LEGGERE IL CIBO/6

Il cibo sembra più sano in etichetta? Attenzione alle parole
"Naturale", "light", "artigianale", "km 0" e "senza zuccheri aggiunti" sono parole capaci di influenzare le scelte, ma non hanno tutte lo stesso peso normativo. Alcune indicano requisiti precisi, altre lasciano maggiore spazio all'interpretazione. Ecco cosa significano davvero i principali claim presenti sulle etichette alimentari
Indice
- 1Nota per la lettura
- 2Zuccheri naturali e zuccheri aggiunti: la differenza conta in etichetta
- 3"Light" indica una riduzione, ma non significa automaticamente più sano
- 4Fibre, un claim che deve rispettare valori precisi
- 5Poco sale: il claim è ammesso solo entro una soglia definita
- 6"Naturale" è una parola potente, ma senza un significato unico
- 7Il biologico ha regole e controlli, non è solo una promessa commerciale
- 8"Senza conservanti" non significa necessariamente senza trattamenti
- 9"Artigianale" non ha una definizione unica e può cambiare significato
- 10Km 0, una promessa commerciale senza una distanza stabilita per legge
- 11Filiera corta, meno intermediari ma non automaticamente più qualità
Un alimento può comunicare molto prima ancora di essere assaggiato. Parole come "naturale", "light", "senza zuccheri aggiunti", "biologico", "artigianale" o "km 0" compaiono sulle confezioni e nella comunicazione dei prodotti e orientano le scelte del consumatore. Ma dietro queste espressioni non c’è sempre lo stesso significato: alcune sono disciplinate da requisiti precisi, altre hanno confini meno definiti e possono risultare più evocative che informative. La lettura dell’etichetta diventa così il primo strumento per capire cosa c’è realmente dietro le parole utilizzate per presentare un alimento. La lettura dell’etichetta, affrontata anche attraverso le informazioni nutrizionali e i criteri che permettono di riconoscere la qualità di un prodotto, porta ora a interrogarsi sul linguaggio con cui gli alimenti vengono raccontati. Anche la sicurezza passa infatti dalle informazioni che il consumatore trova sulla confezione, ma un claim non coincide necessariamente con una garanzia: bisogna capire quali requisiti ci siano dietro una determinata espressione. È lo stesso principio emerso affrontando il tema dell’origine: «prodotto in Italia» non significa automaticamente che tutte le materie prime siano italiane. Allo stesso modo, parole come "naturale", "artigianale" o "km 0" possono avere significati diversi da quelli che il consumatore attribuisce loro d’istinto. Dagli zuccheri alle fibre, dal sale al biologico, passando per «senza conservanti», «artigianale» e «filiera corta», orientarsi tra queste diciture significa quindi distinguere ciò che la normativa definisce da ciò che il marketing suggerisce. E capire che una parola sulla confezione può avere un peso preciso, ma anche un significato molto diverso da quello che il consumatore è portato spontaneamente ad attribuirle.
Nota per la lettura
Le “scene” Unesco che seguono possono essere lette singolarmente, come intermezzi narrativi, oppure tutte insieme, come frammenti di un’unica vicenda. I personaggi che ricorrono - il Tenente Riva, l’Ispettrice Setta e la PM Federica - non sono figure simboliche, ma portatori di uno sguardo: quello di chi la tutela alimentare la esercita sul campo.
Zuccheri naturali e zuccheri aggiunti: la differenza conta in etichetta
In una cucina italiana, la nonna prepara marmellata di prugne. Il nipote assaggia e dice: «È dolcissima!» La nonna risponde: «Non ho aggiunto zucchero. È la frutta che parla». La cucina italiana insegna che la dolcezza può venire dalla natura, non dagli zuccheri aggiunti.
