UOVA E FILIERA
In Italia si producono 34 milioni di uova al giorno e la filiera vale 3,7 miliardi di euro
Gruppo Eurovo porta al centro della Giornata Mondiale dell’Uovo 2026 la complessità della filiera italiana, tra benessere animale, biosicurezza, tecnologia, investimenti e nuove esigenze del mercato agroalimentare
Dodici miliardi e mezzo di uova all’anno, oltre 34 milioni al giorno e un valore di circa 3,73 miliardi di euro: raccontano il peso della filiera nell’agroalimentare italiano. Dietro il prodotto che arriva sulle tavole, però, c’è una catena articolata di attività, competenze e investimenti. È questo il punto di partenza dell’evento «L’uovo è solo la punta dell’iceberg», promosso da Gruppo Eurovo insieme ad Assoavi e MSD Animal Health Srl al Cinema Lumière di Bologna per la Giornata Mondiale dell’Uovo 2026 in programma il prossimo 9 ottobre. Al confronto hanno partecipato istituzioni, allevatori, industria, ricerca e distribuzione.
La filiera dell’uovo tra allevamento e industria
Nel corso dell’incontro, Gruppo Eurovo ha presentato una visione integrata della filiera, mostrando come il percorso dell’uovo coinvolga fasi diverse e specializzate. Dalla produzione dei mangimi alla gestione degli allevamenti, dalla cura degli animali ai controlli sulla qualità, fino alla selezione, al confezionamento, alla sgusciatura e alla pastorizzazione, ogni passaggio contribuisce al risultato finale. Un modello che richiede coordinamento tra competenze agricole, industriali e sanitarie.
Tra i temi affrontati figurano l’evoluzione dei sistemi produttivi, il benessere animale, la biosicurezza, la nutrizione di precisione e le biotecnologie. L’obiettivo è rafforzare prevenzione, controllo e sicurezza e mantenere la competitività del comparto. L’uovo, quindi, diventa il punto visibile di un sistema nel quale ricerca e specializzazione hanno un peso crescente.
Benessere animale e nuove tecnologie
Una delle questioni centrali riguarda il rapporto tra investimenti tecnologici e benessere animale. Tra le soluzioni in sviluppo assume particolare rilievo il sessaggio in ovo, tecnologia che consente di identificare il sesso dell’embrione prima della schiusa e che può contribuire a modificare una pratica ancora presente nella filiera. La sua diffusione richiede tuttavia risorse, impianti e condizioni economiche che permettano agli operatori di sostenere il cambiamento.
Il confronto istituzionale ha toccato la redditività degli allevatori, l’aggiornamento delle norme sulle attività agricole connesse e la reciprocità delle regole per i prodotti dei Paesi terzi. Elementi che incidono sulla capacità della filiera di programmare investimenti e competere su un mercato internazionale con costi e standard produttivi differenti.
Uovo, consumi e valore nutrizionale
Il rapporto con il mercato è stato un altro dei punti dell’incontro. Lo chef Davide Oldani ha approfondito il ruolo dell’uovo sul piano gastronomico e nutrizionale, mentre i dati ISMEA hanno contribuito a delineare l’andamento di produzione, prezzi e consumi. Il confronto con Grande Distribuzione e Fuori Casa ha mostrato l’evoluzione delle esigenze di famiglie e operatori. La creazione di valore dipende anche dalla relazione tra i diversi soggetti. Produzione, trasformazione, distribuzione e consumo non sono segmenti isolati, ma parti di un sistema nel quale le scelte di un anello possono influenzare gli altri.
«Come Eurovo - ha commentato Silvia Lionello, direttrice organizzazione e servizi generali di Gruppo Eurovo - crediamo che il valore dell'uovo non possa essere separato dal lavoro e dalle competenze di tutte le persone e le imprese che contribuiscono a produrlo, trasformarlo e portarlo sulle tavole. Per questo riteniamo importante che la filiera abbia una voce riconoscibile e autorevole nel dialogo con le istituzioni e con il mercato. Le sfide che abbiamo davanti, dalla biosicurezza al benessere animale, dall'innovazione alla sostenibilità economica, non possono essere affrontate individualmente: serve una visione condivisa, capace di riconoscere gli investimenti necessari e distribuire il valore lungo tutta la catena. Eurovo, forte della propria esperienza industriale e della propria storia familiare, vuole contribuire a questo percorso facendosi interprete delle esigenze e delle prospettive dell'intero comparto».
Leggi anche
Eurovo, numeri e investimenti nella filiera
La strategia del Gruppo trova riscontro anche nei dati del Bilancio di Sostenibilità 2025. Eurovo conta oltre 75 anni di storia, opera in sette Paesi europei e serve più di 5.000 clienti in oltre 40 Paesi, con ricavi pari a 1,538 miliardi di euro. Il 92% del valore economico generato è stato distribuito agli stakeholder. Sul fronte della sicurezza alimentare, il Gruppo effettua ogni anno oltre 10 milioni di analisi sui prodotti finiti. Per la biosicurezza sono state dedicate 80.000 ore di attività alla squadra interna specializzata. Nel 2025, inoltre, i pulcini acquistati provenienti da sessaggio in ovo sono cresciuti del 18% rispetto all’anno precedente, mentre gli impianti fotovoltaici hanno prodotto 4.411 MWh di energia elettrica.
La Giornata Mondiale dell’Uovo 2026 è stata così occasione per riportare l’attenzione sull’intera filiera avicola italiana. Al centro c’è un sistema che comprende allevamento, ricerca, tecnologia, sicurezza, sostenibilità economica e mercato. Per Eurovo, il confronto con istituzioni e operatori diventa anche nel prossimo futuro uno strumento per sostenere la capacità del comparto di investire e competere, distribuendo valore lungo una catena articolata.

