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Spumante versus Champagne
Zanella bacchetta (?) la stampa

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Spumante versus Champagne Zanella bacchetta (?) la stampa
Primo Piano del 21 gennaio 2011 | 17:09

Il presidente del Consorzio Franciacorta contesta la pubblicazione di articoli mistificatori relativi ai volumi di vendita di spumante e Champagne. Il direttore di Italia a Tavola Alberto Lupini respinge le accuse e rivendica la correttezza della nostra testata nel denunciare questi errori



Pur non condividendo tono e sostanza della lettera inviata alla nostra redazione, come ad altre testate, dal presidente del Consorzio per la tutela del Franciacorta, Maurizio Zanella, per dovere di cronaca la pubblichiamo integralmente facendola seguire da alcune considerazioni del direttore di 'Italia a Tavola” Alberto Lupini.

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Gentile Direttore,
Le festività natalizie rappresentano, da sempre nella nostra cultura, il momento più importante dell'anno per il brindisi che accompagna le grandi cene organizzate per festeggiare l'inizio del nuovo anno. A partire dallo scorso mese di dicembre e in gennaio ho letto, con crescente stupore, l'enorme quantità di notizie riprese da numerosi media, tra cui la sua testata, derivate da informazioni diffuse da vari enti/associazioni contenenti dati di vendita delle bollicine Made in Italy nel mondo, i consumi previsti durante le festività e soprattutto la notizia che lo spumante italiano avrebbe superato lo Champagne per quanto concerne i volumi di vendita.

Mi preme segnalarle che in particolare quest'ultima affermazione non solo non abbia alcun senso ma concorra anche a diffondere una profonda disinformazione nei confronti dell'opinione pubblica. Infatti, mentre per l'Italia si tengono in considerazione tutti i vini spumanti prodotti con metodo e con qualità e prezzo molto diversi fra loro, per quanto riguarda lo Champagne si tiene in considerazione solamente una denominazione prodotta in Francia. Ma lo Champagne non è l'unico vino di questo genere prodotto oltralpe (penso per esempio al Cremant d'Alsace), quindi sostenere che lo spumante abbia battuto lo Champagne è una palese inesattezza. Altre testate includono, correttamente, tutta la produzione francese di bollicine che in effetti è inferiore a quella italiana. Ma il fatturato della produzione italiana non arriva nemmeno alla metà di quello francese; ne viene che è una magra consolazione produrre di più per fatturare la metà!

Comprendo che la sua, come le altre testate, abbia ripreso questi dati confidando nell'autorevolezza delle fonti e nella correttezza delle loro analisi, con l'obiettivo condiviso di promuovere il prodotto italiano, mentre invece l'effetto che si è probabilmente ottenuto è stato quello di parlare della denominazione dei nostri cugini d'oltralpe.

Un'ulteriore considerazione da farsi è che non è possibile essere a conoscenza dei dati di vendita prima ancora che sia trascorso il mese di dicembre, oltre al fatto che sono solo le denominazioni a origine controllata e garantita (Docg) ad avere un monitoraggio certo. Infatti, queste denominazioni rappresentano solo una parte minoritaria del grande calderone chiamato 'spumante”, sul quale avevo già espresso la mia opinione spiegando che «lo sbandierato successo dello spumante italiano, analizzando i numeri, è frutto - salvo pochissime eccezioni - di un prodotto assolutamente anonimo che deve le sue performance unicamente a prezzi unitari bassissimi».

Di fatto, ad oggi, sono tre le denominazioni che hanno saputo promuovere il proprio territorio d'origine smarcandosi dall'identificazione con una categoria merceologica: Asti, Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene e Franciacorta, oltre a due importanti aziende private industriali. Sono solo la Franciacorta e queste ultime due grandi aziende a produrre, di fatto, con la stessa metodologia di produzione dello Champagne.

Desidero quindi ribadire che il sostantivo 'spumante” è morto e non ha più senso utilizzarlo in questi e molti altri frangenti. Sarebbe come paragonare tutti i vini rossi italiani (tanto quelli a denominazione di origine controllata quanto i vini da tavola) con il Bordeaux francese, mentre correttamente per questa tipologia di vino si parla di denominazioni: Barolo, Chianti, Brunello di Montalcino, Amarone per citarne alcuni. Ognuno con un suo metodo di produzione, suoi vitigni e soprattutto un territorio d'origine specifico che si distingue da tutti gli altri per le sue caratteristiche uniche.

In questo inizio 2011 ritengo sia opportuno tornare a ribadire con forza questi concetti in virtù di una buona e onesta informazione che sia veicolo di cultura, che sappia portare il consumatore a conoscere quali siano le caratteristiche principali della produzione vinicola italiana, elemento fondamentale dell'enogastronomia nazionale sulla cui importanza, anche a livello di prestigio e riconoscimento internazionale, credo sia superfluo soffermarmi. Un consumatore consapevole e correttamente informato è interesse di tutti.