31. Che cosa significa “senza zuccheri aggiunti”?
Vuol dire che non sono stati aggiunti zuccheri durante la produzione, ma il prodotto può contenere zuccheri naturali. Il claim è regolato dal Reg. (CE) 1924/2006. Sono vietati zuccheri aggiunti come saccarosio, glucosio, miele, sciroppi. Sono però ammessi gli zuccheri naturalmente presenti negli ingredienti (es. frutta). Se il prodotto contiene dolcificanti, deve essere indicato.
Nota di lettura biologica
Le indicazioni nutrizionali presenti in etichetta si basano su valori medi di riferimento. Le evidenze della nutrigenetica mostrano tuttavia come la risposta ai nutrienti possa variare sensibilmente da individuo a individuo, rendendo queste informazioni uno strumento di orientamento e non una regola valida in modo assoluto.
"Light" indica una riduzione, ma non significa automaticamente più sano
Una donna corre sul lungomare, poi apre uno yogurt “light”. La voce narrante dice: «Leggero sì…ma sempre da leggere». La leggerezza non è una promessa: è un dato da verificare.
32. Che cosa significa “light”?
Che il prodotto ha almeno il 30% in meno di calorie o di un nutriente rispetto alla versione normale. Il termine “light” è un claim nutrizionale regolato. La riduzione deve essere chiaramente specificata (es. “-30% di grassi”). Non significa automaticamente “più sano”: spesso i prodotti light contengono più additivi o zuccheri.
Fibre, un claim che deve rispettare valori precisi
Il fornaio mostra un pane scuro appena sfornato. Una cliente chiede: «È integrale davvero?» Lui risponde: «Le fibre non si inventano. Se ci sono, si leggono in etichetta».
Che cosa significa “ricco di fibre”?
Che il prodotto contiene una quantità significativa di fibre. Per legge, “ricco di fibre” significa almeno 6 g di fibre per 100 g (o 3 g per 100 kcal). È un claim regolamentato e verificabile analiticamente.
Nota di lettura biologica
Le indicazioni nutrizionali presenti in etichetta si basano su valori medi di riferimento. Le evidenze della nutrigenetica mostrano tuttavia come la risposta ai nutrienti possa variare sensibilmente da individuo a individuo, rendendo queste informazioni uno strumento di orientamento e non una regola valida in modo assoluto.
Poco sale: il claim è ammesso solo entro una soglia definita
La nonna assaggia la minestra: «Poco sale, ma tanto sapore». Il nipote legge il brodo pronto: «C’è scritto “basso contenuto di sale”». La tradizione incontra la consapevolezza moderna.
34. Che cosa significa “a basso contenuto di sale”?
Che il prodotto contiene poco sale rispetto agli standard. Il claim “a basso contenuto di sale” è ammesso solo se il prodotto contiene meno di 0,12 g di sodio (0,3 g di sale) per 100 g/ml. È un parametro oggettivo e controllabile.
"Naturale" è una parola potente, ma senza un significato unico
Una cascata, un paesaggio italiano. La voce narrante dice: «Naturale come la nostra terra». Una donna legge l’etichetta: «Naturale sì… ma cosa vuol dire davvero?» La parola “naturale” suggestiona, ma non sempre spiega.
35. Che cosa significa “naturale”?
Un termine molto usato, ma non sempre chiaro: può indicare un prodotto poco lavorato o senza additivi. “Naturale” non ha una definizione unica nella normativa alimentare, tranne in casi specifici (es. “aroma naturale”). Può essere usato in modo ambiguo e deve comunque rispettare il divieto di pratiche ingannevoli.
Il biologico ha regole e controlli, non è solo una promessa commerciale
Un contadino mostra le zucchine a un gruppo di bambini. «Queste sono biologiche: niente pesticidi chimici». Una bambina chiede: «E come lo so al supermercato?» «C’è scritto in etichetta, con il marchio europeo».
36. Che cosa significa “biologico”?
Che il prodotto è stato ottenuto seguendo regole che limitano pesticidi e sostanze chimiche. Il BIO è regolato dal Reg. (UE) 2018/848. Prevede divieti e limitazioni su pesticidi, fertilizzanti di sintesi, OGM e additivi. Le aziende sono sottoposte a controlli annuali da parte di organismi di certificazione.
