Quando è nata l'arte della produzione del burro? La risposta affonda le sue radici nei secoli, come testimoniano numerosi siti dell'English Heritage, come rivela la storica dell'alimentazione Dr.ssa Annie Gray. La storia del burro risale alla preistoria, quando le persone dovevano essere creative nella scelta degli ingredienti, adattandosi al clima locale. Il processo di produzione del burro esiste fin dal Neolitico, nascendo nei climi più freddi del nord, mentre le regioni mediterranee e più a sud tendevano ad avere culture basate sull'olio d'oliva e altri derivati. Queste differenze alimentari hanno persino creato divisioni culturali tra nord e sud. Gli antichi greci si riferivano agli abitanti del nord Europa come a umili "mangiatori di burro", mentre i buddisti giapponesi li rimproveravano chiamandoli "puzzolenti di burro" per la loro dipendenza dai latticini. Prima il burro veniva prodotto da marzo fino a settembre circa. Ma i cambiamenti nell'allevamento bovino e il miglioramento delle razze di bovini nel XVIII secolo hanno fatto sì che le mucche potessero essere munte tutto l'anno, mentre i progressi nella tecnologia casearia hanno permesso di produrre burro di migliore qualità.

Da riserva di grasso a ingrediente gourmet: oggi il burro è anche nelle grandi cucine
Il burro è diventato sempre più un prodotto a sé stante

Il burro in Italia, da sottoprodotto dei formaggi a ingrediente

La produzione di burro anche in Italia ha radici antiche, soprattutto nelle regioni del Nord, dove l'allevamento di bovini da latte si è sviluppato in modo strutturato fin dal Medioevo. Nelle zone alpine e prealpine, il burro veniva inizialmente creato come sottoprodotto della produzione casearia, ottenuto dalla scrematura naturale della panna dal latte destinato ai formaggi più antichi e stagionati, come il Parmigiano Reggiano e il Grana Padano.

Burro e nutrizione: cosa contiene davvero

Il burro italiano è stato spesso oggetto di controversie nutrizionali, il burro merita particolare attenzione per il suo acido butirrico, un acido grasso a catena corta, che fornisce energia direttamente ai mitocondri e favorisce la produzione di Gaba, il neurotrasmettitore responsabile dell'equilibrio e del rilassamento, senza acidificare lo stomaco. Il burro è definito come "il prodotto con un contenuto di grassi del latte non inferiore all'80% ma inferiore al 90%, un contenuto massimo di acqua del 16% e un contenuto massimo di solidi non grassi del latte del 2%  " (Regolamento UE 1308/13).

La composizione del burro

Secondo i dati ufficiali di CREA, il burro fornisce circa 758 kcal per 100 g, con una composizione media pari a:

  • grassi totali, 83,4 g;
  • acidi grassi saturi, 54,20 g;
  • acidi grassi monoinsaturi, 26,35 g;
  • acidi grassi monoinsaturi, 3,05 g;
  • Vitamine liposolubili. Vitamina A (930 μg, rispetto a un Valore Nutritivo di Riferimento (VNR) di 800 μg) ed E (2,4 mg, rispetto a un Valore Nutritivo di Riferimento di 12 mg). (VNR definiti nell'allegato XIII del Regolamento UE n. 1169/11).

Il burro è naturalmente privo di carboidrati e contiene solo tracce di proteine. Il suo valore nutrizionale si apprezza attraverso il consumo regolare di piccole quantità di burro crudo e risiede essenzialmente nella presenza di acidi grassi a catena corta e media, tra cui l'acido butirrico, nonché nella sua ricchezza di vitamina A e nel suo ruolo di fonte di vitamina E. L'acido butirrico (C4) è un acido grasso a catena corta naturalmente presente nei grassi del latte, in particolare nel burro, dove rappresenta circa il 3-4% degli acidi grassi totali. Numerosi studi scientifici indicano che il butirrato svolge un ruolo chiave nel metabolismo energetico mitocondriale, agendo come substrato energetico preferenziale per i colonociti (cellule epiteliali del colon) e contribuendo alla regolazione dell'asse intestino-cervello.

Da riserva di grasso a ingrediente gourmet: oggi il burro è anche nelle grandi cucine
Il valore nutrizionale del burro si apprezza attraverso il consumo regolare di piccole quantità e risiede essenzialmente nella presenza di acidi grassi a catena corta e media,

A differenza di altri acidi grassi, il butirrato esercita effetti metabolici specifici senza acidificare l'ambiente gastrico. Recenti evidenze scientifiche dimostrano che il butirrato:

  • supporta l'integrità della barriera intestinale, promuovendo la funzione delle giunzioni strette e riducendo la permeabilità intestinale. Uno studio clinico del 2025 ha dimostrato gli effetti protettivi acuti del butirrato sulla permeabilità intestinale transcellulare in pazienti con sindrome dell'intestino irritabile
  • contribuisce alla neuroprotezione attraverso molteplici meccanismi che includono: modulazione della neuroinfiammazione mediata dalla microglia, ripristino del microbiota intestinale e inibizione della via di segnalazione nell'asse intestino-cervello: l'assunzione alimentare di butirrato è associata a un miglioramento delle funzioni cognitive negli anziani, mentre la sua azione centrale può migliorare la permeabilità intestinale e la sensibilità viscerale attraverso la segnalazione dei cannabinoidi;
  • supporta il metabolismo energetico cerebrale, e recenti studi hanno dimostrato il potenziale del butirrato nel trattamento delle malattie neurodegenerative, tra cui l'Alzheimer e il Parkinson, attraverso meccanismi che coinvolgono l'inibizione dell'HDAC, la modulazione antinfiammatoria e il mantenimento dell'integrità della barriera emato-encefalica.

