PER PRECAUZIONE

Salmonella nei pomodorini: oltre 800 casi, stop nelle mense di tre Regioni
Emilia-Romagna, Toscana e Puglia hanno adottato misure precauzionali sui pomodorini crudi nelle mense. Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie segnala oltre 800 casi di Salmonella Strathcona dal 2023. In Lombardia controlli senza stop generalizzato. Il nodo è la tracciabilità, mentre le indagini stanno cercando di chiarire l’origine delle contaminazioni e i possibili collegamenti tra i focolai
Indice
- 1Emilia-Romagna, divieto nelle mense dopo 117 casi collegati ai ceppi sotto indagine
- 2Oltre 800 casi in Europa: le indagini portano anche alla Sicilia
- 3Puglia e Toscana fermano i pomodorini, la Lombardia rafforza i controlli
- 4Il caso Valtrompia e il lotto di pomodorini richiamato
- 5Il problema della tracciabilità: che cosa cambia per le aziende delle mense
Ciliegini e datterini crudi fuori dai menu delle mense scolastiche, ospedaliere e assistenziali in diverse regioni italiane. Dopo i focolai di salmonellosi registrati negli ultimi mesi, Emilia-Romagna, Toscana e Puglia hanno introdotto misure precauzionali per limitare la somministrazione dei pomodorini. Non si tratta di un divieto nazionale né di un’allerta indiscriminata contro tutti i pomodori, ma di provvedimenti mirati che coinvolgono soprattutto la ristorazione collettiva, dove vengono serviti contemporaneamente centinaia o migliaia di pasti, spesso a bambini, anziani e persone fragili.
Il problema è però più esteso e soprattutto non è nuovo. Secondo l’ultimo aggiornamento del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), pubblicato il 9 ottobre 2026, dal gennaio 2023 al settembre 2026 sono stati confermati oltre 800 casi di infezione da Salmonella Strathcona ST2559 nell’ambito di un focolaio internazionale ricorrente. Le indagini hanno individuato nei pomodorini una fonte importante delle infezioni, anche se per tutti i casi più recenti non è ancora stata dimostrata la stessa origine alimentare.
Emilia-Romagna, divieto nelle mense dopo 117 casi collegati ai ceppi sotto indagine
Il provvedimento più netto è quello dell’Emilia-Romagna. Con l’ordinanza numero 122 del 22 ottobre 2026, il presidente Michele de Pascale ha disposto la sospensione della somministrazione di pomodorini ciliegini e datterini non sottoposti a cottura in tutte le mense scolastiche, socioassistenziali, ospedaliere e nelle case di cura, gestite da operatori pubblici o privati. La misura resterà in vigore fino a nuova disposizione e riguarda esclusivamente il consumo dei prodotti crudi nei servizi indicati. Non introduce un divieto generale di vendita dei pomodorini.
La decisione è sostenuta dai risultati della sorveglianza genomica condotta dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia-Romagna. Nel periodo 2024-2026 sono stati identificati 112 casi di Salmonella Strathcona ST2559 e altri 5 di Salmonella Typhimurium monofasica ST34, geneticamente associati alle contaminazioni rilevate nei pomodorini e segnalate attraverso il sistema europeo di allerta alimentare. Nell’ordinanza la Regione richiama anche la riunione della task force nazionale del 30 settembre, che aveva evidenziato collegamenti epidemiologici e genomici tra i focolai registrati in Puglia, Lombardia, Lazio e Friuli-Venezia Giulia e il consumo di pomodorini freschi contaminati.
Oltre 800 casi in Europa: le indagini portano anche alla Sicilia
Il fenomeno ha una dimensione internazionale. Nel rapporto del 9 ottobre, l’Ecdc segnala oltre 160 nuovi casi di Salmonella Strathcona ST2559 notificati nel 2026 da dieci Paesi europei: Austria, Danimarca, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Norvegia e Svezia. Il batterio era già stato individuato in precedenti focolai. Le indagini epidemiologiche, microbiologiche e di tracciabilità condotte negli anni scorsi hanno identificato pomodorini prodotti in Sicilia come veicolo di alcune delle infezioni, una conclusione confermata anche da accertamenti effettuati in Austria.
Un particolare significativo emerge dalle verifiche condotte nel novembre 2024 presso un produttore italiano: il ceppo coinvolto nel focolaio era stato individuato in un campione di acqua di irrigazione prelevata da un pozzo. Ulteriori analisi eseguite in Austria avevano successivamente rilevato il medesimo ceppo in pomodorini commercializzati dall’Italia. Per il 2026, tuttavia, l’Ecdc precisa che le indagini sono ancora in corso e che non si può escludere il coinvolgimento di altri alimenti. Il problema resta quindi l’identificazione dell’origine della contaminazione e la sua definitiva eliminazione, non l’attribuzione di responsabilità generalizzate a un intero territorio produttivo.
