CAMPANIA WINE
Vino campano, cantine piene e consumi in calo: è tempo di fare sinergia
Campania Wine porta a Napoli 101 aziende e i cinque consorzi regionali, ma riapre anche una domanda sul futuro del settore: ha ancora senso promuovere il vino da solo? La proposta è unire vite, olivo e cereali in "Campania Mediterranea"
Indice
- 1Degustazioni, masterclass e turismo: il vino campano al centro di Napoli
- 2Regione e Comune puntano sul vino tra promozione, turismo e America’s Cup
- 3Campania Wine e la domanda rimasta fuori dal dibattito: come affrontare la crisi del vino?
- 4Dopo Campania Wine, perché non immaginare “Campania Mediterranea”?
- 5L'agricoltura Campania in cifre
La Galleria Umberto I a Napoli, incastonata tra Via Toledo e il Teatro San Carlo, è familiarmente denominata “l’ombrello di Napoli” per come funge da egregio riparo a fronte di piogge improvvise. L’ombrello di Napoli ha gioiosamente accolto un pubblico di wine lovers che ha visitato la terza edizione di Campania Wine, svoltasi il 6 e il 7 settembre.
Degustazioni, masterclass e turismo: il vino campano al centro di Napoli
La manifestazione conferma la crescente attenzione verso il vino campano, capace di coinvolgere non solo gli addetti ai lavori, ma anche appassionati e visitatori interessati a scoprire vitigni, produttori e territori della regione. Nel cuore di Napoli, 101 aziende vitivinicole, rappresentative dei principali areali produttivi campani, hanno animato un racconto collettivo del patrimonio enologico regionale. Dai vini dell’Irpinia e del Sannio a quelli del Vesuvio e dei Campi Flegrei, dalla provincia di Caserta alla Penisola Sorrentina, fino al Cilento e alla Costiera Amalfitana, l’evento ha messo in evidenza la ricchezza di una regione che trova nei vitigni autoctoni e nelle differenze territoriali uno dei suoi principali punti di forza.
Va dato merito alla crescente meritoria sinergia che sempre più vede collaborare la Regione Campania e il Comune di Napoli con i cinque consorzi campani:
- Sannio Consorzio Tutela Vini
- Consorzio Tutela Vini del Vesuvio
- Consorzio Tutela Vini d’Irpinia
- Vitica - Consorzio Tutela Vini Caserta
- Vita Salernum Vites - Consorzio Tutela Vini Salernitani
Campania Wine palesa quanto sia importante lavorare insieme, superando i confini dei singoli territori per presentare la Campania come una grande regione del vino. Accanto al walk around tasting in Galleria Umberto I, forte interesse ha accompagnato anche il programma ospitato al Musap (Museo Artistico Politecnico di Napoli), con masterclass, degustazioni, show cooking e momenti di approfondimento dedicati al patrimonio vitivinicolo regionale.
Regione e Comune puntano sul vino tra promozione, turismo e America’s Cup
Di notevole interesse la dichiarazione di Maria Carmela Serluca, assessora all’Agricoltura della Regione Campania: «Le sinergie istituzionali e di filiera produttiva che hanno accompagnato questa edizione di Campania Wine hanno dimostrato quanto sia importante fare fronte comune per presentare il nostro comparto vino, che è una forza trasversale e investe produzione, cultura, turismo e arte; la manifestazione ha contribuito a costruire «un racconto unitario e identitario ormai parte integrante del tessuto cittadino, rafforzando il ruolo della Campania nel panorama vitivinicolo nazionale e internazionale».
Altrettanto interessante la dichiarazione di Teresa Armato, assessora al Turismo del Comune di Napoli: «Campania Wine è stata un’esplorazione a 360 gradi del mondo del vino e una vetrina per le etichette campane tutelate e promosse dai consorzi. L’iniziativa conferma il valore del lavoro congiunto tra Comune e Regione per incentivare enoturismo e turismo enogastronomico, anche in vista dei flussi turistici collegati all’America’s Cup». Questa terza edizione di Campania Wine segna un ulteriore salto di qualità. Il successo di pubblico, la partecipazione degli operatori, l’attenzione della stampa e il confronto sui temi strategici per il futuro del comparto restituiscono l’immagine di un settore vitivinicolo regionale che sceglie di presentarsi unito.
Campania Wine e la domanda rimasta fuori dal dibattito: come affrontare la crisi del vino?
Ma, sottolineiamolo qui, le due dichiarazioni delle due assessore, sono impegnative e abilitano spunti di riflessione. Nessun cenno alla caduta tendenziale del consumo di vino. Eppure, ad ascoltare alcuni produttori (conversare con tutti i 101 è stato davvero impossibile!), la percezione che il momento sia difficile, tra giacenze in cantina (in cantina a momenti non c’è lo spazio fisico per il vendemmiato 2026!) e mercati world wide poco propensi ad acquisti che in valore e in volume possano essere paragonabili a quelli di un passato anche recente, è parsa vistosa ed evidente. E però non se ne parla. Perché?
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Dopo Campania Wine, perché non immaginare “Campania Mediterranea”?
La Campania è la regione della Dieta Mediterranea che ha una sua gloriosa triade: il grano, l’ulivo, la vite. Insomma, abbiamo Demetra, Atena e Dioniso. Con questi chiari di luna (!): non solo la caduta tendenziale del consumo del nettare di Dioniso, ma anche le turbolenze mondiali, con venti di guerra che non si possono ignorare e con il caro energia che nell’imminenza dell’inverno diverrà problema ancora più gravoso, ha senso, qui in Campania, investire in comunicazione e promozione (soldi pubblici e soldi privati) atte a porre enfasi solo su Dioniso?! O, comunque, separatamente sulle tre divinità senza provare a farle cantare in coro?!
L'agricoltura Campania in cifre
Scioriniamo qualche dato:
- SAU (Superficie Agricola Utilizzata) Campania: 493mila ettari circa; di questi:
- 82mila ettari pertengono a Demetra (frumento duro + frumento tenero + mais)
- 70mila ettari pertengono ad Atena
- 26mila ettari pertengono a Dioniso
(fonte: L'agricoltura nella Campania in cifre 2025 - CREA)
Ribadendo che oggi, in questo così turbolento scenario, le probabilità di sopravvivenza sono alte solo se si sa cantare in coro, altro che Campania Wine, qui si dovrebbe ideare, per poi progettare e infine realizzare in anno 2027..Campania Mediterranea! Si farà Ma certo che no!


