L'affermazione del professor Alberto Grandi, tra i più noti e discussi storici economici italiani, secondo cui «l'Unesco sta mettendo a rischio la qualità della cucina italiana», non poteva che riaccendere il dibattito. Così come, tre anni fa, aveva fatto discutere il titolo del Financial Times che sintetizzava in modo provocatorio una sua intervista con la frase «La cucina italiana non esiste», una formulazione che lo stesso Grandi ha poi più volte spiegato e contestualizzato.

Grandi divide sull'Unesco: idee diverse aiutano a non dare per scontata la cucina italiana
Il professor Alberto Grandi

Il riconoscimento della Cucina italiana come Patrimonio culturale immateriale dell'umanità rappresenta un traguardo storico per il nostro Paese. Italia a Tavola lo ha sostenuto fin dall'inizio, molto prima che la candidatura arrivasse al successo, promuovendo con convinzione il lavoro di istituzioni, associazioni e imprese che hanno reso possibile questo risultato. Proprio per questo riteniamo che discutere anche delle possibili criticità legate a quel riconoscimento non significhi metterne in discussione il valore. Al contrario, crediamo che un patrimonio culturale diventi ancora più forte quando è oggetto di un confronto serio, documentato e rispettoso.

La lettera di Stefano Berni

Le riflessioni di Grandi hanno suscitato la reazione di Stefano Berni, direttore generale del Consorzio Grana Padano, protagonista in prima linea del percorso che ha portato al riconoscimento Unesco. Pubblichiamo integralmente la sua lettera perché rappresenta il punto di vista di molti operatori che vedono nelle tesi dello storico una delegittimazione di un risultato conquistato con anni di lavoro.

Grandi divide sull'Unesco: idee diverse aiutano a non dare per scontata la cucina italiana
Stefano Berni, direttore generale del Consorzio Grana Padano

Gentile Direttore,

ovviamente non è affatto in discussione la sua libertà di pubblicare ciò che meglio ritiene su Italia a Tavola, ma credo altrettanto non lo sia la mia nel ritenermi dispiaciuto dello spazio che avete dedicato ad Alberto Grandi, che per avere un po' di visibilità mediatica canta fuori dal coro mettendo in discussione, almeno in parte, i successi e le tradizioni della Cucina Italiana appena diventata Patrimonio Immateriale dell'Unesco grazie a un pool di sostenitori tra cui il sottoscritto.

Converrà quindi che è stato per me un boccone amaro aver letto tale delegittimazione di un vanto mondiale dell'italianità.

Del resto nello splendido coro dell'Arena di Verona se un corista si vuole distinguere volutamente stona macroscopicamente e indossa un vestito da Arlecchino invece degli abituali abiti scuri ed eleganti dei coristi.

Le uscite di Grandi da lei pubblicate sortiscono lo stesso effetto del corista stonato vestito da Arlecchino in una rappresentazione maestosa del coro presso l'Arena di Verona durante un evento di qualità superiore.

Cordiali saluti.

Stefano Berni

Il ruolo di un giornale

La posizione di Berni merita rispetto tanto quanto quella di Grandi. Ed è proprio questo il motivo per cui abbiamo scelto di dare spazio a entrambe. E lo faremo come sempre a tutti. Il compito di un giornale non è certificare una verità assoluta né pubblicare soltanto opinioni sulle quali tutti sono già d'accordo. Il giornalismo serve soprattutto a offrire ai lettori gli elementi per comprendere temi complessi, mettere a confronto punti di vista differenti e consentire a ciascuno di formarsi un'opinione consapevole.

Il giornalismo aiuta i lettori a capire e farsi un'opinione consapevole
Il giornalismo aiuta i lettori a capire e farsi un'opinione consapevole

Nel caso dell’intervista in questione abbiamo anche ampiamente chiarito che molte affermazioni avrebbero avuto bisogno di più confronti. L'intervista non aveva l'obiettivo di chiudere un dibattito, ma di aprirlo. E la lettera di Stefano Berni dimostra che quel confronto è tutt'altro che teorico: coinvolge produttori, cuochi, consorzi, studiosi e tutti coloro che hanno a cuore il futuro della Cucina italiana.

L'Unesco è un punto di partenza, non di arrivo

Il vero tema, forse, non è stabilire se Grandi abbia ragione o torto. È chiedersi come il riconoscimento Unesco debba essere interpretato e “gestitonei prossimi anni. Può diventare uno straordinario strumento per valorizzare territori, produzioni, biodiversità, convivialità e cultura alimentare italiana. Ma può anche essere banalizzato se ridotto a semplice marchio turistico o commerciale. Sono interrogativi legittimi che meritano di essere affrontati senza pregiudizi. Il rapporto tra turismo e autenticità, la trasmissione familiare delle ricette, l'evoluzione delle tradizioni, il rischio di un'offerta gastronomica sempre più omologata sono temi che richiedono il contributo di storici, antropologi, cuochi, produttori e operatori del settore.

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La posizione di Italia a Tavola

Su una cosa, però, non esistono equivoci. Italia a Tavola continuerà a sostenere il valore del riconoscimento Unesco e, soprattutto, il patrimonio agroalimentare che ne rappresenta il fondamento. Da oltre quarant'anni raccontiamo e difendiamo i prodotti, i territori, i produttori e le imprese che rendono unica la Cucina italiana nel mondo. L’Unesco ha premiato la cultura della tavola e la convivialità che ci distingue nel mondo. Non il fine dining fine a sè stesso o i ristoranti con i menu fotocopia in ogni parte d’Italia per attrarre turisti ignari di ciò che rappresenta davvero la nostra cucina. E al centro di tutto ci sono i prodotti, di cui Italia a Tavola è un promotore senza se e senza ma. A partire anche da uno dei più importanti simboli del made in Italy a tavola che è proprio il Grana Padano.

Grandi divide sull'Unesco: idee diverse aiutano a non dare per scontata la cucina italiana
Italia a Tavola è promotore dei prodotti italiani, tra cui il Grana Padano, uno dei simboli del made in Italy

E ne siamo talmente convinti che anche per dare un significato concreto al riconoscimento dell’Unesco abbiamo promosso il Premio Famiglie del cibo, dedicato ad aziende in cui da almeno tre generazioni della stessa famiglia custodiscono produzioni simbolo dell'identità italiana. E a ciò abbiamo collegato il progetto Dinastie del Gusto per allargare ancora di più la visibilità di questo patrimonio di esperienze e culture. Per questo continueremo a pubblicare opinioni diverse, anche quando fanno discutere. Non per prendere posizione a favore dell'una o dell'altra tesi, ma perché crediamo che una cultura viva cresca attraverso il confronto, non attraverso il silenzio o l’omologazione.