VERSO IMMENSE

Dalla mensa ai dati: RestaCOVE e la sfida delle nuove competenze
Con RestaCOVE, progetto Erasmus+ coordinato dall’Università Cattolica e partecipato da ANIR Confindustria, la ristorazione collettiva entra in un percorso europeo su micro-credenziali, formazione e riconoscibilità dei profili professionali. L’obiettivo non è descrivere la sostenibilità, ma tradurla in capacità operative, standard valutabili e organizzazione dei servizi. Se ne parlerà a IMMENSE 2026 il 15 settembre
Indice
- 1RestaCOVE in breve
- 2RestaCOVE, 18 micro-credenziali per portare le competenze nel servizio
- 3Dalle figure operative ai manager: le competenze tra EQF 3 e 7
- 4Ristorazione collettiva e welfare: il ruolo delle competenze
- 5La sostenibilità passa dal lavoro di chi opera ogni iorno
- 6Dal progetto europeo ai servizi: come si misurerà l'impatto di RestaCOVE
In una mensa scolastica, aziendale, universitaria o ospedaliera, la sostenibilità non si decide solo nel menu. Entra nella previsione dei pasti, nella gestione delle eccedenze, nei consumi di energia e acqua, nella tracciabilità delle forniture, nella sicurezza alimentare, nei turni, nei dati e nei controlli. Ogni obiettivo ambientale o digitale, se resta fuori dall’organizzazione quotidiana, diventa una promessa difficile da misurare. È su questo passaggio che interviene RestaCOVE, acronimo di VET Excellence Pathways for Sustainable Collective Catering and Restaurants. Il progetto Erasmus+ è partito il 1° aprile 2026, ha una durata prevista di quattro anni ed è coordinato dall’Università Cattolica del Sacro Cuore. Riunisce 18 organizzazioni in Italia, Grecia, Slovacchia, Romania, Turchia e Malta: soggetti della formazione professionale, università, imprese, autorità territoriali e rappresentanze del settore, tra cui ANIR Confindustria, che ne parlerà a IMMENSE 2026 il prossimo 15 settembre all’Ara Pacis di Roma.
Il punto non è aggiungere un altro progetto europeo alla lunga lista delle iniziative sulla sostenibilità. Il nodo riguarda le competenze che permettono ai servizi di funzionare meglio e di dimostrarlo. La ristorazione collettiva è un settore ad alta intensità di manodopera, esposto a vincoli economici, obblighi contrattuali, standard nutrizionali, criteri ambientali e aspettative crescenti da parte di utenti e committenti. In questo quadro, la qualità dipende sempre più dalla preparazione delle persone e dalla chiarezza delle responsabilità.
RestaCOVE in breve
Titolo esteso: VET Excellence Pathways for Sustainable Collective Catering and Restaurants.
Programma: Erasmus+ Centres of Vocational Excellence.
Riferimento: Grant Agreement 101260578.
Periodo previsto: 1° aprile 2026 - 31 marzo 2030.
Coordinamento: Università Cattolica del Sacro Cuore.
Partenariato: 18 organizzazioni in 6 Paesi.
Output previsto: 18 micro-credenziali collegate a qualificazioni EQF, strumenti digitali e formativi, attività di work-based learning, linee guida per le imprese e azioni di disseminazione europea.
Ruolo di ANIR: ANIR Confindustria partecipa come organizzazione di rappresentanza delle imprese italiane della ristorazione collettiva, portando nel progetto il punto di vista industriale del comparto, i fabbisogni delle imprese e il collegamento con il sistema del Cibo Pubblico.
Nota: il cofinanziamento europeo riguarda RestaCOVE e le iniziative direttamente collegate al progetto, non l’intero programma di IMMENSE 2026.
RestaCOVE, 18 micro-credenziali per portare le competenze nel servizio
Uno degli obiettivi più rilevanti è la progettazione di 18 micro-credenziali. Il termine può sembrare tecnico, ma indica una questione molto concreta: rendere riconoscibile una competenza specifica, acquisita attraverso un’esperienza formativa circoscritta e valutata con criteri trasparenti. Non basta frequentare un corso. Serve sapere quali risultati di apprendimento sono attesi, come vengono verificati, con quali prove e in quale contesto professionale possono essere utilizzati. Nel food service questa logica è utile perché i cambiamenti raramente avvengono tutti insieme. Un addetto può dover imparare a rilevare correttamente i dati sullo spreco alimentare. Un responsabile di cucina può dover collegare programmazione della produzione e consumi energetici. Un tecnologo alimentare può lavorare su tracciabilità e sicurezza dei dati. Chi coordina il servizio deve trasformare indicatori ambientali, vincoli contrattuali e standard nutrizionali in procedure applicabili.