Nota di lettura biologica
Le indicazioni nutrizionali presenti in etichetta si basano su valori medi di riferimento. Le evidenze della nutrigenetica mostrano tuttavia come la risposta ai nutrienti possa variare sensibilmente da individuo a individuo, rendendo queste informazioni uno strumento di orientamento e non una regola valida in modo assoluto. L’etichetta costruisce una promessa che appare valida per tutti. La nutrigenetica introduce però una frattura in questa narrazione: il corpo che consuma non è mai identico a quello immaginato dal messaggio. La stessa informazione nutrizionale può produrre effetti diversi a seconda del profilo biologico individuale, mostrando come l’etichetta rappresenti una scena semplificata, necessaria, ma non completa.
"Senza conservanti" non significa necessariamente senza trattamenti
La nonna versa la passata nei barattoli sterilizzati. «Solo pomodori e calore. Nessun conservante». Il nipote confronta un sugo pronto: «Anche qui c’è scritto “senza conservanti”». La nonna sorride: «Leggi bene l’etichetta».
37. Che cosa significa “senza conservanti”?
Che non sono stati aggiunti conservanti chimici. Il claim è ammesso solo se non sono stati aggiunti conservanti tra gli additivi autorizzati (es. sorbati, benzoati). Il prodotto può comunque essere conservato con altri metodi: pastorizzazione, sterilizzazione, atmosfera modificata, congelamento.
"Artigianale" non ha una definizione unica e può cambiare significato
Il gelataio mescola lentamente la crema. Una turista chiede: «È artigianale?» Lui risponde: «Non basta dirlo. Bisogna farlo». L’artigianalità è un valore, ma anche una responsabilità.
38. Che cosa significa “prodotto artigianale”?
Che è stato realizzato con metodi tradizionali o in piccole quantità. Non esiste una definizione unica a livello europeo. Alcune normative regionali o settoriali definiscono requisiti specifici (es. gelato artigianale). L’uso improprio può essere considerato ingannevole.
Km 0, una promessa commerciale senza una distanza stabilita per legge
Un contadino posa sul banco pomodori ancora pieni di terra. Una signora chiede: «Sono km 0?» Lui risponde: «Li ho raccolti stamattina dietro quella collina». La filiera corta diventa gesto quotidiano.
39. Che cosa significa “km 0”?
Che il prodotto proviene da un luogo vicino al punto vendita. Non esiste una distanza ufficiale definita dalla legge. È un concetto commerciale che indica filiera corta e riduzione dei trasporti. Deve comunque essere veritiero e documentabile.
Filiera corta, meno intermediari ma non automaticamente più qualità
Il casaro consegna il formaggio direttamente al turista. «Dal produttore al consumatore». Una scena semplice che racchiude un principio antico: meno passaggi, più trasparenza.
40. Che cosa significa “filiera corta”?
Che ci sono pochi passaggi tra produttore e consumatore. La filiera corta riduce gli intermediari e può migliorare trasparenza e freschezza. È spesso associata a mercati locali, gruppi di acquisto e vendita diretta. Non implica automaticamente qualità superiore, ma maggiore controllo.
- 1A - Additivi alimentariSostanze aggiunte agli alimenti per migliorarne conservazione, stabilità, colore o sapore. Sono identificati da sigle “E” seguite da un numero. La loro presenza deve essere sempre dichiarata in etichetta.
- 2A - AllergeniSostanze o ingredienti che possono provocare reazioni allergiche. Devono essere indicati in modo evidenziato (grassetto, maiuscolo, colore) nella lista ingredienti.
- 3B - BiologicoProdotto ottenuto secondo il Reg. (UE) 2018/848, senza pesticidi di sintesi e con controlli certificati. L’etichetta deve riportare il logo europeo e l’organismo di controllo.