La saluto cordialmente,
Maurizio Zanella


Caro Maurizio,
concordo con molte delle cose che dici (anche se alcune sono venate di un'inusitata supponenza che non fa bene al mondo del vino italiano), al punto che da tempo 'Italia a Tavola” ha contestato le troppe fonti che, dalla Coldiretti all'ex Ministro Luca Zaia, hanno messo in un unico dato statistico tutte le produzioni di bollicine italiane confrontandole al solo Champagne. Un grave errore anche di tipo strategico perché teso ad equiparare prodotti che non sono certo pari e che si dividono nettamente fra metodo Classico (la parte minoritaria) e metodo Martinotti.

Detto ciò devo però dire con franchezza che o non leggi bene tutte le testate del settore o il tuo ufficio stampa proprio non funziona. Aggiungo di più: è bizzarro che proprio a noi che abbiamo sempre sostenuto che si debba tenere conto di queste differenze tu venga, con un po' troppa arroganza, a tirarci le orecchie. Il tuo stupore è nulla rispetto al mio nel leggere che con leggerezza ci accusi di avere fatto disinformazione proprio su questo tema! Può essere successo che in qualche servizio si sia solo accennato alle differenze per noi fondamentali, ma sono decine le nostre prese di posizione al punto che solo la malafede ci può fare mettere fra i 'disinformatori” del settore...

L'autorevolezza delle testate, caro Maurizio, non si misura per fortuna sulla base delle 'tue” argomentazioni, che pure sono importanti e di peso, ma su quello che nella continuità un giornale scrive e per le battaglie che fa. E che i lettori ben conoscono.

Da sempre siamo schierati perché le produzioni di metodo Classico italiano possano avere una loro valorizzazione, ma perché questo possa avvenire occorre identificarle in modo chiaro e univoco, visto che la parola Spumante (che tu tanto dimostri di disprezzare) identifica un mondo troppo vasto (dalla Franciacorta all'Asti, passando per il Prosecco). C'è chi da tempo sostiene il termine Talento, che magari non è bello, ma è riconosciuto a livello legislativo. Tu però sei in prima linea nel contestarlo e rivendichi il solo nome del Franciacorta, come se a Shangay o a Boston tutti sapessero perché questo è diverso da un altro metodo Classico italiano...

Nella tua eccessiva ansia di distinguerti dagli spumantisti generici, vai addirittura oltre mostrando disprezzo per i tuoi concorrenti e per molti produttori italiani seri di metodo Classico. Davvero sei convinto, come scrivi, che «
sono solo la Franciacorta e queste ultime due grandi aziende (Ferrari e Berlucchi, presumo) a produrre, di fatto, con la stessa metodologia di produzione dello Champagne»? E tutte le aziende del Trentodoc, dell'Oltrepò, dell'Alta Langa e di altre denominazioni sono 'figlie di un dio minore”? Voglio solo sperare che si tratti di una svista della tua segreteria, perché altrimenti ci sarebbe da chiedere l'intervento del ministero delle Politiche agricole per ripristinare un po' di equilibrio e metterti in riga bacchettandoti così come tu fai con la 'cattiva” stampa.

Tu fra l'altro, oltre che il presidente di un importante consorzio, sei anche un produttore ed insinuare, come fai, che i tuoi concorrenti che non siano franciacortini o non si chiamino Ziliani o Lunelli non facciano bollicine di metodo Classico è molto grave e nuoce all'interesse dell'intero sistema Paese. Nuoce almeno quanto l'insulto di Del Noce che due anni brindò in diretta sualla Rai a Capodanno con lo Champagne. Uno scandalo che per prima "Italia a Tavola" ha denunciato registrando in quell'occasione il tuo silenzio... Come dire che in difesa del vino spumante italiano (in tutte le sue versioni) abbiamo fatto e continueremo a fare la nostra parte.

Per chiudere la questione ti preciso in ogni caso che non seguirò il tuo invito e continuerò ad usare il sostantivo 'spumante” che fino a nuovo nome non è morto, ma solo poco identificativo. Se davvero non ha più senso utilizzarlo come dici, invita i tuoi associati a non partecipare più ad alcun concorso dove sotto la categoria spumante sono indicate le sezioni dei vari metodi di produzione o, meglio ancora, chiedi che non vengano più recensiti sulle guide dei vini dove la categoria merceologica è sempre spumante. Oppure se preferisci chiama i tuoi vini 'frizzanti” (come in Francia), ma per favore pensa a farli buoni (come hai fatto finora) e scendi un po' dalla cattedra.

Con amicizia,
Alberto Lupini



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