I menu delle mense scolastiche devono seguire criteri scientifici, nutrizionali e salutistici, nel rispetto delle linee guida sanitarie e dei parametri di un’alimentazione equilibrata. Le scelte alimentari non possono diventare terreno di scontro politico né essere ricondotte all’origine etnica o religiosa degli alunni. Eppure, dopo il caso di Piacenza, con l’esclusione temporanea di coppa, lonza e prosciutto cotto che ha provocato proteste di politici e produttori, anche nel Pordenonese la riduzione delle preparazioni a base di maiale, compresa l'eccellenza locale del prosciutto di San Daniele Dop, accostata all’introduzione di piatti etnici come pollo al curry e cous cous, ha alimentato nuovamente diverse polemiche.

Il Prosciutto di San Daniele Dop, tolto dai menu di alcune mense scolastiche nel pordenonese, è al centro di molte polemiche
Il Prosciutto di San Daniele Dop, tolto dai menu di alcune mense scolastiche nel pordenonese, è al centro di molte polemiche

Due vicende diverse, accomunate dalla trasformazione di decisioni sulla ristorazione scolastica in uno scontro identitario, nel quale le ricostruzioni sulle presunte motivazioni culturali hanno finito per sovrapporsi alla questione centrale: chi stabilisce i menu, quali indicazioni sanitarie deve rispettare e quali ragioni documentate sostengono le scelte adottate.

Pordenone, il maiale scompare da alcuni menu delle mense

La vicenda riguarda i menu scolastici per l’anno 2026/2027 in diversi comuni del Pordenonese. In alcune realtà non compaiono più piatti come braciola di maiale, rigatoni all’amatriciana e prosciutto di San Daniele. Le situazioni, tuttavia, non sono uniformi: a Pordenone città, Sacile e San Vito al Tagliamento le pietanze a base di maiale risultano assenti dai menu ordinari, mentre a Spilimbergo alcune preparazioni con carne suina possono essere richieste come integrazione. Non si tratta quindi di un divieto provinciale valido indistintamente per tutte le mense.

Nel pordenonese, la sostituzione di pietanze a base di maiale nelle mense scolastiche a favori di altri cibi etnici ha scatenato una polemica politica
Nel pordenonese, la sostituzione di pietanze a base di maiale nelle mense scolastiche a favori di altri cibi etnici ha scatenato una polemica politica

A rendere la vicenda nazionale è stato soprattutto l’accostamento tra la riduzione del maiale e l’arrivo di pietanze considerate rappresentative di altre culture alimentari. Diverse ricostruzioni giornalistiche hanno collegato il cambiamento alla presenza sempre maggiore di alunni stranieri e musulmani, ma non risultano dichiarazioni ufficiali che confermino questa motivazione. Di fatto, la questione è diventata ancora una volta motivo di strumentalizzazione politica.

Le linee guida regionali: meno carni rosse e salumi, ma nessun divieto generale sul maiale

Le Linee di indirizzo per la ristorazione scolastica della Regione Friuli Venezia Giulia contengono indicazioni nutrizionali come l’esclusione di carne conservata (affettati, salumi, ecc.) e la preferenza di carne bianca (pollo, tacchino, coniglio) rispetto a quella rossa (maiale, manzo e vitello). Non equivalgono però a un ordine di eliminare ogni alimento suino.

Il pollo al curry, introdotto in alcune mense scolastiche nel pordenonese, sulla base di requisiti nutrizionali che incentivano il consumo di carne bianca rispetto a quella suina
Il pollo al curry, introdotto in alcune mense scolastiche nel pordenonese, sulla base di requisiti nutrizionali che incentivano il consumo di carne bianca rispetto a quella suina

Lo stesso documento regionale spiega che il menu scolastico può favorire l’incontro tra culture attraverso la conoscenza di nuovi alimenti e che l’inclusione può passare anche dall’inserimento di pietanze appartenenti a tradizioni gastronomiche differenti. L’obiettivo non è quindi penalizzare una tradizione a favore di un’altra o sostituirla, ma favorire la conoscenza reciproca attraverso l’educazione alimentare, fatta salva la possibilità di richiedere diete speciali per motivi etici e religiosi, da sempre prevista.

