Il cibo che ogni anno finisce nella spazzatura delle case italiane vale oltre 6,5 miliardi di euro. Tradotto nella vita quotidiana, significa 25,74 chili e 112 euro a persona, anche se sul fronte delle quantità l’estate segna un passo avanti: lo spreco domestico è sceso a 493,7 grammi pro capite alla settimana, l’11,17% in meno rispetto ai 555,8 grammi rilevati un anno fa e quasi 300 grammi sotto gli Stati Uniti, dove si arriva a 775,7 grammi settimanali. Sono alcuni dei dati diffusi oggi, 29 settembre, dall’Osservatorio Waste Watcher International in occasione della Giornata internazionale di consapevolezza sulle perdite e gli sprechi alimentari, molti dei quali avevamo già anticipato nei giorni scorsi nell’intervista ad Andrea Segrè, direttore scientifico dell’Osservatorio, realizzata proprio in vista dell’appuntamento. Un tema che Italia a Tavola ha, tra l’altro, affrontato anche dalla prospettiva della ristorazione, raccogliendo le riflessioni di diversi chef, tra cui Massimo Bottura, sulle cause dello spreco e sulle pratiche adottate per ridurlo.

Spreco alimentare, l'Italia scende sotto i 500 grammi a settimana

Il calo porta dunque l’Italia sotto la soglia dei 500 grammi settimanali e riduce la distanza dal Target 12.3 dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, che fissa a 369,73 grammi settimanali la soglia da raggiungere. Waste Watcher invita però alla cautela: le oscillazioni registrate negli anni non permettono ancora di parlare di un cambiamento strutturale. Detto questo, il dato estivo conferma, comunque, una riduzione rispetto sia ai 555,8 grammi dell’agosto 2025 sia ai 554 grammi rilevati lo scorso 5 febbraio, in occasione della Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare.

L'Italia spreca meno cibo: -11% in un anno, ma il conto supera i 6,5 miliardi
Il calo prosegue, ma l'obiettivo Onu resta distante e Waste Watcher invita alla cautela sui progressi

Dentro la media nazionale, infatti, le differenze restano marcate. Come vi abbiamo già raccontato, il ceto popolare (quindi quello più povero) spreca, paradossalmente, il 26% in più rispetto alla media, con un peggioramento di 24 punti percentuali rispetto all’agosto 2025, e tra le cause indicate dal rapporto compaiono gli acquisti eccessivi di alimenti di consumo primario per approfittare delle offerte. Al contrario, le famiglie con figli sprecano il 19% in meno della media, dato ricondotto a una maggiore regolarità dei pasti, mentre quelle senza figli si collocano al 17% sopra. Il calo complessivo, quindi, convive con differenze legate alla condizione economica e alla composizione dei nuclei familiari.

Anche la geografia dello spreco restituisce un Paese con comportamenti differenti, sebbene le diverse aree si collochino ormai relativamente vicine alla media nazionale. Il Nord si ferma a 472,2 grammi settimanali pro capite, il Centro sale a 510 grammi e il Sud raggiunge 507,9 grammi. Rispetto al 2025, però, gli andamenti cambiano: il Mezzogiorno migliora di 10 punti percentuali, mentre il Centro peggiora di 15. Cambiano, inoltre, gli alimenti che finiscono più facilmente nel cestino: nelle regioni centrali pesano pane fresco e prodotti lattiero-caseari, al Sud le pietanze cucinate in eccedenza, a cominciare da pasta cotta e snack salati.

Perché sprechiamo: dalla spesa alla gestione del frigorifero

Per capire dove nasce lo spreco bisogna poi entrare nelle case e seguire ciò che succede dopo la spesa. Il 36% degli intervistati segnala che frutta e verdura vanno rapidamente a male, il 33% dimentica gli alimenti in frigorifero o in dispensa fino al deterioramento e il 32% ritiene che i prodotti acquistati nei negozi siano già vecchi. A queste difficoltà si aggiungono comportamenti più legati alla gestione delle scorte: il 28% compra troppo per paura di non avere abbastanza cibo in casa, un altro 28% non gradisce consumare gli avanzi dei giorni precedenti e il 26% riconosce di eccedere con gli acquisti. Le promozioni incidono per il 25%, mentre il 23% calcola male ciò che serve per i pasti e la stessa quota indica come problema le confezioni troppo grandi.

