A 23 anni è presto per sapere fin dove lo porterà questa professione. Christian Pomponio, però, una certezza l’ha già trovata: il mondo del bar gli appartiene sempre di più. Christian è nato a Pescara e proprio nella sua città ha frequentato l'Istituto Professionale di Stato per i Servizi per l'Enogastronomia e l'Ospitalità Alberghiera “F. De Cecco”, indirizzo Sala e Vendita. È durante gli anni della scuola, soprattutto nelle esercitazioni di laboratorio, che ha iniziato a scoprire il fascino del bar.

Christian Pomponio, ventitreenne barman abruzzese
Christian Pomponio, ventitreenne barman abruzzese

Dopo la scuola sono arrivate le prime esperienze: Ippo Beach 1, Feluma Bistrot, Peter’s Bar e, oggi, il New Orsa Maggiore Sud, dove lavora come barista per KM431. Il New Orsa Maggiore Sud si affaccia sul lungomare di Pescara e fa parte della realtà Assaggeria_KM431, che mette al centro la cucina abruzzese e i suoi prodotti per raccontare il territorio attraverso il cibo e l’accoglienza.

Mixology e responsabilità: come cresce un giovane barista

Anche il bar segue questa filosofia, guardando però a un mondo più ampio, quello della mixology e delle tecniche internazionali. È un ambiente nel quale Christian sta trovando spazio per imparare, confrontarsi e assumersi nuove responsabilità. Forse è proprio questa la parola che descrive meglio il suo percorso: crescita.

Dopo le scuole, Pomponio ha potuto fare esperienza in molti locali prestigiosi
Dopo le scuole, Pomponio ha potuto fare esperienza in molti locali prestigiosi

Non soltanto imparare a preparare meglio un drink, ma imparare a stare dietro a un bancone, a rapportarsi con il cliente, a lavorare con i colleghi e anche a conoscere i propri limiti. Christian lo racconta con la semplicità di chi sa di essere ancora all'inizio, ma ha voglia di fare.

Dalla scuola al bancone: le esperienze che hanno formato Christian

Christian, quando hai capito che il mondo del bar poteva essere la tua strada?

In realtà è successo durante gli anni della scuola. Le esercitazioni in laboratorio e le attività scolastiche mi hanno fatto conoscere più da vicino questo mondo e ho capito che questa professione mi affascinava. Mi piaceva lavorare a contatto con le persone, mettere in pratica quello che imparavo e, soprattutto, sapere che c'era sempre qualcosa di nuovo da scoprire

Qual è stata finora l'esperienza più importante per la tua crescita professionale?

Tutte le esperienze che ho fatto sono state importanti e ognuna mi ha lasciato qualcosa. Se però devo sceglierne una, direi sicuramente il New Orsa Maggiore. Qui ho avuto la possibilità di imparare e di confrontarmi con persone più esperte di me. La proprietà ha anche deciso di affidarmi alcuni compiti di responsabilità e questo mi ha fatto crescere molto. Quando ti viene affidata una responsabilità, devi dimostrare di esserne all’altezza. Per me è stato un modo importante per mettermi alla prova.

Nel lavoro, però, ci sono anche momenti difficili. Ce n'è stato qualcuno che ti ha insegnato qualcosa?

I momenti difficili, sul lavoro, ci sono sempre. Sono una persona molto precisa e attenta ai dettagli. A volte noto aspetti che ad altri possono sfuggire e questo, se non lo gestisci bene, rischia di diventare un limite: ti porta a essere molto esigente. Con il tempo, però, e soprattutto grazie alle persone più esperte con cui ho lavorato, ho imparato a essere più paziente e più collaborativo. Ho capito che fare bene il proprio lavoro non basta: bisogna anche saper lavorare bene con gli altri.

Sei entrato anche nel mondo di Abi Professional. Cosa ti ha colpito maggiormente?

Sicuramente il mio coordinatore di sezione, Andrea Piersante. Nonostante la sua giovane età ha assunto questo ruolo e secondo me questo dimostra responsabilità e intraprendenza. Poi mi ha colpito molto lo spirito che ho trovato nella sezione Abruzzo-Molise. C'è voglia di stare insieme, di collaborare e di aiutarsi. Per chi è giovane e sta ancora costruendo il proprio percorso professionale, avere intorno persone con cui confrontarsi è importante.

