe necessariamente significato rinunciare a Berton. Si sarebbe potuto costruire un menu a quattro o sei mani, affiancargli uno o più chef del territorio, coinvolgere giovani cuochi oppure trasformare la cena in una rappresentazione corale della gastronomia pugliese. Le professionalità certamente non mancano.

Taranto, peraltro, sta cercando da tempo di costruire proprio sulla gastronomia una parte della propria nuova immagine turistica. Manifestazioni come Ego Food Fest hanno portato nella città decine di cuochi, pizzaioli, produttori e professionisti, proponendo Taranto come possibile laboratorio della cultura gastronomica mediterranea. La scelta di non coinvolgere questa comunità almeno nella cena simbolicamente più importante dei Giochi può quindi essere discussa. Ma poteva esserlo anche qualche mese fa.

Berton non è il bersaglio

Trasformare tutto questo in un processo ad Andrea Berton sarebbe comunque sbagliato. Berton è uno dei cuochi italiani più autorevoli, ha ricevuto un incarico prestigioso e ha fatto quello che ci si aspetta da un professionista: ha accettato e ha costruito un menu cercando di interpretare il territorio che lo ospitava.

Non esiste inoltre alcuna ragione per la quale un grande evento internazionale organizzato in Puglia debba necessariamente affidarsi soltanto a professionisti pugliesi. I Giochi del Mediterraneo sono per definizione una manifestazione aperta e internazionale. Ridurre il dibattito a “chef pugliese contro chef milanese” sarebbe quindi una scorciatoia piuttosto provinciale. Il punto non è da dove viene Berton. Il punto è come è stato scelto Berton.

Il confine tra sponsor e scelte culturali

Ed è proprio qui che la vicenda di Taranto può assumere un significato che va ben oltre una cena. Gli sponsor sono indispensabili per sostenere grandi manifestazioni sportive, culturali e istituzionali. Ed è del tutto normale che in cambio della loro partecipazione ottengano visibilità e occasioni per valorizzare i propri prodotti.

Ma esiste una differenza sostanziale tra sponsorizzare un evento e determinarne, direttamente o indirettamente, le scelte gastronomiche e culturali. Non sappiamo, allo stato delle informazioni pubblicamente disponibili, se questo secondo passaggio sia avvenuto a Taranto. È esattamente ciò che andrebbe chiarito.

Perché se venisse confermato che la scelta dello chef incaricato di firmare una delle cene più rappresentative dei Giochi è nata dal rapporto commerciale tra Pujje e un proprio cliente, il tema sarebbe decisamente più importante della provenienza geografica di Berton.

Gala di Taranto, polemica tardiva su Berton. Ma il vero nodo è lo sponsor
Il vero nodo è chiarire quale ruolo abbia avuto Pujje nella scelta di Berton

Non ci sarebbe necessariamente nulla di irregolare. Ma sarebbe legittimo interrogarsi sul modello adottato e sulla trasparenza dei criteri utilizzati per costruire la rappresentazione gastronomica di un territorio all’interno di una manifestazione istituzionale internazionale.

La polemica sui cuochi pugliesi è arrivata tardi. La domanda sul ruolo dello sponsor, invece, arriva nel momento giusto. Perché alla fine il vero interrogativo non è se Andrea Berton fosse abbastanza pugliese per cucinare a Taranto. È un altro: quando la gastronomia diventa parte della rappresentazione istituzionale di un territorio, chi deve scegliere chi lo racconta: un progetto culturale costruito dagli organizzatori o le relazioni commerciali degli sponsor? Su questo, più che sul curriculum di Berton, sarebbe utile avere una risposta.