Vincere la stella Michelin non è solo un riconoscimento prestigioso per l'alta ristorazione, può anche essere l'occasione per aumentare i prezzi dei menu del proprio ristorante, una necessità per sostenere gli standard sempre più elevati.

La stella Michelin è sinonimo di esclusività e prestigio
La stella diventa sinonimo di esclusività, e molti ristoratori colgono l'opportunità per allineare il prezzo all'immagine di prestigio appena conquistata, ma non è sempre così. A distanza di un paio di mesi dalla pubblicazione della nuova guida Michelin 2025, che ha dato il benvenuto a 36 nuovi ristoranti fra una, due e tre stelle, vediamo chi ha deciso di diventare più caro.
Stella Michelin: un riconoscimento che non sempre fa lievitare i prezzi
Dei 33 ristoranti premiati con una stella Michelin solo 4 hanno aumentato i prezzi (per ora), in prevalenza situati nel nord Italia. Il locale che più ha aumentato il prezzo è Grual a Pinzolo (Tn) con due menu degustazione cresciuti rispettivamente da 110 e 160 euro a 130 e 180 euro. Gli altri ristoranti: Moebius a Milano, Ristorante del lago a Bagno di Romagna (Fc) e Cetaria a Baronissi (Sa), hanno fatto dei lievi cambiamenti di prezzo, lo chef del Cetaria sottolinea però come in relazione all'aumento del prezzo abbiano aumentato il menu di una portata e migliorato la qualità dei prodotti. Menzione al ristorante Equilibrio a Dolcedo (Im) che prima della stella non esponeva i prezzi dei menu sul sito (adesso ci sono).

Il ristorante Grual a Pinzolo ha aumentato i prezzi dei suoi menu (credits: Provincia autonoma di Trento)
Cambiare il prezzo di un menu però non è sempre la conseguenza di qualcosa di positivo, nel 2025 sono 18 i ristoranti che hanno perso la stella Michelin (Il Piccolo Lago di Verbania ne ha perse 2 e ora è chiuso temporaneamente). Alcuni di questi, con decisione sofferta, hanno quindi abbassato i prezzi per non perdere clienti: l'Alchimia a Milano ha abbassato il suo unico menu degustazione da 130 a 95 euro, Bolle a Lallio (Bg) da 130 e 150 euro a 100 e 130 euro, Gagini Restaurant a Palermo è passato da 110 a 90 euro e infine La Madernassa a Guarene (Cn) ha tolto uno dei tre menu degustazione e abbassato a 110 e 140 euro i precedenti menu da 130 e 150 euro.
Oltre la stella Michelin: quando la relazione con il cliente conta più del prezzo
Si evince quindi che, in generale, la stella Michelin non è stata così determinante per la crescita dei prezzi nei ristoranti e a supporto di questa tesi vediamo che i nuovi ristoranti due stelle: Villa Elena a Bergamo e Campo del Drago a Montalcino (Si) e uno su tutti il nuovo tristellato Casa Perbellini 12 Apostoli a Verona, hanno scelto (per ora), di non variare il prezzo dei loro menu degustazione. I fattori di tale decisione possono essere molteplici: dalla fidelizzazione del cliente che al contrario, l'improvviso aumento dei prezzi potrebbe creare la percezione di un distacco o di una mancanza di rispetto verso chi li ha sempre sostenuti.

Villa Elena a Bergamo ha deciso di non aumentare il prezzo dei suoi menu
Se un ristorante nasce con l'intento di offrire eccellenza a prezzi contenuti, la stella Michelin non cambia questa missione. Per alcuni chef, mantenere i prezzi accessibili è una questione di coerenza e identità. Un aumento dei prezzi potrebbe far percepire il ristorante come troppo commerciale o distante dalle sue radici. Soprattutto nei locali a gestione familiare o fortemente legati al territorio, c'è spesso la volontà di preservare un legame autentico con la propria comunità.
Decidere di non aumentare i prezzi dopo una stella Michelin può risultare una decisione coraggiosa e controcorrente, ma riflette una visione imprenditoriale che mette al primo posto la relazione con i clienti e l'autenticità del ristorante. In un mercato sempre più competitivo, questa decisione può rivelarsi vincente per mantenere una reputazione solida e differenziarsi dalla concorrenza.