Le posizioni in campo: cosa hanno detto gli amministratori

Il sindaco di Pordenone, Alessandro Basso, ha chiarito che dal Comune non è partita alcuna direttiva per eliminare il maiale dalle mense. La composizione dei menu è affidata all’Azienda sanitaria Friuli Occidentale (Asfo), che ha richiamato criteri nutrizionali, preferenza per i prodotti biologici e difficoltà di reperire carne suina biologica. Ha inoltre annunciato un confronto con l’Asfo per fare spazio alle specialità del territorio, compresi gli insaccati, nel rispetto dell’equilibrio alimentare.

Il sindaco di Pordenone Alessandro Basso
Il sindaco di Pordenone Alessandro Basso

Piacenza, la stessa dinamica: da una scelta tecnica allo scontro politico

Il caso di Piacenza presenta una dinamica simile. Nel menu autunno-inverno delle mense scolastiche sono stati eliminati alcuni alimenti a base di maiale: la lonza, la coppa piacentina e il prosciutto cotto. La scelta è stata contestata da diversi esponenti politici del centrodestra ma anche dal Consorzio dei Salumi Dop Piacentini, preoccupati per l’esclusione di prodotti legati all’identità gastronomica locale. La sindaca Katia Tarasconi e l’assessore alle Politiche educative Mario Dadati hanno respinto l’interpretazione secondo cui la modifica sarebbe stata dettata da ragioni religiose.

La sindaca di Piacenza Katia Tarasconi
La sindaca di Piacenza Katia Tarasconi

Per la coppa sono state richiamate difficoltà di somministrazione ai più piccoli e un episodio di soffocamento; la lonza, invece, risultava poco gradita e spesso lasciata nei piatti. Il prosciutto cotto rientrava nella normale rotazione degli alimenti. La sindaca si è successivamente impegnata a chiedere all’Ausl locale di valutare il ritorno della coppa nel menu primaverile, a partire dalla terza classe della primaria: un impegno a promuovere una revisione ove sussistano condizioni nutrizionali e di sicurezza.

Due casi da leggere senza confondere i fatti con le interpretazioni

A Pordenone e a Piacenza il tema è diventato terreno di scontro perché riguarda alimenti riconoscibili, prodotti tipici e il significato culturale del pasto scolastico. Ma in entrambi i casi la discussione si è spostata dalla valutazione concreta dei menu a una contrapposizione ideologica.

Il menu scolastico è un servizio pubblico e una responsabilità tecnica e di salute, non uno strumento da piegare alla polemica politica. Le amministrazioni devono rendere comprensibili le scelte, i professionisti devono motivarle sulla base delle evidenze e le filiere locali possono essere valorizzate senza trasformare ogni modifica in una contrapposizione identitaria.

Mense scolastiche, una questione nazionale che va oltre il menu

Questi due casi riportano l’attenzione su una questione più ampia: il ruolo della ristorazione collettiva come servizio pubblico e strumento di welfare. Le mense scolastiche incidono sulla salute dei bambini, sull’educazione alimentare e sulla qualità della vita delle famiglie, ma devono anche fare i conti con la sostenibilità economica degli appalti, l’aumento dei costi di lavoro e materie prime e il rispetto dei Criteri ambientali minimi (CAM) e la necessità di garantire qualità, sicurezza e tracciabilità. La composizione dei menu è quindi il risultato di un lavoro che coinvolge nutrizionisti, servizi sanitari, tecnologi alimentari e gestori, chiamati a conciliare esigenze diverse sulla base di competenze e parametri verificabili. La priorità resta garantire pasti equilibrati e sicuri, servizi sostenibili e scelte trasparenti, senza attribuire ai menu motivazioni etniche o religiose che non siano documentate. È su questi temi strutturali, e non sulla contrapposizione identitaria attorno a un singolo alimento, che si misura il valore del cibo pubblico.