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Lo spreco scende sotto i 500 grammi settimanali e si avvicina all'obiettivo Onu, ma serve cautela

Gli italiani provano però anche a correggere il tiro, soprattutto quando un alimento rischia ormai di andare perso. Il 59% cerca di consumare prima il cibo a rischio, il 57% congela ciò che non riuscirà a mangiare in tempi brevi e il 54% controlla se un prodotto appena scaduto sia ancora buono prima di utilizzarlo. Seguono l’acquisto di frutta e verdura di stagione, indicato dal 50%, la lista della spesa al 43% e la valutazione delle quantità prima di cucinare al 42%. Meno diffuse risultano invece le abitudini che richiedono una programmazione più strutturata: il 36% organizza frigorifero e dispensa in base alle scadenze, il 30% cerca ricette per recuperare gli avanzi e il 25% porta a casa la doggy bag quando mangia fuori.

Proprio sul fronte della prevenzione, tuttavia, il confronto con il 2025 segnala qualche arretramento. La stima delle porzioni prima di cucinare perde 6 punti percentuali, l’acquisto di piccoli formati ne perde 5 e la programmazione settimanale dei pasti 4. Le abitudini più radicate restano quindi quelle che intervengono quando il rischio di buttare il cibo è già vicino, dal congelamento al consumo anticipato dei prodotti deperibili. Guardando alle intenzioni future, il 47% si dice disponibile a congelare gli alimenti o consumare prima quelli più a rischio, mentre il 36% controllerebbe i prodotti appena scaduti e presterebbe maggiore attenzione alle porzioni.

Intelligenza artificiale e social cambiano il rapporto con il cibo

A cambiare le abitudini domestiche sta contribuendo anche il digitale. Secondo Waste Watcher, il 57% degli intervistati ricorre all’intelligenza artificiale nelle pratiche legate allo spreco, mentre il 21% la consulta con frequenza per capire se un alimento scaduto da alcuni giorni sia ancora commestibile. Il 51% chiede agli assistenti virtuali ricette capaci di utilizzare ciò che rimane in frigorifero e il 45% cerca algoritmi o strategie generali contro lo spreco. L’utilizzo cresce fra i più giovani: il 72% della Gen Z consulta l’IA per valutare la sicurezza dei cibi, percentuale che scende al 63% fra i Millennials, mentre le ricette svuota-frigo guidate dall’intelligenza artificiale vengono utilizzate dal 57% della Gen Z e dal 48% dei Millennials.

L'Italia spreca meno cibo: -11% in un anno, ma il conto supera i 6,5 miliardi
Tra i giovani l'IA entra sempre più nella gestione del cibo, dalla sicurezza degli alimenti alle ricette svuota-frigo

Dall’altra parte ci sono i social, che possono orientare gli acquisti verso prodotti scelti anche per essere fotografati o condivisi. Il 27% degli italiani dichiara di avere acquistato almeno occasionalmente un alimento insolito, un ingrediente di tendenza o un prodotto dal packaging particolarmente adatto ai social per poi lasciarlo scadere o utilizzarlo soltanto in minima parte. La quota sale al 37% nella Gen Z e al 36% fra i Millennials, per scendere al 26% nella Gen X e al 18% fra i Boomer. Anche qui, quindi, il rapporto individua una differenza generazionale piuttosto netta nel rapporto tra consumo, social e spreco alimentare.

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Dalle case vacanza al confronto tra Italia e Stati Uniti

Il rapporto allarga infine lo sguardo oltre le mura domestiche e oltre i confini italiani. Nelle case vacanza il 66% dei turisti non riesce a consumare tutto il cibo acquistato prima della partenza, un dato che per Waste Watcher rafforza la necessità di mappare con maggiore precisione i diversi luoghi in cui si genera lo spreco. Nel confronto internazionale, invece, gli Stati Uniti arrivano a 775,7 grammi settimanali pro capite, quasi 300 in più dell’Italia.

L'Italia spreca meno cibo: -11% in un anno, ma il conto supera i 6,5 miliardi
Negli Stati Uniti lo spreco raggiunge 775,7 grammi a settimana, quasi 300 grammi in più per persona rispetto all'Italia

Fra i cittadini statunitensi di origine italiana, il 42% dichiara di buttare cibo almeno una volta alla settimana, contro il 29% del totale Usa, anche se l’87% degli italo-americani ritiene che la cultura gastronomica italiana aiuti a utilizzare meglio gli ingredienti e a ridurre gli sprechi. Le strategie, del resto, seguono strade diverse: negli Stati Uniti prevalgono programmazione e gestione domestica, mentre in Italia emerge una maggiore attenzione alla stagionalità degli acquisti.