In 210 giorni, nei bambini e adolescenti dai 6 ai 14 anni, con un percorso di educazione alimentare che ha coinvolto famiglie e scuole attraverso giochi, ricette, contenuti digitali e attività pratiche, è cresciuta l’adesione alla Dieta mediterranea (dal 46,8% al 61,4%). Nello stesso periodo sono infatti aumentati i consumi quotidiani di frutta (dal 72,3% all’84,2%) e verdura (dal 60,5% al 78,4%) e si è ridotto il tempo davanti agli schermi per oltre tre ore al giorno (dal 18,8% al 9,1%). Sono i dati emersi dallo studio pubblicato su Nutrients su “Sano, giusto e con gusto!”, iniziativa nazionale ideata dalla dietista nutrizionista Annamaria Acquaviva, basato su rilevazioni svolte in due momenti diversi e senza un gruppo di controllo: un primo quadro incoraggiante, da approfondire con ulteriori studi.

Dieta mediterranea, in 210 giorni cambiano le abitudini a tavola dei bambini
Dopo 210 giorni, sono migliorati diversi indicatori legati all’alimentazione e allo stile di vita

Dalla teoria alla vita quotidiana

A rendere interessante il lavoro non sono soltanto i numeri, ma il modo in cui il progetto ha provato a ottenerli. La Dieta mediterranea fa parte del patrimonio culturale italiano, ma questo non significa che bambini e famiglie la seguano davvero ogni giorno. Lo ha evidenziato anche la recente analisi della Bbc sulle abitudini alimentari dei bambini italiani. “Sano, giusto e con gusto!” ha quindi provato a colmare questa distanza, portando le indicazioni scientifiche nella vita di tutti i giorni attraverso scuola, genitori, gioco, cucina e movimento. Acquaviva, ideatrice e responsabile del progetto, direttore scientifico di Palazzo di Varignana e fondatrice dell’iniziativa non profit Health4Children, ha raccontato a Italia a Tavola: «È un progetto che ho ideato qualche anno fa, nato anche grazie all’Istituto oncologico romagnolo e cresciuto nel tempo coinvolgendo oltre cento dietisti nutrizionisti in tutta Italia, insieme a famiglie e scuole».

Educazione alimentare: così possono cambiare le abitudini di bambini e adulti
La dietista nutrizionista Annamaria Acquaviva

«Da questo percorso - ha proseguito - è nato lo studio appena pubblicato, con risultati interessanti sull’aderenza alla Dieta mediterranea, sulle abitudini alimentari e su alcuni aspetti dello stile di vita». Per Acquaviva, inoltre, la pubblicazione si lega a un impegno che prosegue accanto all’attività professionale. «Per me ha un significato particolare perché rientra in quell’impegno no profit dedicato alla salute dei bambini e delle famiglie che cerco di portare avanti accanto alla mia attività professionale, un percorso che ho chiamato Health4Children e che riflette uno degli obiettivi che sento più importanti nella vita: mettere competenze e tempo al servizio degli altri, cercando di essere utile attraverso ciò che so fare». Il lavoro, intitolato “An Innovative, Multimedia-Based Intervention for Promoting Changes in Lifestyle in Italian Families”, ha valutato il programma educativo sviluppato lungo un anno scolastico.

I dati osservati a 210 giorni

Anche gli altri indicatori osservati nei bambini e negli adolescenti, valutati con questionari online adattati dal Kidmed, seguono la stessa direzione. La percentuale di chi riferiva di praticare attività fisica due o tre volte alla settimana è salita dal 55,6% al 64,7%; il consumo regolare di pesce dal 45% al 57,8%. I dati raccolti a livello di gruppo raccontano quindi cambiamenti che riguardano insieme l’alimentazione, l’attività fisica e il rapporto con gli schermi.

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Nel gruppo delle donne adulte, valutato tramite il questionario Predimed, il punteggio mediano di aderenza alla Dieta mediterranea è salito da 7,0 a 9,0. La quota con buona aderenza è passata dal 10,9% al 35,2%; il Bmi mediano era invece di 24,7 kg/m² nel gruppo iniziale e di 23,4 kg/m² in quello rilevato a 210 giorni. Francesca Poggiante, responsabile scientifica e coordinatrice dello studio, ha spiegato: «I risultati emersi rappresentano un segnale di particolare interesse: a 210 giorni abbiamo osservato, a livello di gruppo, indicatori più favorevoli in diverse dimensioni rilevanti per la salute, dall’adesione alla Dieta mediterranea alle abitudini alimentari, dall’attività fisica alla riduzione del tempo trascorso davanti agli schermi».