Dalle figure operative ai manager: le competenze tra EQF 3 e 7
Le micro-credenziali previste da RestaCOVE riguardano qualificazioni comprese tra i livelli EQF (European Qualifications Framework) 3 e 7 e profili che vanno dalle figure operative alle funzioni tecniche e manageriali. Il loro valore dipenderà dalla precisione con cui saranno costruite e testate. Se i risultati di apprendimento saranno chiari, potranno sostenere formazione continua, mobilità professionale, selezione del personale e percorsi di crescita più leggibili. Se resteranno formule astratte, non incideranno sull’organizzazione dei servizi. Il progetto è ancora nella fase iniziale. Analisi dei fabbisogni, modelli didattici, attività di formazione sul lavoro, laboratori di ricerca applicata e strumenti digitali sono obiettivi da sviluppare e verificare nel corso dei quattro anni.
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Questa distinzione è essenziale: RestaCOVE non va raccontato come un risultato già acquisito, ma come un percorso che dovrà dimostrare la propria efficacia nel confronto con imprese, lavoratori, enti formativi e sistemi nazionali diversi. La dimensione digitale va letta nello stesso modo. Previsioni più accurate possono ridurre la sovrapproduzione; dati storici affidabili possono migliorare acquisti, turni e volumi; strumenti di tracciabilità possono rendere più rapidi i controlli. La tecnologia, però, produce qualità solo quando le informazioni sono corrette, i ruoli sono definiti e le persone sanno interpretare gli scostamenti. Anche per questo la formazione sul lavoro diventa parte dell’organizzazione, non un intervento laterale.
Ristorazione collettiva e welfare: il ruolo delle competenze
Per ANIR Confindustria, la partecipazione a RestaCOVE si colloca dentro una traiettoria precisa: rappresentare la ristorazione collettiva come infrastruttura quotidiana del welfare, nei luoghi della scuola, della sanità, del lavoro e delle comunità. Nel partenariato, il contributo dell’associazione riguarda il collegamento con l’esperienza delle imprese, la lettura dei fabbisogni professionali, il confronto con gli operatori e la diffusione dei risultati presso aziende e stakeholder. È un ruolo importante, ma va mantenuto nella sua misura: ANIR partecipa a una rete europea coordinata dall’Università Cattolica, insieme ad altri soggetti della formazione, della ricerca, delle istituzioni territoriali e del sistema produttivo.
Il tema riguarda anche la committenza pubblica. Capitolati e criteri di valutazione possono riconoscere meglio formazione, capacità tecnica e organizzazione quando esistono profili professionali descritti in modo chiaro e verificabile. La qualità del servizio non si misura soltanto a posteriori: si costruisce prima, nella definizione delle competenze richieste, nelle procedure, nella capacità di documentare l’esecuzione e nei controlli. In questo senso RestaCOVE può offrire un riferimento utile al public procurement, purché le soluzioni prodotte siano effettivamente trasferibili nei contratti e nei servizi.
La sostenibilità passa dal lavoro di chi opera ogni iorno
Il coordinatore scientifico del progetto, Michele Filippo Fontefrancesco, professore associato di Antropologia culturale ed Etnologia all’Università Cattolica, ha sintetizzato così il punto: «La transizione verso la sostenibilità si ottiene solo coralmente, coinvolgendo tutti i lavoratori dai livelli operativi a quelli direttivi». La frase è rilevante perché sposta l’attenzione dalle dichiarazioni di principio alla struttura del lavoro.
Gran parte della qualità della ristorazione collettiva nasce in attività poco visibili per l’utente: previsione dei fabbisogni, controllo delle forniture, composizione delle diete, rilevazione delle temperature, gestione dei dati, manutenzione, turni e sostituzioni. Dare un nome a queste competenze significa rendere più riconoscibili le responsabilità che tengono in piedi il servizio. Significa anche costruire percorsi formativi coerenti con ciò che accade davvero nelle cucine, nei centri di cottura, nei magazzini e nei rapporti con la committenza.
Dal progetto europeo ai servizi: come si misurerà l'impatto di RestaCOVE
Per il Cibo Pubblico, le competenze non sono un tema accessorio. Sono una condizione per garantire continuità, sicurezza alimentare, sostenibilità e qualità verificabile. RestaCOVE dovrà essere valutato su questo terreno: la capacità di trasformare obiettivi europei in strumenti utili per imprese, lavoratori, formazione professionale e amministrazioni pubbliche. Solo lì il progetto potrà misurare il proprio impatto.
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