Puglia e Toscana fermano i pomodorini, la Lombardia rafforza i controlli
Le risposte delle Regioni non sono state identiche. La Puglia è intervenuta già il 2 ottobre, chiedendo la sospensione immediata della distribuzione di pomodoro fresco crudo nelle mense degli asili e delle scuole elementari. Come riferito da RaiNews il 3 ottobre, analoghe indicazioni precauzionali sono state rivolte a ospedali, case di cura e strutture che assistono categorie fragili, con la possibilità di sostituire il prodotto con verdure cotte.
In Toscana, la comunicazione regionale del 22 ottobre ha invece individuato specifiche aree di provenienza. La sospensione riguarda ciliegini e datterini crudi provenienti dalle province siciliane di Ragusa e Caltanissetta, oltre ai prodotti dei quali non sia possibile documentare la provenienza. Il provvedimento interessa le mense scolastiche, ospedaliere, socioassistenziali e le case di cura. I pomodorini interessati possono essere utilizzati previa adeguata cottura, raggiungendo almeno 75 °C al cuore del prodotto. La Regione Toscana, sulla base della valutazione del Ministero della Salute del 16 ottobre, distingue inoltre un rischio basso per la popolazione generale da uno moderato per i gruppi vulnerabili e le collettività. Nel Fiorentino, alcuni focolai hanno coinvolto anche istituti scolastici. In Lombardia, almeno secondo le comunicazioni diffuse il 21 ottobre da ATS Bergamo, la strategia è differente. Non è stato introdotto un divieto generalizzato nelle mense scolastiche, ma sono state avviate attività di sensibilizzazione e raccolta di informazioni presso gli operatori della ristorazione collettiva, per ricostruire la provenienza dei pomodorini destinati al consumo crudo e indirizzare i controlli.
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Il caso Valtrompia e il lotto di pomodorini richiamato
Proprio in Lombardia, un caso significativo è quello delle mense scolastiche della Valtrompia, nel Bresciano, dove a settembre circa 120 persone, in larga parte bambini, erano state coinvolte in un focolaio di salmonellosi. Secondo quanto riferito dal Giornale di Brescia il 29 settembre, Markas, società responsabile del servizio di ristorazione e del centro cottura di Inzino, aveva comunicato che nelle cucine era stato utilizzato un lotto di pomodorini ciliegia successivamente richiamato dal Ministero della Salute per la presenza di Salmonella.
L’azienda aveva precisato che il prodotto era stato sottoposto alle procedure previste di lavaggio e sanificazione. Il riscontro del lotto richiamato non dimostrava, da solo, che quei pomodorini fossero la causa delle infezioni. ATS Brescia aveva avviato gli accertamenti genomici per verificare il possibile collegamento, mentre sulla vicenda era stata aperta anche un’indagine della Procura.
Il caso mostra quanto possa essere complesso risalire all’origine di una contaminazione, anche quando il centro cottura dispone di documentazione sugli alimenti utilizzati.
Il problema della tracciabilità: che cosa cambia per le aziende delle mense
È forse questo l’aspetto più delicato per la ristorazione collettiva. L’ordinanza dell’Emilia-Romagna riconosce esplicitamente le difficoltà di ricostruire tutte le ramificazioni della filiera del pomodoro fresco, fino al punto da non riuscire sempre a identificare con precisione gli operatori coinvolti o a distinguere le diverse fasi di produzione e distribuzione. Per le imprese che gestiscono mense scolastiche e ospedaliere, la questione riguarda quindi tanto la scelta dei fornitori quanto le procedure di controllo e di rintracciabilità delle materie prime. Occorre verificare provenienza e lotti delle forniture, applicare tempestivamente richiami e disposizioni sanitarie, aggiornare le procedure di autocontrollo e modificare i menu quando necessario. La cottura, dove consentita, deve essere adeguata, evitando nel frattempo contaminazioni crociate tra alimenti, superfici e attrezzature.
È importante anche distinguere la responsabilità di chi produce da quella di chi distribuisce e somministra. Un problema emerso in una filiera non significa che tutti gli operatori agricoli di un territorio offrano prodotti insicuri. Allo stesso modo, il semplice rispetto delle procedure di lavaggio in una cucina non può sostituire i controlli sull’origine e sulla sicurezza delle materie prime.
La vicenda dei pomodorini ricorda che la sicurezza alimentare non comincia quando un alimento entra in cucina, ma molto prima, durante la produzione, la raccolta, il confezionamento e la distribuzione. Per la ristorazione collettiva, che serve quotidianamente milioni di persone, questa non è una distinzione teorica. È la condizione necessaria per prevenire i problemi, intervenire rapidamente quando emerge un rischio e non trasformare ogni contaminazione in un’emergenza che coinvolge intere comunità.