I limiti dello studio e i prossimi approfondimenti

Lo studio richiede comunque una lettura prudente. È infatti una valutazione pre-post non controllata, costruita su rilevazioni trasversali ripetute: le persone osservate all’inizio e dopo 210 giorni appartenevano alla stessa popolazione progettuale, ma non erano necessariamente le stesse. Non erano previsti né randomizzazione né gruppo di controllo. Le differenze rilevate, quindi, non permettono di attribuire con certezza al progetto tutti i cambiamenti osservati, né di trasformare questi primi risultati in una prova definitiva. «Il disegno osservazionale dello studio richiede naturalmente prudenza nell’interpretazione dei risultati e non consente di attribuire con certezza all’intervento tutti i cambiamenti rilevati - ha ribadito Poggiante. Le evidenze osservate sono tuttavia incoraggianti e rappresentano una base importante per proseguire la ricerca con studi longitudinali controllati, follow-up degli stessi partecipanti e periodi di osservazione più lunghi, così da verificarne la riproducibilità e la sostenibilità nel tempo».

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La rete di dietisti e gli strumenti per le famiglie

La differenza rispetto a una semplice lezione sul mangiare sano sta negli strumenti usati. La rete nazionale di dietisti nutrizionisti ha messo a disposizione di famiglie e scuole videopillole, schede tecniche e ludico-didattiche, quiz, cruciverba, racconti, video-fiabe e materiali scaricabili. I contenuti affrontano Dieta mediterranea, composizione del pasto, prima colazione, stagionalità, sostenibilità, lettura delle etichette e conoscenza di nuovi alimenti, con un linguaggio pensato per entrare nella routine dei bambini.

Educazione alimentare: così possono cambiare le abitudini di bambini e adulti
Attività ludico-didattiche, risorse digitali e molto altro hanno reso il cibo un'esperienza condivisa

Il progetto ha lavorato anche sulla preparazione e condivisione dei pasti, perché il rapporto con il cibo passa dall’assaggio, dalla cucina fatta insieme e dalla possibilità di partecipare. In questa direzione si è mosso il Campionato di ricette, che ha invitato adulti e bambini a preparare insieme piatti sani e gustosi. Al lavoro sul cibo si è affiancata la promozione del movimento con Cantaballo®, ideato da Rosa Cipriano: un’attività basata su musica, canto e ballo, descritta anche nello studio. Dal 2019 al 2021 il sito e i canali social del progetto hanno raggiunto oltre 91mila utenti; le iniziative sono poi proseguite con il supporto di Asand - Associazione scientifica alimentazione, nutrizione e dietetica, oltre a Palazzo di Varignana e Palazzo di Varignana Food.

Dalle prime esperienze allo sviluppo nazionale

Il percorso, ricordiamo, era iniziato nel 2016 con Batman - Bambini a tavola, progetto pilota osservazionale di educazione nutrizionale promosso dall’Istituto oncologico romagnolo e supportato dall’Istituto romagnolo per lo studio dei tumori “Dino Amadori”. Rivolto a bambini con sovrappeso o obesità e alle loro famiglie, indagava le difficoltà nel tradurre corrette abitudini alimentari e di stile di vita nella pratica di tutti i giorni. Da quell’esperienza è nato “Ior Mangio sano, con più gusto!” e, in seguito, lo sviluppo su scala nazionale di “Sano, giusto e con gusto!”, cresciuto grazie alla collaborazione di oltre cento dietisti nutrizionisti attivi in diversi territori italiani.

Alla ricerca hanno contribuito, tra gli altri, Iolanda Chinellato, prima autrice dello studio e responsabile della Pediatria e neonatologia del presidio ospedaliero San Pio da Pietrelcina di Castellaneta, Mary Lista, Loreto Nemi, Alessandra Micozzi, Patrizia Serra e Marco Sandri del BodaI-Lab dell’Università degli Studi di Brescia. Il progetto prosegue ora con l’obiettivo di rendere le risorse disponibili a un numero crescente di famiglie e di rafforzare la collaborazione con scuole, enti locali, istituzioni sanitarie e realtà impegnate nella promozione della salute. Per capire se i cambiamenti osservati si consolidano e possono essere attribuiti al percorso serviranno follow-up più lunghi e studi controllati. Intanto, il messaggio è concreto: scuola e famiglia non devono insegnare soltanto cosa mangiare, ma creare le condizioni perché mangiare meglio diventi normale.