RICCIOLI D'ORO

Il ristorante di Roma fuori dagli schemi con menu degustazione a partire da 35 euro
Riccioli d'Oro, a Montesacro, nasce dall'idea dello chef Luca Ronzoni di cucinare senza sentirsi dentro una definizione, con un servizio informale e piatti tecnicamente evoluti che puntano soprattutto sul gusto. La carta permette di scegliere tra mezze e piene porzioni, mentre i tre percorsi degustazione al buio, affidati alla cucina, costano 35, 45 e 60 euro
Riccioli d’Oro è un piccolo ristorante fuori dalle rotte romane abituali, ma soprattutto fuori dagli schemi. Aperto dall’autunno del 2023 in via Conca d’Oro 38, una quarantina di coperti in zona Montesacro. È il punto d’arrivo, almeno per adesso, di un percorso importante, lungo vent’anni, di Luca Ronzoni, il quale ha deciso di cucinare senza sentirsi costretto dentro una definizione: «È un progetto identitario, nato dopo circa vent’anni di esperienza, dove mi diverto il più possibile». Oggi il ristorante è condotto da lui insieme a Damiano Lucidi e a Mirko Arena, il sous chef.
Il percorso dello chef Luca Ronzoni
Ronzoni, classe 1992, è cresciuto a Casal Bertone. Comincia molto presto, tanto che a quattordici anni è già in cucina con Riccardo Di Giacinto, all’All’Oro, alternando scuola alberghiera e lavoro. Passa poi da Alessandro Pipero ad Albano Laziale, negli anni di Luciano Monosilio, e ancora dal Mirabelle. Dopo una parentesi al Capofaro di Salina, lascia Roma: prima va a Londra, allo Zafferano, quindi in Scozia, a Edimburgo, da Martin Wishart, ex secondo di Marco Pierre White. Tornato nella Capitale affianca Antonello Colonna all’Open Colonna, rientra da Di Giacinto e lo ritroviamo successivamente nella brigata del tre stelle La Pergola di Heinz Beck e poi da Pulejo e a Pirò Osteria di Pesce.
Una sala calda, informale e fuori dagli schemi
L’atmosfera della sala rimanda a un luogo fiabesco e accogliente nella sua squisita naïveté. Tavoli di legno, carta da parati, madie e mobili d’epoca, sedie e poltroncine rétro, porcellane spaiate e oggetti recuperati nei mercatini: un ambiente caldo, quasi domestico, nel quale non si cerca la perfezione a tutti i costi. Questo carattere si ritrova nel servizio, distante dai rituali codificati dell’alta ristorazione, informale ma attento, e nei piatti, tecnicamente evoluti ma mirati in primis alla soddisfazione del gusto (anche se c’è da dire che sono pure belli da vedere).
La proposta gastronomica di Riccioli d’Oro
Una bella sorpresa arriva anche dai prezzi: qui il rapporto qualità/prezzo è notevole. La carta è infatti articolata tra “Le Mezze”, mezze porzioni pensate per assaggiare di più, e “Le Piene”, con prezzi che restano comunque molto accessibili. Accanto ci sono tre percorsi degustazione al buio, da 35, 45 e 60 euro, nei quali è la cucina a scegliere i piatti. La cantina, in evoluzione, riserva anch’essa belle sorprese. Ronzoni ha quindi un curriculum importante, però lui sfrutta la sua esperienza e le tecniche non per esibirsi, ma per cercare la soddisfazione degli ospiti: «La mia cucina è molto personale, una cucina istintiva. Tanti piatti nascono mentre vado a fare la spesa, guardo un ingrediente, lo assaggio».
Nei piatti si trovano Francia e Asia, memorie romane e ricordi di famiglia: il menu, naturalmente, cambia molto spesso. C’è però un piatto che connota molto il suo stile ed è la linguina con kiwi: l’idea nasce quasi per caso al mercato di Val Melaina. È febbraio, Luca assaggia un pomodoro acerbo e poco dopo trova dei kiwi, acerbi anch’essi, riconoscendo una sorprendente somiglianza gustativa. «Ho comprato dieci chili di questi kiwi e sono partite dieci prove diverse, un chilo per prova». I kiwi vengono cotti lentamente a 70 gradi per tre ore e poi passati fino a ottenere una salsa che richiama quella di pomodoro. Con questa si manteca la linguina, completata dal basilico e dalla componente sapida del formaggio di pecora: un piatto buonissimo.
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Il nostro percorso è stato vario e divertente, ma soprattutto qualitativamente senza cedimenti: dopo alcuni amuse-bouche non scontati, un eccellente peperone alla brace con panna e vodka, olio e polvere di paprika ottenuti dagli scarti dello stesso vegetale. L’ostrica brûlée con muscovado, salsa rouille e santolina si è rivelata un bell’esempio di precisione gustosa. Fuori dal coro l’originale (e riuscita) consistenza della lingua di manzo con salsa bernese, rose e ravanelli. Tono gustativo alto anche per gli spaghettoni quadrati Mancini “asciutti”, alla pescatora, ovvero con gli scarti delle materie ittiche in menu, come anguilla, tonno, ombrina, cannolicchi, cozze, gamberi, tutto lavorato e reso in polvere e burro affumicato.
Non da meno i golosi conchiglioni con curry rosso, mandorle, capperi e limone nero. Grande eleganza si ritrova nel pescato del giorno cotto alla brace, il suo fondo, latte di cocco e cetrioli. Davvero deliziosa l’insalata di frutta e verdura come predessert, con la frutta di stagione in osmosi con sciroppo di zenzero, la verdura nello sciroppo di lavanda e una granita di fiori di ibisco a completare. Si termina, felicemente, con ricotta di capra, anice e composta di kiwi fermentato, servita con un pan brioche al burro passato con burro e zucchero «come la merenda della nonna». Non c’è dubbio che valga la pena di allontanarsi dal centro, almeno per quel paio d’ore passate qui a tavola.


