Il sistema delle Regie Trazzere di Sicilia rappresenta un unicum storico e giuridico a livello nazionale. Non si tratta di semplici strade di campagna, ma di una monumentale rete di viabilità armentizia che si estende per circa 11mila chilometri su tutto il territorio dell'isola. Le trazzere nacquero già in epoca protostorica e greca come vie naturali utilizzate per la transumanza degli armenti, dalle pianure costiere ai pascoli montani della Sicilia interna. Anche l'origine del termine rimanda alla natura di questi percorsi: viene ricondotta sia al latino tractus, cioè "tracciato", sia all'antico francese drecière, con il significato di via diritta o raddrizzare. Un riferimento alla tendenza delle trazzere a seguire una direzione il più possibile diretta, adattandosi all'orografia e cercando di evitare ponti e guadi.

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Le Regie Trazzere sono un'antica rete siciliana di viabilità rurale legata alla transumanza

La trazzera, dunque, non è semplicemente una "strada", ma identifica una particolare forma di viabilità rurale nata per la mobilità lenta. Dentro questa parola rientra un intero sistema fatto di transumanza, accesso ai fondi, collegamenti tra centri abitati, diritto di passaggio e, successivamente, demanio. È una via di campagna, spesso percepita come naturale, che permette il transito e l'accesso lungo il proprio percorso. La stessa transumanza, intesa come movimento stagionale del bestiame lungo rotte migratorie consolidate, è stata iscritta nel 2019 dall'Unesco nella Lista rappresentativa del Patrimonio culturale immateriale dell'umanità.

Da Federico II alle Regie Trazzere

Il sistema si consolidò con l'affermazione della struttura feudale dell'isola, quando il passaggio, soprattutto quello degli armenti, divenne un interesse da tutelare. Fu Federico II di Svevia, nel XIII secolo, a formalizzare lo status giuridico di queste vie. Con l'istituzione del demanio reale le trasformò in Regie Trazzere, garantendo ai pastori il diritto di transito e di pascolo gratuito lungo i percorsi e impedendo a baroni e proprietari terrieri locali di imporre dazi o gabelle. Tra la fine del Settecento e l'Ottocento furono poi i sovrani Borbone a riordinare il sistema, anche per limitare le crescenti usurpazioni di terreno da parte dei latifondisti confinanti. Vennero così stabilite precise misure geometriche, valide per tutta l'isola.

Un ritratto di Federico II di Svevia
Un ritratto di Federico II di Svevia

Sulla base dei decreti borbonici e delle successive ratifiche, la larghezza legale di una Regia Trazzera venne fissata in 18 canne e 2 palmi siciliani, equivalenti a 37,68 metri. Poiché la misura viene calcolata a partire dall'asse centrale del tracciato, la fascia interessata si estende per 18,84 metri su ciascun lato. È un aspetto che ha avuto conseguenze anche molto più recenti: nel corso dei decenni edifici, strade moderne e villette sono stati realizzati su aree appartenenti al demanio trazzerale, rendendo necessari complessi procedimenti di sdemanializzazione o legittimazione a pagamento.

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Un patrimonio lungo circa 11mila chilometri

La norma di riferimento in epoca moderna è il Regio Decreto 29 dicembre 1927, n. 2801. Con l'approvazione dello Statuto speciale della Regione Siciliana, e in particolare con l'articolo 32, il demanio armentizio statale è successivamente passato al demanio pubblico della Regione Siciliana. L'ufficio competente in materia di demanio trazzerale era stato istituito già il 23 agosto 1917, con il decreto luogotenenziale n. 1540. Oggi il patrimonio è amministrato dal Dipartimento regionale dello Sviluppo rurale e territoriale.