Burro di affioramento o centrifugato: cosa cambia

Il metodo di produzione distingue due categorie principali di burro:

  • Burro di panna:  ottenuto da latte di allevamento intensivo e derivato dalla panna che affiora naturalmente dal latte crudo riscaldato, spesso utilizzato nella produzione di formaggi DOP, presentando un profilo aromatico più complesso e una minore stabilità ossidativa, avendo subito il riscaldamento dei grassi, con effetti infiammatori dell’intestino.
  • Burro centrifugato introdotto nel XIX secolo, ottenuto da latte di allevamento al pascolo,  separandolo dalla panna fresca non riscaldata per centrifugazione subito dopo la mungitura, caratterizzato da maggiore freschezza, un profilo sensoriale definito e minore acidità e quasi nessuna ossidazione dell’intestino, olltre ad avere betacarotene, omega 3

I migliori prodotti sul mercato sono provenienti da Irlanda e va Baviera, mediamente con caratteristiche superiori al nostro burro centrifugato a freddo di malga (o altri che dichiarano la centrifugazione a freddo).

Dal senza lattosio al ghee: quanti tipi di burro esistono

Negli ultimi decenni sul mercato italiano sono arrivati anche i seguenti prodotti:

  • Burro senza lattosio: prodotto mediante idrolisi del lattosio residuo, mantiene inalterata la frazione lipidica ed è adatto alle persone con intolleranza al lattosio;
  • Burro chiarificato (ghee). Ottenuto mediante la rimozione dell'acqua e delle proteine del latte attraverso un riscaldamento controllato, è caratterizzato da una maggiore stabilità termica, dalla quasi totale assenza di lattosio e caseina e da una lunga durata di conservazione.
Da riserva di grasso a ingrediente gourmet: oggi il burro è anche nelle grandi cucine
Il burro chiarificato è caratterizzato da una maggiore stabilità termica, dalla quasi totale assenza di lattosio e caseina e da una lunga durata di conservazione

Come scegliere il burro giusto in cucina

Il burro italiano è un prodotto che va oltre la sua semplice funzione culinaria. Rappresenta espressione dell'allevamento e della biodiversità locale, ingrediente chiave della tradizione gastronomica e fonte di lipidi funzionali di crescente interesse scientifico.

Capace di insaporire qualsiasi cosa, da una semplice fetta di pane tostato a dolci elaborati, il burro è un ingrediente fondamentale in ogni casa. Da un punto di vista gastronomico, la scelta migliore è quella di un burro di centrifuga e non di un burro di affioramento che può avere un punto di acidità più elevato e, di conseguenza, portare quest’ultima alla salsa, cosa che non è ottimale e, in alcuni, casi produrre anche un affioro di formaggio.

Sono molteplici i possibili utilizzi del burro in cucina
Sono molteplici i possibili utilizzi del burro in cucina

Dal risotto alla pasta: il burro torna protagonista in cucina

Il burro svolge molteplici ruoli:

  • Strutturale: la cristallizzazione dei grassi permette di dare corpo agli impasti e stabilità ai lievitati
  • Cremosità e friabilità: nelle frolle, nelle creme e nelle torte, conferisce morbidezza e scioglievolezza in bocca
  • Aromatica: arricchisce il bouquet sensoriale, con note dolci e lattiche
  • Conservativa: rallenta la secchezza e mantiene la freschezza grazie al suo potere emulsionante nei confronti dell'acqua
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La utilizzazione del burro ha conosciuto alcuni gra i piatti più iconici del mondo gourmet:

  • Spaghettino con burro, limone e capperi (dello chef Vincenzo Pietroluongo): sciogliere un burro di alta qualità (come quello di Normandia), uniscilo a sfumature di limone leggermente bruciato per dare nota amara e profumo, e guarnisci con capperi soffiati croccanti.
  • Risotto con burro acido e tonno affumicato (dello chef Luigi Pomata): mantecare un risotto di grande qualità, usando un burro acido fatto in casa o di malga, completando il piatto con tocchi di tonno affumicato e lamponi aciduli o pompelmo rosa
  • Burro montato all'aglio arrosto: Lavora il burro a temperatura ambiente con acqua frizzante e aglio arrosto in forno, arricchendolo con limone candito per spalmarlo su crostini caldi.
  • Pasta al burro mantecata a freddo (dello chef Andrea Antonini): si usa un'emulsione con l’acqua di cottura dell'amido, parmigiano stagionato e una noce di burro noisette (nocciola) aromatizzata con albedo di limone
Da riserva di grasso a ingrediente gourmet: oggi il burro è anche nelle grandi cucine
Pasta al limone e burro