Costruire un modello campano di turismo esperienziale capace di mettere a sistema territori, comunità, produzioni, cultura e tradizioni, trasformandoli in esperienze turistiche riconoscibili e organizzate. È questa una delle principali indicazioni emerse ad Ascea (Sa), durante la terza tappa di “Praesentia. Gusto di Campania Divina - Viaggio alla scoperta della cultura enogastronomica della Campania”, dedicata al tema “Il Cilento e il turismo della Dieta mediterranea”. Quanto belle e quanto genuine sono queste dichiarazioni di intenti!

vincenzo
Vista su Ascea (Sa), in Cilento

Dalle linee guida al patto con i territori

Dal confronto tra istituzioni, mondo della ricerca, operatori e rappresentanti dei territori è emersa la necessità che la Regione Campania avvii un percorso per definire linee guida specifiche dedicate al turismo esperienziale. L’obiettivo è fornire un riferimento condiviso per trasformare patrimonio, produzioni, saperi e tradizioni in proposte turistiche coordinate e riconoscibili. È il primo mattino del mondo e quindi tutto comincia adesso; non essendoci tempo passato, improponibile sarebbe chiedere e chiedersi: “Scusi, cara Regione Campania, ma fino a ieri cosa avete fatto?!” Al centro del confronto, a fungere da focal point, quindi, l’idea di costruire un patto con i territori, coinvolgendo istituzioni, operatori turistici, imprese, produttori, mondo della cultura, comunità locali e professionalità impegnate nella valorizzazione territoriale. Va tutto bene; anzi, benissimo!

A Velia, tra archeologia e paesaggio

La giornata si è aperta al Parco archeologico di Velia, con una visita guidata dalla direttrice del Parco Archeologico di Paestum e Velia, Tiziana D’Angelo. Un percorso pensato per raccontare, fin dall’archeologia, il legame profondo che unisce paesaggio, biodiversità, cultura e alimentazione. La dottoressa Tiziana D’Angelo è persona di encomiabile bravura. «Abbiamo iniziato la visita parlando di natura, primo passo per comprendere l’archeologia di Velia» ha sottolineato la dottoressa Tiziana D’Angelo.

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La dottoressa Tiziana D’Angelo

«La macchia mediterranea, le erbe selvatiche, il melograno sono un gesto di tutela, ma anche un elemento di racconto del territorio e della storia. Siamo un Parco Archeologico all’interno di un Parco Nazionale e questo ci permette di parlare, a diversi livelli, di tutto quel patrimonio immateriale che per noi diventa materiale e tangibile e ci circonda attraverso bellezza, sapori e, soprattutto, saperi». Potenza della tecnologia, durante la visita al Parco si è verificato un evento raro, denominato archeofonia. Ne riparliamo in avanti, attenzione.

Un angolo del
Un angolo del Parco archeologico di Velia

Agricoltura e Dieta mediterranea come risorse del territorio

Il legame tra agricoltura e turismo è stato richiamato anche da Ettore Bellelli, presidente di Coldiretti Campania. «La Dieta mediterranea è prima di tutto il risultato di un patrimonio agricolo fatto di qualità, biodiversità, produzioni identitarie e saperi che vanno tutelati e trasmessi. Difendere la qualità significa difendere il territorio e le comunità che ogni giorno lo rendono vivo, ed è il lavoro che facciamo con Campagna Amica - ha dichiarato. Oggi questo lavoro deve trovare un collegamento sempre più forte con il turismo, perché chi sceglie il Cilento e la Campania deve poter conoscere non soltanto i luoghi, ma anche le produzioni, le aziende agricole, le persone e le storie che sono alla base della nostra cultura alimentare». La professoressa Elisabetta Moro, dell’Università Suor Orsola Benincasa e dell’Università Federico II di Napoli, curatrice scientifica di Praesentia e direttrice del Museo Virtuale della Dieta mediterranea, ha ripercorso la profondità storica e culturale di un patrimonio riconosciuto nel 2010 dall’UNESCO come Patrimonio culturale immateriale dell’umanità.