- 4C - Claim nutrizionaliDichiarazioni come “ricco di fibre”, “senza zuccheri aggiunti”, “a basso contenuto di grassi”. Sono regolati dal Reg. (CE) 1924/2006 e devono rispettare criteri precisi.
- 5C - Claim salutisticiDichiarazioni che collegano un alimento a un beneficio per la salute (“il calcio contribuisce alla salute delle ossa”). Ammessi solo se autorizzati dall’EFSA.
- 6C - CagliataProdotto intermedio della lavorazione del latte. Può essere fresca o congelata. L’uso di cagliata congelata deve essere dichiarato quando previsto dal disciplinare.
- 7D - Dop / IgpDenominazioni europee che certificano origine e metodo di produzione.
Dop: tutte le fasi devono avvenire nella zona geografica.
Igp: almeno una fase deve avvenire nella zona indicata. - 8E - Etichetta ambientaleIndicazioni obbligatorie sulla corretta gestione degli imballaggi (dal 2023). Specifica materiali e modalità di smaltimento.
- 9F - Fascetta di Stato (Vino Docg)Sigillo numerato che certifica l’autenticità del vino Docg. Riporta codice, lotto e informazioni sull’imbottigliatore.
- 10I - IngredientiElenco obbligatorio di tutte le sostanze presenti nel prodotto, in ordine decrescente di quantità. Include additivi, aromi, coadiuvanti tecnologici.
- 11L - LottoCodice che identifica un gruppo di prodotti ottenuti nelle stesse condizioni. Fondamentale per la tracciabilità e i richiami.
- 12O - OrigineIndica il Paese in cui è avvenuta la produzione o la coltivazione. “Origine Italia” ≠ “Italiano”: la prima è normativa, la seconda è evocativa.
- 13P - Panel test (Olio Evo)Valutazione sensoriale obbligatoria per classificare l’olio extravergine. Identifica difetti e conferma la categoria merceologica.
- 14R - Residui fitosanitariTracce di prodotti usati in agricoltura. Devono rispettare i limiti massimi (LMR). Non esiste il concetto normativo di “residuo zero”.
- 15S - Shelf lifeDurata commerciale del prodotto. Determina la data di scadenza o il TMC (termine minimo di conservazione).
- 16S - Solfiti (Vino)Additivi antiossidanti. Devono essere dichiarati quando superano 10 mg/l.
- 17T - TracciabilitàSistema che permette di ricostruire la storia del prodotto: origine, trasformazione, distribuzione. Obbligatoria per tutte le filiere alimentari.
- 18T -Tmc / ScadenzaTmc: “Da consumarsi preferibilmente entro”, indica qualità.
Scadenza: “Da consumarsi entro”, indica sicurezza. - 19U - Ue / Non UeIndicazione obbligatoria per miscele di oli, miele, ortofrutta e altri prodotti. Specifica se le materie prime provengono da Paesi dell’Unione o da Paesi terzi.
Il presente contributo è frutto esclusivo del lavoro di studio, approfondimento e ricerca personale dell'autore, nell'ambito della propria attività pubblicistica e di saggistica scientifica svolta a titolo totalmente gratuito e senza alcun compenso o utilità economica. Le opinioni, le analisi e le interpretazioni normative contenute nel testo esprimono unicamente il punto di vista personale dell'autore e non impegnano, né rappresentano o riflettono in alcun modo, le posizioni ufficiali, gli orientamenti o le linee d'azione dell'Amministrazione pubblica di appartenenza. Il testo ha una finalità esclusivamente informativa e divulgativa. L'autore e la redazione non rispondono di eventuali imprecisioni involontarie, refusi o successivi mutamenti del quadro legislativo. Per l'applicazione pratica delle norme, l'analisi dei casi specifici e i corretti adempimenti di legge all'interno delle singole realtà aziendali, gli operatori sono tenuti a fare riferimento ai testi normativi ufficiali e a rivolgersi a consulenti e professionisti abilitati del settore.
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