Rendere l'Horeca più attrattivo per le nuove generazioni e migliorare la produttività delle imprese sono due delle sfide principali che attendono il comparto dell'ospitalità italiana. Ne è convinto Manuel Bueno, direttore di HIP Italia, che in un'intervista a Italia a Tavola richiama l'attenzione sulle difficoltà legate ai costi di gestione, alle lunghe ore di lavoro e alle nuove esigenze dei clienti. Questioni che richiedono un cambiamento nel modo di organizzare le attività e che trovano spazio nella prima edizione italiana di HIP - Horeca Professional Expo a BolognaFiere (19-21 ottobre), con l'obiettivo di favorire il confronto tra professionisti e imprese.

HIP, ricordiamo, è una manifestazione internazionale dedicata all'innovazione nella ristorazione e nell'ospitalità, nata dall'esperienza spagnola e approdata per la prima volta in Italia. A differenza delle fiere tradizionali, punta a mettere al centro imprenditori e professionisti, offrendo occasioni di formazione, confronto e sviluppo del business. Fra gli elementi principali della manifestazione figura l'Hospitality 4.0 Congress, un programma di oltre 20 summit tematici e più di 120 sessioni con esperti internazionali, dedicato a digitalizzazione, intelligenza artificiale, sostenibilità, gestione aziendale e nuovi modelli organizzativi, con particolare attenzione alle soluzioni applicabili anche alle piccole realtà del settore.

Intervista a Manuel Bueno

Manuel Bueno, direttore di HIP Italia
Ci spiega la scelta di portare HIP in Italia e, in particolare, a Bologna?

“Crediamo che l'Italia sia un Paese in cui l'ospitalità e la ristorazione hanno un'importanza fondamentale per l'economia nazionale. Abbiamo poi scelto Bologna perché ci troviamo nella Food Valley ed è una città particolarmente importante, sotto tanti punti di vista, per sviluppare un progetto come questo, rivolto a tutto il Paese.”

HIP, un nuovo modello di fiera che mette al centro la conoscenza

Tradizionalmente, le fiere Horeca in Italia sono vetrine di prodotti e forniture. HIP, invece, nasce da un'impostazione diversa, centrata sul business e sulla gestione. Che cosa trova oggi un professionista qui a Bologna che altre fiere non offrono?

“Prima di tutto, questa non è una fiera tradizionale. È un nuovo concept, un format fieristico in cui la conoscenza occupa il ruolo più importante. Il nostro obiettivo è contribuire allo sviluppo e alla trasformazione del settore dell'ospitalità e della ristorazione in Italia. Per farlo, dobbiamo innanzitutto ispirare i professionisti e mettere a loro disposizione gli strumenti necessari per rendere le proprie attività più competitive.”

HIP mette la conoscenza al centro per aiutare le imprese dell'Horeca a diventare più competitive
Gestione dei margini, ricerca del personale, sostenibilità e digitale: qual è oggi la sfida più urgente per chi fa ristorazione o hotellerie in Italia e come può rispondere HIP a questo bisogno?

“Le sfide sono tantissime, ma credo che una delle principali sia rendere il settore più attrattivo per le nuove generazioni, perché abbiamo bisogno di persone motivate a lavorare nell'ospitalità e nella ristorazione. Un'altra questione fondamentale riguarda la gestione delle attività, considerando i costi elevati e le tantissime ore di lavoro necessarie. Dobbiamo quindi migliorare la produttività delle nostre imprese. A tutto questo si aggiunge il cambiamento delle nuove generazioni di clienti, che hanno esigenze differenti e richiedono nuove tipologie di business.”

L'esperienza spagnola e le opportunità per le piccole imprese italiane

Secondo lei, che cosa può imparare l'Horeca italiana dall'esperienza spagnola per crescere senza perdere la propria identità artigianale e tradizionale?

“Credo che l'esperienza spagnola possa essere utile, perché dalla pandemia il nostro settore è cambiato tantissimo. Oggi è più professionale, più digitalizzato e più sostenibile. In Spagna abbiamo compreso quanto l'ospitalità sia importante per l'economia del Paese e penso che, sotto questo aspetto, la situazione italiana sia molto simile. Voi, però, avete una tradizione, quella del Made in Italy, che noi non possediamo nella stessa forma. Per questo ritengo che sia un momento particolarmente importante per il futuro dell'ospitalità italiana.”

Bueno vede nell'esperienza spagnola un riferimento per innovare l'ospitalità italiana, valorizzando il made in Italy
Considerando che l'Italia è fatta soprattutto di piccole realtà, che cosa può portarsi a casa da HIP il piccolo ristoratore o albergatore?

“Tantissime cose. Oggi esistono tecnologie e strumenti organizzativi che in passato erano soprattutto a disposizione delle grandi aziende, ma ai quali possono accedere anche i piccoli ristoratori e imprenditori. Qui presentiamo numerosi casi di successo, legati a tipologie di business molto differenti, e credo che il confronto e la possibilità di lavorare insieme possano fare la differenza per il futuro.”

La prima edizione e il futuro di HIP in Italia

Per chiudere, come sta andando questa prima edizione, sulla base delle prime impressioni? E soprattutto, quali sono i prossimi obiettivi di HIP per il mercato italiano?

“Per noi questo progetto introduce un nuovo concetto di manifestazione fieristica, in cui al centro ci sono l'imprenditore e il professionista del settore, anziché il fornitore o il produttore. Credo che proprio questo farà la differenza. Se vogliamo un comparto capace di cambiare, di diventare più professionale e digitalizzato, e di puntare sulla qualità anziché sulla quantità, HIP è uno spazio, un ecosistema in cui poter fare tutto questo. È quanto abbiamo fatto in Spagna dieci anni fa, contribuendo in maniera importante alla trasformazione del settore, e penso che possa accadere lo stesso in Italia. Siamo soltanto al primo anno e tante persone ci hanno già detto di non aver mai visto un evento come questo dedicato all'Horeca. Ci aspettiamo quindi che molti di coloro che non hanno partecipato a questa edizione possano essere con noi a Bologna il prossimo anno.”