Un riconoscimento che non rappresenta un punto di arrivo, ma la base per nuove forme di valorizzazione. Il racconto della Dieta mediterranea attraversa la cultura dell’olio e dei cereali, il rapporto con la natura, l’eredità della Grecia antica e quella dei monaci provenienti dall’Oriente nel VI secolo, fino alle ricerche condotte nella seconda metà dello scorso secolo da Ancel Keys e dalla moglie Margaret Haney. Una narrazione che mette in relazione il mito di Demetra con i gesti antichi della panificazione delle donne cilentane e che oggi guarda alla costruzione di una proposta turistica contemporanea. «La ricerca condotta nel 2025 sull’aderenza degli italiani alla Dieta mediterranea consente infatti di identificare anche un target turistico specifico, attento alla sostenibilità, ai prodotti locali, al cammino, all’attività fisica, alla salute e al benessere. Un pubblico al quale il Cilento può proporre esperienze e pacchetti dedicati costruiti intorno ai luoghi di Ancel e Margaret, alle testimonianze delle comunità, alla cucina, ai percorsi nella natura e alle attività dedicate al benessere» ha dichiarato la professoressa Elisabetta Moro.

Il Cilento come destinazione del benessere mediterraneo

La prospettiva è fare del Cilento una destinazione del benessere mediterraneo, trasformando un patrimonio culturale già riconosciuto a livello internazionale in uno strumento capace di produrre economia, generare nuove opportunità professionali per i giovani e contribuire a contrastare lo spopolamento delle aree interne e dei piccoli comuni. Sul rapporto tra Dieta mediterranea e futuro dei territori è intervenuto anche Stefano Pisani, sindaco di Pollica e coordinatore dei Piccoli comuni di Anci Campania. «C’è la necessità di trasformare i valori dei territori in uno strumento potente per far sì che le persone restino sul territorio e nei piccoli comuni. È fondamentale trasferire questo patrimonio immateriale e questi valori alle nuove generazioni. La Dieta mediterranea è condivisione e, soprattutto, sinergia tra territori, strumenti tecnici e persone. Oltre a “Eat well, stay well’ di Keys, noi diciamo anche Save the Planet”».

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La prospettiva è rendere il Cilento una destinazione del benessere mediterraneo

Un messaggio che assume particolare valore nell’anno in cui il territorio si prepara a celebrare il primo anniversario del riconoscimento della Giornata mondiale della Dieta mediterranea. Il sindaco di Pollica ha inoltre annunciato un altro progetto destinato a rafforzare l’offerta turistica legata alla Dieta mediterranea: il Cammino della Dieta mediterranea, un itinerario di circa 140 chilometri che coinvolgerà 13 comuni e che sarà presto implementato. La tappa di Ascea ha così restituito una visione nella quale archeologia, paesaggio, alimentazione, benessere e turismo non rappresentano elementi separati, ma parti di un unico modello di sviluppo territoriale.

L’archeofonia di Parmenide e Zenone

Caso raro di archeofonia, si diceva. Eccoci. Fortuna che capita a pochi mortali, durante la visita mattutina intercettammo un pacato dialogo tra maestro (Parmenide) e discepolo (Zenone). Emozione grande. Con i potenti mezzi tecnologici (un semplice smartphone) fummo in grado di registrare tutto. A seguire, trascrizione fedele.

Z: Maestro ma, secondo te, è normale che io, per il solo fatto di vivere qui, in questa terra, con questo mare a lambirla e con gli uliveti d’intorno, mi senta proprio felice?

P: Certo che è normale, caro mio allievo prediletto Zenone. Anche io mi sento felice perché capisco, o forse dovrei dire intuisco, che questa terra concede a chi la abita uno stato di grazia.

Z: Ma è vero, Maestro, che quel giorno in cui la misurazione del tempo avverrà mediante gli orologi, i nostri posteri cilentani potranno dire ai forestieri “Voi avete gli orologi, e però noi abbiamo il tempo!”?

P: Eh, come corri, caro Zenone. Dunque, già hai dato nome a questo lembo chiamandolo Cilento e quindi abbiamo dato nome Alento al fiume che qui nei pressi scorre e abbiamo deciso che sia il nome del fiume a dare a sua volta nome a questo lembo...

Z: Maestro, scusami se oso interromperti, e so bene che la cosa ti procura fastidio, ma è la seconda volta che dici “lembo”. Tu pesi le parole, e quindi se usi “lembo” è perché c’è un motivo.