Se per un giorno fossi presidente di Abi Professional, quale sarebbe la prima cosa che faresti?

Cercherei di creare un programma di collaborazione con i principali istituti alberghieri italiani. Qualcosa è già stato fatto, ma secondo me oggi sarebbe necessario fare un importante aggiornamento e rendere queste collaborazioni ancora più attuali. Credo molto nel rapporto tra scuola e mondo del lavoro. È proprio a scuola che molti ragazzi iniziano a capire cosa vogliono fare. Portare più professionisti nelle scuole e creare occasioni di confronto potrebbe aiutare i ragazzi a capire meglio cosa significa davvero lavorare nel mondo del bar. E allo stesso tempo anche noi professionisti avremmo molto da imparare dai giovani.

Qual è l'errore più comune che vedi in chi comincia questa professione?

Secondo me uno degli errori più grandi è non conoscere o non rispettare le regole fondamentali dell'ospitalità e, soprattutto, sentirsi arrivati troppo presto. Prima ancora delle tecniche e delle preparazioni, bisogna imparare a prendersi cura del cliente e dei dettagli. Sono le piccole cose che fanno la differenza. E poi bisogna continuare a studiare e aggiornarsi. In questo lavoro non si arriva mai veramente alla fine: c'è sempre qualcosa da imparare.

E tu, invece, cosa pensi ti distingua dietro al bancone?

La voglia di fare, la disponibilità e la gentilezza verso il cliente. Per me il cliente deve sentirsi accolto. Non basta preparare bene un drink: bisogna capire chi hai davanti, ascoltarlo e cercare di farlo stare bene. Alla fine, se una persona esce dal locale contenta e ha voglia di tornare, significa che qualcosa hai fatto bene.

Se dovessi raccontarti attraverso un cocktail, quale sceglieresti?

Sicuramente il Coffee Chock, un cocktail che ho creato io e nel quale mi riconosco molto. Mi rivedo molto in questo cocktail perché rispecchia il mio carattere. È un mix tra rigidità e dolcezza. Il caffè e il cioccolato rappresentano bene questi due aspetti: il caffè è più deciso, mentre il cioccolato porta una parte più dolce e piacevole. Poi ci sono l'Aurum e il Dark Passion Varnelli che completano il drink e gli danno personalità. E c'è anche un legame con la mia terra che mi piace molto. Sono prodotti che raccontano l'Abruzzo e, messi insieme, secondo me riescono a dare un'idea del carattere degli abruzzesi: diretto, deciso, ma anche molto ospitale e piacevole. È un po' quello che vorrei essere anch'io dietro al bancone. È un cocktail che parla di me, ma anche della mia terra. Sì, esattamente. Credo che un cocktail possa dire molto di una persona. Può dire quello che ti piace, da dove vieni e, in parte, anche come sei. E questo mi rappresenta perché dentro ci sono cose decise e altre più morbide. Un po' come me.

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Il Coffee Chock racconta Christian e il suo Abruzzo

Forse è proprio questa semplicità a raccontare Christian Pomponio meglio di tante parole. Ventitré anni, una scuola alberghiera alle spalle, alcune esperienze già importanti e ancora tanta strada davanti. Non ha la presunzione di sentirsi arrivato e, forse, è proprio questo uno degli aspetti più interessanti del suo percorso.

Il Coffee Chock di Christian Pomponio
Il Coffee Chock di Christian Pomponio

Ha voglia di imparare, accetta il confronto e sa che dietro un buon cocktail non ci sono soltanto tecnica e ingredienti, ma anche attenzione, sensibilità e capacità di stare con le persone. Il resto verrà con il tempo. Intanto Christian resta dietro al suo bancone: osserva, impara, prova e cresce. Un drink alla volta.

Per preparare il Coffee Chock occorrono:

  • 30 ml Rum scuro Naud
  • 15 ml Liquore Aurum
  • 20 ml Liquore Dark Passion Varnelli
  • 15 ml Sciroppo di zucchero
  • 2 dash di bitter al cioccolato
  • 1 espresso