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Le Regie Trazzere attraversano quasi tutta la Sicilia per circa 11mila chilometri

Le Regie Trazzere interessano i territori di quasi tutti i Comuni siciliani e si sviluppano complessivamente per circa 11mila chilometri, con una larghezza legale minima di 37,68 metri. Numeri che danno la misura della vastità di quello che viene definito Demanio Trazzerale, conosciuto anche come demanio "armentizio" proprio per la funzione originaria di queste vie nel trasferimento degli animali dai pascoli invernali delle pianure a quelli estivi delle montagne. La consistenza originaria del patrimonio si è comunque ridotta nel tempo a seguito dell'attività di alienazione condotta dall'amministrazione regionale, con la stipula di oltre 25mila atti di liquidazione. Ciò che rimane alla Regione costituisce ancora un patrimonio ingente, distribuito in modo più o meno esteso in tutte le province siciliane e potenzialmente prezioso anche per lo sviluppo sostenibile del territorio.

La Regia Trazzera di Calatabiano

Una parte di questa storia arriva fino a Calatabiano, nel Catanese, dove passa un tratto della Regia Trazzera n. 644 "Catania-Messina". È un'antica via di comunicazione a fondo naturale che collega l'area interna con la località balneare e la foce di San Marco. Il Comune di Calatabiano ha preso in gestione ampi tratti della trazzera per trasformarli ufficialmente in strade rotabili e parcheggi pubblici, facilitando così anche il percorso di regolarizzazione delle aree turistiche limitrofe. Poco distante si trova inoltre la Riserva naturale orientata Fiume Fiumefreddo, area protetta conosciuta per le sue acque fredde e risorgive e per la presenza spontanea del papiro. L'accesso principale al centro visite della riserva si trova sulla vicina Strada Provinciale 71/I di Marina di Cottone.

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La Chiesa del Santissimo Crocifisso di Calatabiano (Ct), con il paese sullo sfondo

Blu Lidò Mare e Cucina, a pochi passi dalla foce

A circa 200 metri dalla foce del torrente Fiumefreddo si trova Blu Lidò Mare e Cucina, stabilimento che va oltre la funzione di semplice struttura balneare e presenta un'impostazione vicina a quella delineata dalla norma tecnica UNI EN ISO 13009. La norma stabilisce requisiti e raccomandazioni per gli operatori delle spiagge che offrono servizi a turisti e visitatori, fornendo indicazioni sulla gestione e sulla pianificazione sostenibile, sulle infrastrutture, sulla sicurezza, sull'informazione e la comunicazione, sulla pulizia e sulla rimozione dei rifiuti. La struttura si sviluppa su 2.600 metri quadrati, affacciati su un tratto caratterizzato da mare limpido e da un'ampia spiaggia sabbiosa. Accanto all'attività balneare trova spazio anche la ristorazione, con 50 coperti e una proposta basata su materie prime di qualità e una cucina ricercata.

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La sala di Blu Lidò Mare e Cucina

All'occorrenza gli spazi permettono inoltre di organizzare pranzi, cene e aperitivi fino a 200 persone, oltre a concerti, meeting aziendali, feste, manifestazioni sportive e culturali. A portare avanti da almeno cinque anni questo luogo dedicato al relax sono i giovani gestori Enza Mannino e Nino Puglia, insieme alla cuoca Carmen, scegliendo anche un francesismo per distinguere la propria struttura. Blu Lidò dispone inoltre di un'area baby parking di circa 90 metri quadrati, recintata e vigilata, dove i bambini possono giocare sotto la supervisione di personale qualificato mentre i genitori si concedono qualche momento di relax. Le caratteristiche naturali e gli spazi a disposizione rendono inoltre la struttura adatta all'organizzazione di eventi.

Il pranzo da Blu Lidò

La nostra esperienza è passata naturalmente anche dalla tavola. Il pranzo è iniziato con una insalata mista, seguita da una pepata di cozze e da una insalata di polpo. A chiudere è arrivato il tiramisù, particolarmente apprezzato e, senza troppi giri di parole, squisito.

Una giornata che ha permesso così di mettere insieme il territorio, la storia delle sue antiche vie rurali, il mare e la ristorazione. Un'esperienza che sarebbe utile anche a molti colleghi di questi ragazzi, per osservare da vicino il lavoro portato avanti in questi anni da Enza Mannino, Nino Puglia e Carmen.

Lungomare Cottone 5 95011 Calatabiano (CT) Italia