P: Innanzitutto, non interrompermi, a maggior ragione visto che sai che mi dà fastidio, e seconda cosa... e ci vuole tanto?! Lembo ad intendere lembo di paradiso in terra. Ancor più che la Grecia, caro Zenone, è qui, proprio qui il paradiso in terra. I posteri, ahinoi, quando lo capiranno, faranno di tutto per storpiarlo, questo paradiso, commettendo un errore di fondo, al quale però sapranno porre rimedio.

Z: Quale errore, Maestro?

P: Errore di impostazione di pensiero, caro Zenone: confondere una conseguenza con un obiettivo.

Z: Tutto chiaro; tuttavia, Parmenide, se solo volessi spiegarti meglio in modo tale che possa capire anche io...

P: I Cilentani del XXI secolo commetteranno l’errore di fondo di individuare come obiettivo il turismo, che intenderanno essere motore di sviluppo (e su cosa sia lo sviluppo si aprirebbe discorso altro), e si metteranno a rincorrere modelli che possono andare bene in altri luoghi, palesemente meno belli, meno affascinanti, non così ricchi di vestigia come sarà qui tra ventisei secoli, caro Zenone.

Z: E quindi?

P: E quindi, devono leggere il turismo come conseguenza di quanto hanno e di quanto sapranno valorizzare. Ci ha pensato la natura, ci stiamo pensando noi a rendere questo lembo un tesoro unico al mondo; perché darsi da fare, incorrendo in errori?

Z: Scusi se ardisco, Maestro, ma il turismo non porta soldi?! Non è volano di crescita? Non aiuta i cilentani a vivere meglio?

P: Ahi, ahi, Zenone caro, stai smarrendo il pensiero madre. Seguimi.

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Una ricostruzione con IA del dialogo tra Parmenide e Zenone

E qui il seguimi era inteso anche in senso letterale. I due pensatori si alzarono e cominciarono a passeggiare, così anticipando di circa due secoli la scuola peripatetica di Aristotele. Passeggiarono costeggiando piante di ulivo e filari di viti, orti e sentieri; il sole si posizionò poco sopra il Tirreno, di lì a poco sarebbe cominciato l’imbrunire. Erano nei pressi della Porta Rosa.

P: Dov’è il sole adesso?

Z: Eh, Maestro, è sul mare e tra poco andrà a tuffarsi nelle onde lontane, quelle che sono all’orizzonte.

P: Ecco, lo hai detto: il mare. E chi abita il mare? I pesci.

La pesca, caro Zenone. La pesca!! Vivere bene, con l’agio dell’essere che addirittura prevale sull’agio dell’avere, grazie alla pesca!

Uscire dalla commodity, roba insomma, che non è vero che un pesce vale l’altro indipendentemente dalla zona di mare in cui è stato pescato e addirittura indipendentemente dalla stagione in cui è stato pescato.

Pescare adeguatamente bene, con dotazioni tecnologiche necessarie che non stravolgano però i cicli della natura. Da qui, a conseguirne, la lavorazione del pesce azzurro, pensa alle Alici di Menaica, e le attività di pescicoltura che integrano la filiera ittica locale.

Z: Mi dicono che tra circa ventisei secoli andrà di moda lo storytelling.

Un ghigno sul bel volto di Parmenide.

P: Eh, sì, sarà così. Tutti con questo storytelling. Ma noi lo abbiamo già inventato lo storytelling e i nostri storyteller, dotati di cetra in grado di suonarla bene, sono gli aedi. E che, Zenone, secondo te noi aspettavamo ventisei secoli per raccontare storie e tramandarle?

Z: E sapranno i cilentani del XXI secolo affabulare storie di relazioni intense tra gli uomini e il mare?

P: Non proprio i cilentani indigeni bensì uno storyteller che veniva di là dalle colonne d’Ercole, veniva da quella terra che il prode Colombo avrebbe creduto essere le Indie. Insomma, sto parlando di un certo Ernest Hemingway, non a caso Premio Nobel per la letteratura nell’anno 1954.

Z: E cosa ha scritto costui di così affabulante per il nostro Cilento?

P: Lo scrittore andò a vivere ad Acciaroli, proprio qui vicino, potremmo arrivarci noi proseguendo questa passeggiata, giusto per farti capire quanto è vicina. Si immerse nella vita quotidiana degli abitanti del borgo, in gran parte pescatori e da ciò trasse ispirazione per quello che è probabilmente la sua opera più bella: Il vecchio e il mare. Ma non farmi divagare! Quindi, punto uno: la pesca. E, vedilo come addentellato della pesca, sebbene poi vivrà come business autonomo pur dall’attività della pesca traendo origine: la nautica da diporto.

Z: E punto due?

P: Punto due: l’agricoltura e, ad essa correlato, il comparto agroalimentare; punto tre: l’artigianato. Hai idea che prezioso scrigno è questo nostro amatissimo Cilento per quanto attiene all’agroalimentare?

Z: Eh, qualcosa so: l’olio extravergine di oliva, il vino, il fico, la soppressata, il cecio, il cacioricotta...

P: Eh, bravo il nostro Zenone gourmet! E allora? Bastano queste eccellenze agroalimentari? Secondo me, bastano e avanzano. Farle uscire dall’indifferenziato, superare l’idea che siano commodity, imbastire efficace filiera corta e... com’è quella parolina nuova?!?!

Z: Storytelling?

P: Sì, appunto, saper fare storytelling. E qui, non ci crederai, ci aiuterà un connazionale di Hemingway, connazionale e contemporaneo, un certo Ancel Keys, lo scopritore della Dieta mediterranea. Hemingway si stabilì ad Acciaroli e Keys in borgo poco distante da Acciaroli e da Elea, dove siamo noi adesso: a Pioppi. Potremmo arrivarci proseguendo la passeggiata.

Z: Maestro, è quasi buio.

P: Hai ragione, andiamo verso casa. Dunque, torniamo al dottor Keys e ascoltami, Zenone. Le altre diete, quelle a causa delle quali tante persone nel XXI secolo si infeliciteranno e litigheranno con il loro corpo, sono state “inventate”. La Dieta mediterranea, patrimonio dell’Umanità, esisteva già. È stata solo scoperta! Oh, notazione di cronaca: Keys vivrà cento anni!!

Z: E il punto tre?

P: Il punto tre, ribadisco, è l’artigianato, i manufatti, caro Zenone. Quanto è utile per non dire necessario nella vita quotidiana e quanto è dilettevolmente “inutile” e quindi portatore di diletto. Pensa ai presepi, che sarà un certo Francesco da Assisi ad inventare. E nel Cilento ci saranno artigiani che sapranno fare presepi opere d’arte. Pensa alle pipe, alle anfore, ma tanto altro ancora!

Z: Maestro, ma per esercitare i suddetti tre punti, ci vorranno soldi, vero?

P: Sì, ci vorranno soldi che serviranno alle start-up innanzitutto. Quindi ci vorrà una realtà locale in grado di fare diligentemente credito e finanza onde valorizzare le eccellenze del territorio ed esaltarne le peculiarità.

Z: Maestro, forse ho capito il suo assunto di base.

P: Lo spero proprio, caro Zenone.

Z: Sì, tu dici che quei tre punti suddetti: pesca, agricoltura, artigianato, sorretti da quanto stiamo facendo noi qui adesso, questo nostro vivere che nei secoli diverrà archeologia, sono i quattro pilastri della vita cilentana.

P: Sì, e quindi...

Z: E quindi... ecco il turismo inteso come conseguenza e non come obiettivo.

P: Bravo, Zenone. Non si tratta di sviluppare il turismo che a momenti neanche si capisce bene cosa significhi. Si tratta di tutelare e valorizzare i suddetti quattro pilastri e, stai attento, sapere comunicare. Ascolta bene: comunicare, che è cosa diversa dal promuovere. Quando si confondono le due attività, talvolta addirittura intendendole come se fossero la stessa cosa, si comincia ad intraprendere sentiero che facilita errori. La comunicazione è una cosa, cosa altra è la promozione.

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Il turismo come conseguenza, non come obiettivo

L’archeofonia si interrompe qui. Esperienza appassionante. Il Cilento ha magia sua che lo rende prima un non luogo, nel senso che vi albergano emozioni, e poi un luogo. E quando è luogo, è tra i luoghi più belli del Creato. I turisti sono i benvenuti, ovviamente. Chiudiamo con un’osservazione. Prima colazione, di primo mattino in albergo quattro stelle. Nulla, dicasi nulla che potesse dirsi... made in Cilento!